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Carlo Molinaro

~ poesie e altre cose

Carlo Molinaro

Archivi tag: scenari

Flixbus X76

08 domenica Mag 2016

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Tag

scenari

La luce obliqua taglia
il paesaggio, le cose, proietta
le ombre degli oggetti su altri
inconsapevoli oggetti. Pallida
giace l’area di servizio nella conca
con la scritta enorme
«Viamala Raststätte Thusis», qui fermi
dopo i lunghi controlli alla frontiera
fra l’Austria e la Svizzera:
una bimba con un vestito rosso
passa, due obese ragazze
vanno verso l’edificio orribile, brillano
d’un lucido smorto i furgoni argentati
presso la pompa di benzina. Aggiusta
lo specchietto il conducente
e si riparte, nell’opaco ritardo
di passaporti, di camicie a quadri,
scarpe dell’Est, mani ruvide: m’incespica
nello sguardo lo scorrere del fiume
(andrà ai mari del Nord)
dietro il sipario d’alberi, visti
così velocemente da essere indistinti
nella memoria subito – eppure
nessuno a un altro uguale, ho di questo
una confusa, inutile certezza.
S’arrampica il pullman per il San Bernardino
nevoso. Sbarcheranno, sbarcherà
la meridionale che stridula ammonisce
i parenti nel telefono, il romeno
che chiede dov’è a Torino
la stazione dei bus, sbarcheranno
e anch’io sbarcherò, dimenticando
– io che pretendo d’amare ogni dettaglio –
la loro ignota diversità: a malapena
saprò che fra le conifere c’era
del verde più chiaro. Ho preteso
che fosse al di qua della siepe l’infinito
intero, per conoscerlo e lodarlo,
prete sincretista d’un dio differente
in ogni viso, in ogni goccia d’acqua:
con fede sì, ma senza cognizione
dell’angustia del mio vaso
che nel nulla trabocca. Niente,
non ho niente da dire, si confonde
la mia lingua di Babele presuntuosa,
da una distanza sempre più disperata
contemplo la piccola spoglia nitidezza
dei loro tagli di parole «è in Victorio
Emanuele, vicino gara Portasusa».


Scritta nel 2016.

Dietro i gasometri

10 domenica Apr 2016

Posted by carlomolinaro in poesie

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cose di dentro, scenari

diretto verso un lavoro
osservo dietro i gasometri
il cielo che è tornato azzurro
con lievi strie chiare
e penso che sì, sono stato fuori
abbastanza fuori
dal mondo ma
è che del film intitolato realtà
mi piacciono luci colori
riflessi odori
qualche scena
– ma non capisco l’intreccio
la trama la storia:
e il poco che qua e là
occasionalmente capisco
il più delle volte
o m’irrita o m’annoia


Scritta nel 2016.

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Il poco

01 venerdì Apr 2016

Posted by carlomolinaro in poesie

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amore, scenari

per non far svalutare il mio amore
per non farlo considerare
da tutti
una cosa di poco conto
dovrei imparare a provare fastidio
e rabbia e dolore
se tu baci un altro
se abbracci un altro
se scopi con un altro
se ti sposi con un altro

ma niente
io riesco solo a provare piacere
e gioia ed entusiasmo
se mi guardi e sorridi
se mi sfiori la mano
se mi baci
e non m’importa chi altri tu baci
né m’importa chi sposi

quando mi guardi
il mio cuore saltella
la mia anima si fa le capriole

e questo non va bene
l’ho capito ormai
non va bene
ma non posso farci niente

già a sedici anni una compagna
di liceo me lo disse
commiserando
«ti accontenti di così poco»

certo è strano però
che così poco
sia così raro
sia quasi introvabile
nel mondo
nella vita

che a me sembra
che così poco
pochissimi lo trovino
come pochissimi trovano
l’universo intero
con l’infinito insostenibile stupore
nel filo d’erba
fra due pietre
all’orlo d’un cantiere

è difficile da spiegare
impossibile forse
e nemmeno ne ho più voglia

tu baciami ora


Scritta nel 2016.

All’impercetto

21 lunedì Mar 2016

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scenari

Anche la più diretta sensazione
è subito linguaggio: in suo soccorso
viene un subliminale sublimare
che ne scarta una parte e ciò che resta
lo mette in limpidi vasi di vetro
fragili e nient’affatto eterni, ma
destinati a una morte più leggibile,
sopportabile quasi, senza il miasma
pesante della decomposizione.

È per questo che tacciono i cadaveri
dentro gli avelli chiusi, emarginati
dall’epitaffio che segna il confine
invalicabile dell’intelletto:
lo spazio in cui sappiamo manovrare
le macchine e le anime, godendo
dell’arte fine di nostra ragione:
dove tutto combacia perché noi
limiamo sia la gemma sia il castone.


Scritta nel 2016.

Quel granché

21 lunedì Mar 2016

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Tag

scenari

 

 Guido Marchisio non era un barrierante e non bazzicava abitualmente per il “Borgo del fumo” del quale via Oropa era una delle strade storiche.

Alessandro Perissinotto, Le colpe dei padri, 2013

 

Vanchiglietta, le prime ciminiere
a inizio Novecento, fu chiamata
«borgo del fumo»: il fumo delle fabbriche
pioniere – oggi scomparse. Ha meno credito
l’ipotesi che il fumo fosse nebbia
dei due fiumi che in essa confluiscono
formando una penisola. Le vie
portano nomi di borghi biellesi:
un gemellaggio di terre operose.

Oggi «borgo del fumo» fa pensare
a un quartiere dove si spacci hashish:
cambia l’industria, cambia la città.
Decadenza? Può essere. Però
passare tutta la vita a sgobbare
per due lire nel fumo velenoso
delle officine, con il capo chino,
aspettando soltanto di morire,
non è che fosse proprio quel granché.


Scritta nel 2016.

La neve di adesso

16 mercoledì Mar 2016

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amore vissuto, scenari

ne viene giù di neve
in questo mezzo marzo
è neve un po’ molle
neve sporca di città
che presto si scioglie

ma non ho voglia di ricordare
le nevicate dell’infanzia
forse erano più bianche
forse è il tempo passato
che lava più bianco

c’è un fattore decisivo
per preferire
questa neve di adesso

nella neve dell’infanzia
e dell’adolescenza
e della giovinezza
m’aggiravo da solo
turbinando nei fiocchi
i miei sogni impazziti

volevo nevicasse per sempre
seppellisse me e il mondo
ma la neve smetteva
com’è naturale
e restavo deluso

in questa neve invece
fra poco
prenderò un bus
per venire da te

salirò le scale
e nel quieto della camera
fra i mobili di legno
guardandoci
ascoltando il respiro
neanche m’accorgerò
di quando smetterà


Scritta nel 2016.

Met Art

11 venerdì Mar 2016

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donne nude, scenari

Mi piacciono le foto di ragazze nude
in stile Met Art, cosce aperte e fica in vista.

I borghesi della mia adolescenza
non le avrebbero trovate interessanti:
«che gusto c’è se tutto è in piena luce?»
era il loro monotono mantra.

Ma io ho bisogno della piena luce
contro il buio vorace, perché so
– in ogni istante della vita so –
che anche quando risplende piena luce
come in un limpido azzurro meriggio
di sole acceso lavato dal vento
non cessa il tempo il suo eterno lavoro
e in agguato è il tramonto.

A voi non basta, come nascondimento
d’ogni straziato stupefatto bello
nella coda dell’occhio avvertire
il calare del nero mantello?


Scritta nel 2016.

“Contro il buio vorace” è un’autocitazione-collegamento che mi sono permesso da Le nude.

Giovane madre

09 mercoledì Mar 2016

Posted by carlomolinaro in poesie

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la parola rinvenuta, ordinari splendori, scenari

Giovane madre coi capelli rossi
(quel rosso dolce che inclina al dorato)
sulle ginocchia ha il bimbo
di forse un anno che si gira intorno
ride sorride si rabbuia ride.

Giovane madre vestita normale
(un pellicciotto forse démodé)
sul treno per Novara
seduta al corridoio, col marito
in piedi, un giovanotto ricciolino.

Un bel bambino sano. La sua mamma
ha la fede nuziale all’anulare
e il suo papà lo guarda
con orgoglio impacciato, muove un dito
davanti a lui, quasi benedicendo.

Giovane madre che va tutto bene
– così parrebbe. Ma dentro i suoi occhi
(di cui non ho percepito il colore)
trovo un dolore chiuso:
non è soltanto una malinconia,
è un corrodere stretto, una nascosta
ansia mortale che la tenerezza
delle mani sul bimbo non può sciogliere.

Ha un opaco che segna sulla pelle
la perdita d’un sogno,
una stanchezza fra la guancia e il collo:
e per un colpo di tosse si piega
come a celarsi al mondo.

I passeggeri in vena di ciarlare
sono larghi d’assensi e complimenti
per tutto quel quadretto familiare:
se ne ristorano il cuore e la mente.

Allora io solo vedo?
Forse vaneggio, forse è mia follia
ammalata di male.
No, m’incrocia
lo sguardo della donna sola, un breve
inutile bagliore d’impaurita
intesa, nello scendere dal treno.


Da Ordinari splendori, Edizioni Joker, 1998; poi ristampata in La parola rinvenuta, Genesi Editrice, 2006.

Summa

27 sabato Feb 2016

Posted by carlomolinaro in poesie

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cose di dentro, scenari

Il volo savio o folle gira in tondo
sugli imprecisi limiti d’un mondo
che dallo stesso volo è generato.

L’oltre? È un otre immenso senza senso,
un ulteriore utero impregnato
da semi celibi in ovuli nubili:
parto di parti sempre incomponibili,
esploso d’esplosioni irritornabili
e insieme imploso, senza via di fuga.

Questa ferita è il nostro desiderio:
non può desiderare di guarire:
la sognata salvezza è l’omicidio:
ogni dio che s’inventa è l’assassino.

Fammi volare dunque, fammi tu
– altro da me –  volare, che si voli
rimbalzando sui vetri e sugli spigoli:
abbia furore l’intelletto e sia
giudiziosa nocchiera la follia.

Non la speranza è l’ultima a morire:
va un attimo più in là l’attorcigliarsi
dell’addome schiacciato dell’insetto
nel bianco delle sue viscere sparse.

Se mai fosse possibile svelare
non il mistero ma al mistero almeno
un’esistenza, in quella bava molle
di fertile infezione vomitevole
si dovrebbe, disfatti, naufragare.

Fammi volare dunque, perché voglio
svagarmi ancora in qualche sensazione
prima che il cielo sopra me si chiuda:
sappi che t’amo d’un amore eterno.


Scritta nel 2016.

La donna inscritta in un cerchio di pietra

27 sabato Feb 2016

Posted by carlomolinaro in poesie

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Tag

donne nude, scenari

La donna inscritta in un cerchio di pietra
– apertura d’un muricciolo agreste
su cui s’arrampica un ramo con bacche
scure, su un fondo di prato e palmizi
e cielo bianco d’un giorno che pare
di tarda estate – è giovane e bella:
è nuda come l’uomo vitruviano
ma è, in carne e occhi, una modella
che posa per gli scatti d’un fotografo.

La donna inscritta in un cerchio di pietra
poggia sul cerchio i suoi piedi e le mani
quasi a impedire che il varco si chiuda.
Non sono auree le sue proporzioni
ma sono vive e mobili: le foto
fissano gli attimi del divenire
dell’incommensurabile bellezza
che in lei prende materia e movimento.

La donna inscritta in un cerchio di pietra
è una modella: in cambio d’un compenso
posa nuda, ai comandi del fotografo
apre un poco le cosce, mette in mostra
il solco rosa della vulva fresca;
piccoli e bruni ha i capezzoli acerbi,
sgarbata un poco è la linea dei fianchi,
spettina il vento i capelli castani,
c’è sulle labbra un sorriso enigmatico,
c’è negli occhi un mistero inesplorabile.

La donna inscritta in un cerchio di pietra
offre un istante d’eterna bellezza:
questo è il dono divino inafferrabile
da godere indifesi: ci sommerge
l’estasi malinconica impotente,
noi creature mortali affascinate:
così ’l geomètra che tutto s’affige
non solo non ritroverà un principio
ma anche perderà tutto di sé.

La donna inscritta in un cerchio di pietra
finito il suo lavoro di modella
esce dal cerchio, ride, si sgranchisce
e si riveste, torna alla città,
all’insignificante indispensabile
intreccio di faccende quotidiane
su cui l’umana stirpe costruisce
il mondo delle cose e delle azioni,
da morte distraendosi col fare.


Scritta nel 2016.

Stavolta

14 domenica Feb 2016

Posted by carlomolinaro in poesie

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Tag

cose di dentro, scenari

«Stavolta ti ho visto io»
dici sulla soglia del metrò
poi un tavolo insieme
fortunatamente
così si parla, si parla

com’è normale, dicono
e a me sembra raro
com’è raro il miracolo
che non quando vuoi
succede che succeda.


Scritta nel 2016.

Altrodasé

10 mercoledì Feb 2016

Posted by carlomolinaro in poesie

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Tag

scenari, storie

non sono buono non sono cattivo
però non sono nemmeno un ignavo
mentre il Poeta viaggiava le cantiche
lui non m’ha visto ma io lo scrutavo

io sono l’angolo che non si svolta
sono la lingua che non s’è parlata
sono la stanza rimasta nel buio
la mia semenza non fu seminata

sono l’intruso che nel Paradiso
è innamorato sgradito di Eva
né inetto Adamo né perfido serpe
sono chi Genesi non prevedeva

sono l’acrobata senza trapezio
sono il pagliaccio disarticolato
sono il sorriso del mendicante
che per millenni nessuno ha notato


Scritta nel 2016.

 

Istmo

30 sabato Gen 2016

Posted by carlomolinaro in poesie

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Tag

amore, paesaggi, scenari

Ora abiti su un istmo stretto
fra il Po e la Dora
più che un istmo una penisola
perché poco oltre i due fiumi
dopo essersi ancora
leggermente allontanati
confluiscono.

Ma tu e io
dopo esserci non leggermente
allontanati
temo non confluiremo
resterà una striscia arida
a separarci
e non me ne do pace.


Scritta nel 2016.

istmo di Eva3

 

Donna di ponti

10 domenica Gen 2016

Posted by carlomolinaro in poesie

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Tag

amore vissuto, scenari

Tu sei donna di ponti:
ponti su fiumi,
ponti su canali,
ponti su ferrovie,
ponti su niente.

Il più audace dei ponti
l’hai voluto costruire
fra te e me:
infine per scoprire
che non c’è abisso
da scavalcare.

C’è sorridere un poco,
tenersi,
aspettare un chiarore.


Scritta nel 2016.

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Le ceneri

30 mercoledì Dic 2015

Posted by carlomolinaro in poesie

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Tag

cose di dentro, scenari

Non mi legherò a una sola persona
perché nell’istante stesso
smetterei d’amarla,
né a una sola terra
perché nell’istante stesso
la odierei come un paese nemico.

Vi chiederei, alla mia morte,
di spargere al vento le mie ceneri,
perché nemmeno quelle appartengano a un luogo:
ma so che in Italia
è burocraticamente difficile
quindi non importa, fate com’è più comodo
ed economico: tanto le mie ceneri
come le mie radici
non hanno nulla in comune con me.


Scritta nel 2015.

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