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Carlo Molinaro

~ poesie e altre cose

Carlo Molinaro

Archivi tag: cose di dentro

La domanda

26 martedì Lug 2022

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cose di dentro, riflessioni

Guardo i tuoi denti bianchi in un sorriso
con in braccio il bambino di un’amica
a Mondovì, anche gli occhi sorridono
nella fotina al volo del telefono.

Agosto del ’18, ci eravamo
da poco conosciuti ma già lunga
era l’intimità, la confidenza.

So quanto stupida è questa domanda
eterna, universale:
ma ogni volta che brucia si rifà:
perché vince il male?


Scritta nel 2022.

Fioca luce

25 mercoledì Mag 2022

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cose di dentro, scenari

la poesia dove scrivi della vita
che Mai dovrà varcare quella soglia
dove si scorge una fioca luce calda…
Impostore!

l’hai illustrata con una foto allo specchio
a lume di candela, nella casa
di corso Belgio, è una bella foto:
la fioca luce calda rischiara
il tuo volto duplicato nello specchio, in cui
è duplicata anche la fiammella:
eravamo insieme, ti ho aiutata
a scattare la foto, a elaborarla:
oh, l’idea ce l’aveva data l’Enel
non ti aveva ancora allacciato la corrente:
per questo, non per romanticismo
stavamo a lume di candela:

erano le ultime sere prima del tuo chiuderti
in una solitudine lunghissima
e poi

(sono stato l’impostore, la soglia, lo specchio
o molto meno, nulla? di certo
non capivo mai niente, me lo dicevi tu)


Scritta nel 2022.

Dasein

14 sabato Mag 2022

Posted by carlomolinaro in poesie

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cose di dentro, scenari

Una doccia, la roba in lavatrice, la guardo
girare nell’oblò, ricordo una volta
che t’eri incantata tu a guardarla, adesso
la lavatrice è qui, gira ancora, tu no.

Ho messo, nel risciacquo, del bicarbonato.
Volevi panni lindi, senza odori.
Perché io scrivo queste stupidaggini?
Non so. C’è vuoto. L’essere non è.


Scritta nel 2022.

Dissipazione

19 martedì Apr 2022

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amore e morte, cose di dentro, scenari

Sei partita. Mi osservo decadere:
è più lungo il mio soggiorno. Non dico
manchi bellezza in quest’isola sferica
che tra altre sfere rotola nel vuoto.

Non manca: ma ogni incanto è assottigliato
in esile pellicola, non basta
ad avvolgere il grumo del dolore
questo miraggio d’acque, di riflessi.

Un sopore, o sensazioni forti
primarie, erotiche, vulve allargate
come vele, un rivolo di sperma
fra un seno e un ombelico, può sospenderlo.

O una rabbia, un sanguinare. Rivendica
la carne il suo dominio, il cordone
che nutre e tiene in schiavitù il pensiero:
vola in astratti cieli! – finché pulso.

“Ogni incanto”, “miraggio d’acque” – smettila!
Le tue finzioni cessano al cessare
della trachea, del fegato. L’eterno
è silenzioso, umile, nascosto.

Sei partita. Mi osservo decadere.
Qualche cosa, nel tempo, devo fare:
rivederti salire fra i rami degli alberi,
allungare radici in speranze di falde.


Scritta nel 2022.

Serale

17 domenica Apr 2022

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amore e morte, cose di dentro, scenari

Il rimpianto della tua filigrana
mi fa apparire l’arte grossolana:
la nostalgia di te così fina
– porcellana, fragranza mattutina.

Perché ti sei perseguitata tanto?

Alla finestra ho lasciato che la notte
venisse: come sono fuggitivi
– eterni – i colori del crepuscolo!

Ho nella testa voci stereofoniche
da punti nuovi, scrivendo imbroglio i tasti.
Una bambina tra un orecchio e la nuca
poco fa mi gridava, in sussurri, qualcosa.

Negli occhi ho una culla vuota, un banco
di scuola vuoto, un orto vuoto, un prato
vuoto, vedo il tratto lacerato
in ogni traccia di tempo e di spazio
anche dove non sono mai stato.

Mi butto sul letto. La casa è cambiata
ma il letto è quello dove t’ho abbracciata:
nelle mia braccia ti sei rannicchiata
allora – ora ti cerco ed è impossibile.

Come nessuno ci siamo parlati
e un poco so, un poco so con paura
perché ti sei perseguitata tanto.
“Se sai ma non è tuo, potrai averne cura”
mi dicevi con ultime, nitide, parole.

Non nitide le mie. È grossolana
la mia mente colpita, la tua filigrana
è meglio se la lascio raccontare
all’ingemmata erba, al bosco, al mare.


Scritta nel 2022.

Nimis

17 domenica Apr 2022

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amore vissuto, cose di dentro

Fin dal primo giorno, non è un modo di dire
fin dal primo sguardo, dalle prime parole
dal primo giro su stradine di campagna
è stato chiaro che nulla era facile:
e verso sera in quel primo giorno insieme
ti ho accompagnata dal tuo psichiatra
che è una cosa abbastanza originale
per un primo giorno insieme.

È stato chiaro che nulla era facile
ed è stato chiaro che io m’innamoravo
fin dal primo giorno, ma non è una scusante:
mi potevo astenere, allontanarmi
o tu potevi allontanarti, invece
ci siamo avvicinati, così dopo qualche mese
tu mi hai concesso di viverti accanto
e io non ti ho preservata dal male.


Scritta nel 2022.

La fede del cane

17 domenica Apr 2022

Posted by carlomolinaro in poesie

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cose di dentro, scenari

non è che non la sento primavera:
i panni colorati, il verde nuovo
mi colma di rincorse, di respiro:
non è per debolezza che sto fermo
lasciando che soltanto il cuore salti
per i campi del sogno e del ricordo:

sto fermo ad aspettarti, in ogni luogo
vegliando pronto, con i sensi tesi
e nessuna ragione da spiegare
né qualcosa da fare:

è semplice, sto fermo ad aspettarti
con la fede del cane che rimane
quando i parenti sono andati via
sul confine di ghiaia del cancello:
pulsano, sotto, vene di radici:
faranno scudo al buio della notte


Scritta nel 2022.

Ipoludio

23 mercoledì Mar 2022

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cose di dentro, scenari

I.

Non riuscirete a delimitare l’abisso
col nastro bianco e rosso
dei vostri delitti e dei vostri cantieri.
Non riuscirete a
mettervi in sicurezza.

«Non era possibile.
Non era nostro compito.
Non è colpa nostra!»

Alla luce improvvisa che s’accende
veloci blatte sparite nei buchi
di coscienze rattoppate
cartonati di saggezza
ologrammi di buonsenso
a perdita d’occhio le quinte di bontà.

Che fosse o non fosse possibile.
Che fosse o non fosse mio compito.
È colpa mia.

Lo schianto crepa il timpano del tempio
e inclina le colonne del teatro.
La pazienza di Nemesis trascende
i cori in musichetta dei call center.

«Elaboriamo il lutto, brainstormiamo
un seminario ad appianare tutto.»

Né s’elabora né appiana.
Cade e ricade il sangue senza fine
da quando un uomo lo sottrasse al Caos
innocente terribile. Gli diede
valore, per poterlo calpestare.

Nemmeno esiste il lutto, esiste Hybris
e chiama dalle ossa dilaniate.
Ascolto e attendo, qui mi fermo, voi
fate come vi pare.

II.

Non fu sottratto veramente al Caos
il sangue: ne fu fatto copia/incolla
con un rudimentale vecchio software
sopra fogli di senso, di legami
a cui fu dato nome realtà:
un nome, appunto, realtà, perché
la si potesse riconoscere. Il Caos
immune a ogni germe del bisogno
di riconoscimento, senza specchi
continuò a scandire: né sensi
né legami gli servono, s’insinua
in pomeriggi di fauni postmoderni
e guida glandi in vulve o in ani, bocche
su bocche, su capezzoli, benché
filosofie e poesie l’intralcino
spesso in scontri fatali. Ma questo
non ci interessa, noi siamo linguaggio
e come del cervello la corteccia
conta per noi della vita e della morte
la veste di parole, sottile, arbitraria
quanto basta per credersi
brevemente, accidentalmente libera.

Questa veste talvolta uccide prima
che il Caos, senza sapere, dia alla morte
il suo turno nel giro. Da scheletri d’insetti
(indenni, tranne se li contempliamo
d’ogni angoscia o dolore)
né Hybris chiama né attende Nemesis:
l’increata divina che credere creata
da noi è intollerabile, rimane
in altri spazi. Ma, ripeto, questo
non ci interessa, noi siamo linguaggio
che muore come animale al macello.

III.

S’io fossi gatto m’acciambellerei
e la tua morte dimenticherei
come la mia. Discorso vano: sono
uomo e urla da ossa dilaniate
di donna Hybris, il taglio nell’anima
(che esista o non esista è irrilevante)
mi è pena e mi consola, non governo
il Caos ma porto a Nemesis nell’ombra
con i migliori colpi di timone
il fantasma di nave naufragata
nei cui fasciami un sole immaginario
eterno si nasconde. Sia o non sia
possibile, sia o non sia mio compito
è mia colpa, io qui mi fermo, voi
fate come vi pare.


Scritta nel 2022.

Il fischio

09 mercoledì Mar 2022

Posted by carlomolinaro in poesie

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cose di dentro, scenari

Quand’esci di stazione dopo il treno
che ha portato chi non ritornerà
quella in cui esci non è la città
di prima: era la tua, lo era: adesso
non la conosci, vorresti andar via
com’è andata via lei – perché rimani
se a lei è stata così inospitale?

La pura carne come il puro spirito
fugge al dire. Potrà venire a noia
quest’infangare parole nel mezzo
cercando appiglio, pretesto, rappezzo.

Allora sì, bisognerà partire.


Scritta nel 2022.

Allucinazione

23 mercoledì Feb 2022

Posted by carlomolinaro in poesie

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amore, amore e morte, cose di dentro

Stamattina presto ho dato un po’ d’acqua
alle piante sul balcone, alle sette e cinquantuno
è uscito il sole dalle colline, limpido:
quando è limpido spara subito raggi bianchi
abbaglianti, ho pensato di farmi un caffè
ma camminando verso il cucinino
mi è parso faticoso lavare la caffettiera
e riempirla e metterla sul fuoco e accendere
il fuoco, così ho mangiato uno yogurt
che è lo stesso, mi sono seduto sul letto
fra miei pensieri e tu ti sei voltata
un attimo a guardarmi mentre ti sistemavi
la maglietta, così ti ho vista, eri seduta
sul mio ginocchio, ti sei chinata
per allacciarti, credo, le scarpe
e mi hai guardato di nuovo, come a dire
“esco, sono pronta”, era tutto normale
tranne il tuo essere un poco trasparente
e non avere peso, hai fatto un cenno
d’intesa come chi esce un attimo e poi torna:
non sei andata alla porta, sei svanita
come è naturale, penso, per le visioni:
eri soddisfatta, forse per ciò che andavi
a fare uscendo, e con un tipo di sorriso
che non è rimasto in nessuna fotografia
perché è di oggi, non di prima, mi hai reso
partecipe, è stato bello stamattina
per un istante – allucinazione? la si può
chiamare così però sia benedetta:
se la salute mentale è perderti del tutto
meglio essere malati, come in fondo
tu e io, trovandoci, siamo sempre stati.


Scritta nel 2022.

Luna piena

15 martedì Feb 2022

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cose di dentro, riflessioni, scenari

Ma è già piena la luna? M’ha sorpreso
mentre la sorprendevo appena sorta
verso il tramonto, sul parco Colletta:
e l’ho fotografata, vizio mio.
Allora sono già dodici lune.

È vero, il ciclo della luna dura
meno del mese, perciò m’ha sorpreso.

Dodici lune fa, verso la sera
ero tranquillo, invece avrei dovuto
correre, urlare, sfondare la tua porta
a pugni e calci, fare qualcosa
che non so, perché quella notte
non ti chiamasse a sé la luna piena
riflessa sull’abisso, bianco spettro
nel pozzo del cortile. Dove sei?

Poco in là, gli studenti dell’Artistico
scaricano da un furgone attrezzatura
musicale: la scuola oggi è occupata
e di canti e di giochi sarà viva.

Tu l’hai fatto l’Artistico, poi
l’Accademia, ottimi voti, lasciata
nell’ultimo anno, dicevi per motivi
di famiglia, ma forse era già che
ti vietavi di nascere, fiorire.

Vieni a ballare coi ragazzi! Mostra
fra le tue dita sottili la luna
così che s’accorgano e allarghino gli occhi.
Fai ciò che hai sempre fatto: regala
lievi cose preziose
senza essere vista.


Scritta nel 2022.

Foto scattata alle cinque e mezza della sera del 15 febbraio 2022 al Parco Colletta a Torino.

31 gennaio, 1983, 2022

13 domenica Feb 2022

Posted by carlomolinaro in poesie

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amore, cose di dentro

È arrivato il vento di mare a ripulire
Torino, proprio come quel mattino
dopo la notte che nacque Lucia.
Il vento toglie le ultime foglie
(le più testarde) agli alberi spogli.
Lucia è bellissima e ha quattro figli,
sul fiume azzurro si alzano uccelli
che guardo da lontano, dal balcone.
Quando lei nacque, avevo dieci anni
meno di lei adesso, rincorrevo
ogni cosa, ogni donna, forse niente.
Tutto cambia o non cambia, è ritornato
il vento caldo e fa vortici belli
ai crocevia delle vite, dove perdi
la strada e incontri ciò che non cercavi
e che è grazia trovare. Le ombre
salgono ai rami e i rami fanno gemme
predisposte alla luce. È bellissima
mia figlia, è una ragazza misteriosa
con le gioie e i dolori e con tutte le cose
di cui nessuno può sapere niente
come niente si sa del vento, delle sere.


Scritta nel 2022.

L’orrendo febbraio

23 domenica Gen 2022

Posted by carlomolinaro in poesie

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amore e morte, cose di dentro, scenari

viene fra poco l’orrendo febbraio
è un anniversario lungo un mese
dalle nostre telefonate al tuo volo
viene pieno di vuoto e rimorso indicibile
banalmente indicibile – non è tutto indicibile?

ma è più indicibile
ha senso “più indicibile”?
sì: perché non mancano solo i nomi
e i verbi e gli aggettivi: mancano
tempi e modi verbali, sintassi, un periodo
non-ipotetico dell’impossibilità dell’impossibilità

mancano, del linguaggio, quelle cose più profonde:
chi inventò dire il passato e il futuro
con una desinenza, una flessione?
è molto più del fuoco della ruota dell’atomo
chi lo inventò?

mi ci vorrebbero tempi verbali
che non esistono, li immagino semplici
senza ausiliari, soltanto suffissi
ma non esistono

filosofi dicono che il linguaggio crea il mondo
allora mi dia un dio un linguaggio per creare
il mondo in cui trovarci

no, ti
dedico le poesie che non mi riescono
quei grumi di noi insolubili in parole
che si bloccano nei vasi della mente:
forse lì dove sei tu li puoi ora disciogliere
nella materia d’un’altra dimensione
confessare di esistere esistendo
infinito silenzio musicale
non dovere morire


Scritta nel 2022.

I giorni da ricordare

02 giovedì Dic 2021

Posted by carlomolinaro in poesie

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amore, cose di dentro, scenari

Sentivo ieri per caso in un tratto di strada
Guccini: “è meglio poi un giorno solo da ricordare
che ricadere in una nuova realtà sempre identica”
bella frase, sarà vero? forse, ma che fai
il mattino dopo quel giorno, e quello dopo ancora?

E al termine del famoso giorno da leone, mentre muori
come vedi intorno a te le pecore, longeve, brucare?
Con un finale amore, o disprezzo, o nostalgia?
E se invece sopravvivi, ti metti a brucare
come loro e ricordi, ricordi, ricordi…?

Se confessare di esistere è una condanna a morte
– come tu dicevi – una scappatoia è nemmeno sapere
di esistere, perché se lo sai già lo confessi
a te stessa: il tribunale più severo. Mi hai lasciato
giorni con te da ricordare, ora mi sento svanire.

…

Per scrivere la tenerezza del tuo sguardo
non si può scrivere, bisogna cancellare
tutto ciò che è stato scritto su “tenerezza”
e su “sguardo”: la tua luce spietata sottile
mostra quanto sono sporche le parole.
Ma il silenzio è una paresi allucinata.
Se voglio (voglio?) non essere inghiottito
dal ronzio muto, forse posso narrare
come uno storico, certi dati oggettivi:
sorridevi nel lettino a Mondovì
le braccia alzate, il pensiero a qualcosa.


Scritta nel 2021.

Senza figure

23 martedì Nov 2021

Posted by carlomolinaro in poesie

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cose di dentro, scenari

Mattino piovoso. Che cos’è la tristezza?
Le parole si sfuocano, e confuse
possono inerti giacere, o ferire
inutilmente, senza nulla dire.

Un esproprio di figure s’è aggiunto
all’antico indicibile profondo:
ha fatto confusione in superficie:
l’aruspice divina dei tatuaggi.

[“Aruspice” sostantivo maschile,
“divina” terza persona singolare
del verbo “divinare”, “dei” articolo
indeterminativo plurale. Spiegare.]

O come in certi costumi, le viscere
sono dipinte su un rivestimento:
non è scheletro, è stampa su tessuto;
non intestino, elastan misto cotone.

La tristezza non riesco più a dipingerla:
non ricordo se un tempo ci riuscivo.
Acqua dal legno marcio di una nave
che affonda? Era già marcia la sentina?

M’invade o la secerno? Forse come
(pieghiamo alla metafora i novissimi)
questi vaccini, penetra e istruisce
il mio corpo, o l’anima a secernerla.

Non ho figure, le hanno rubate:
non ho parole un minimo decenti.
Il vasto gorgo torbido zittisce
le cose umane, e il deserto cresce.


Scritta nel 2021.

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