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Carlo Molinaro

~ poesie e altre cose

Carlo Molinaro

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Poesiuola d’altro registro

07 domenica Feb 2016

Posted by carlomolinaro in poesie

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Tag

cose di dentro

tutto ciò che esiste mi opprime
-rime -rime -rime
perché non mi combacia
-bacia -bacia -bacia

la serena vita normale
è la cosa spaventosa
che non augurerei
al peggiore nemico

perciò fatico – con strazio, con dolore –
a ravvisarla
in chi mi piace
in chi mi muove amore
-ore
-ore -ore

già s’alza intorno l’orribile coro
-oro -oro -oro
tu sputi su noi
che siamo gli eroi
modesti e preziosi
del vivere normale
-male -male -male -male

non sputo
non sono capace di sputare
mi sbavo se provo
ma perché la vostra scelta?
chi vi spinse alla causa
del normale?

certo dopo una polineuropatia
apprezzai il tornare
guarendo
a un normale
semplice camminare
sia pure con inciampi

ma non puoi
tutto il tempo che campi
star lieto a litaniare
che culo che ho che posso respirare
è pure vero
ma non può funzionare
e comunque poi cessa

tutto ciò che esiste mi opprime
-rime -rime -rime
perché non mi combacia
-bacia -bacia -bacia

ho bisogno di pensare
grandine nella neve
perché la nevicata
già s’attenua e finisce

anche la grandinata
finisce
ancora più veloce
ma la nevigrandinata
è eterna
perché non esiste

tutto ciò che esiste mi opprime
-rime -rime -rime
perché non mi combacia
-bacia -bacia -bacia

tutto
cose paesaggi animali persone
e anche la mia voce
e anche il mio corpo
e anche
per quanto
possa strano parere
mi opprime il mio pensiero
perché non mi combacia
-bacia -bacia -bacia

l’io eterno immateriale
l’unico io che è io
s’immerge dilaniandosi
fra cose di molecole

e cerca innamorandosi
te eterna immateriale
l’unica tu che è tu
trafitta dagli aculei degli atomi
sfigurata dall’acido del tempo

agonizzando
ti prova a ricomporre
per un istante prima della fine


Scritta nel 2016.

Istmo

30 sabato Gen 2016

Posted by carlomolinaro in poesie

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Tag

amore, paesaggi, scenari

Ora abiti su un istmo stretto
fra il Po e la Dora
più che un istmo una penisola
perché poco oltre i due fiumi
dopo essersi ancora
leggermente allontanati
confluiscono.

Ma tu e io
dopo esserci non leggermente
allontanati
temo non confluiremo
resterà una striscia arida
a separarci
e non me ne do pace.


Scritta nel 2016.

istmo di Eva3

 

Ma tu qui

25 lunedì Gen 2016

Posted by carlomolinaro in poesie

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Tag

amore

il presagio di trasparenza della pelle
quando ti accarezzo i polsi il mattino
nella luce bianca della stanza
che è entrata a poco a poco perché noi
non abbassiamo mai le tapparelle

come la luce a poco a poco il tempo
entra e ci ruba – ho inseguito ragazze
che sono fuggite in labirinti di vicoli
ma tu qui come ti tengo da questo
andare che né tu né io decido


Scritta nel 2016.

Ballata al capolinea del tre

25 lunedì Gen 2016

Posted by carlomolinaro in poesie

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Tag

amore e morte, cose di dentro

del lavoro la schiavitù
è madre della virtù
mentre l’ozio è padre del vizio
se ti vizia ti sevizia
le obese insaccate con frotte di bambini
di cui i maschi già le guardano protervi
mi irritano i nervi
così come
le finestre abbandonate del settimo piano
ennesim’Eden lasciato da Eva
così come
l’idiota tranviere che vuole sopprimere
i tram di sera perché c’è poca gente
solo tossici e troie
così come
l’obesa non insaccata che al tranviere pontifica
in lingua oscura d’Italia meridionale
ch’avrebbe il sindaco a scacciare
gl’immigrati
contestualizzare?
io dovrei cordialmente contestualizzare?
e a quale immondo mondo?
chine sotto bollette luce e gas
le obese insaccate e non insaccate
secernono bava di rabbia impotente
stagnante maleolente
mai comprenderebbero il dramma ventoso
d’Eva che non mi parla
io come posso comprendere il loro
blatte lente con zampe malate
sotto natiche abnormi
adoratrici di un breve suolo
grumo che imbratta i cieli e gli abissi
è da voi che vorrei poter difendere
io prode paladino
la bella Eva che avvolgendo in mormorii
nella vostra pochezza attraete
io prode paladino
il mio nulla è più del vostro tutto
vola il mio nulla
sulle grevi carcasse del tutto
tarchiati insetti ciarlieri
con giacche alla moda fintamente trascurate
io ho acqua valente a lavare
la saggezza che voi vomitate
ma sono solo a passare e ripassare
lo straccio vendicatore
ed è fitta boscaglia di spine
la zizzania che voi seminate
fra Eva e me
con naturalezza perché
fra qualunque Eva e qualunque me
davanti a ogni Angelica pensata
voi ciechi gaudenti di vostra cecità
seminereste
fra voi annuendo la vostra sapienza merdosa
di lavoro e serena sicura schiavitù
mentre l’ozio terribile e divino
schianta il mio cuore nell’incessante bufera
di noia e d’ardimento
io sono preso in un turbine di vento
che voi protetti nelle crepe del fango
riuscite a credere di non percepire
ma il vento porta l’acqua
che vi sommergerà
strilleranno come scrofe le insaccate rovesciate
fra gli annegati figli
una palla di fucile farà esplodere
il cranio dell’idiota tranviere
e liberi sul suo sangue i tram danzeranno
giorno e notte
e benché la mia morte sembri uguale
sarà diversa
col braccio teso a Eva da salvare


Scritta nel 2016.

La casa lasciata

12 martedì Gen 2016

Posted by carlomolinaro in poesie

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Tag

amore respinto

Una tapparella azzurra è alzata,
l’altra abbassata,
il balcone è vuoto, la casa
è stata lasciata.

Nemmeno qui già abiti tu più.

Nel mio cuore
non hai voluto abitare mai.

E pensare che ci sono stanze libere
ariose – e l’affitto è conveniente:
un sorriso ogni tanto,
un cenno d’esistenza.


Scritta nel 2016.

18gen16h1302

Donna di ponti

10 domenica Gen 2016

Posted by carlomolinaro in poesie

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Tag

amore vissuto, scenari

Tu sei donna di ponti:
ponti su fiumi,
ponti su canali,
ponti su ferrovie,
ponti su niente.

Il più audace dei ponti
l’hai voluto costruire
fra te e me:
infine per scoprire
che non c’è abisso
da scavalcare.

C’è sorridere un poco,
tenersi,
aspettare un chiarore.


Scritta nel 2016.

00xp2

Ma forse un po’ sì

06 mercoledì Gen 2016

Posted by carlomolinaro in poesie

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Tag

cose di dentro

incosciente e superficiale
e stronzo
lo sono certamente: quel senso
di sgomento e rimpianto
(non so se avete presente)
proprio dentro le viscere, mordente
quando affiora il ricordo
di qualcosa di sbagliato o mancato
per propria colpa, nella vita
(credo che abbiate presente)

mi prende sì per il matrimonio svogliato,
per l’inganno più o meno consapevole
ai danni di quella che ho sposato,
per vent’anni di recitata borghesia,
per il divorzio coi bambini in età critica,
per l’essermi con inerzia adagiato
trent’anni interi in un lavoro noioso,
per un quarto di secolo annegato
in alcolismo triste, rancoroso,
per la vita chiusa in sogni,
priva di vere umane relazioni,
per aver letto pochissimi libri
e ascoltato pochissima musica
e sapere quasi niente del mondo,
e per altre cosette così

ma mi prende molto di più
per non essere andato al Teatro della Caduta
un giorno di primavera del 2009
quando in uno spettacolo di Federico
Eva dal vivo faceva Camilla
e io non m’ero accorto,
ero a cena da Malvina
e non m’ero accorto

razionalmente
poi lo so che è più importante
aver perso il maggior tempo dell’unica vita
in un lavoro di merda
in un matrimonio sbagliato
in nausea di bottiglie d’alcol da supermercato
e avere me stesso ingannato
e altre persone con me
razionalmente
lo so

ma nelle viscere
c’è molto più scompiglio di vuoto
se mi ritorna in mente
di non essere andato
al Teatro della Caduta
quando Eva dal vivo faceva Camilla

e sono le viscere che contano
non l’appiccicata estranea
finta imparaticcia
ragionevolezza

dunque non ho scusanti
e nemmeno più le cerco
sono incosciente e superficiale
e stronzo

e non so nemmeno
quanto mi sia utile sapere di esserlo
– ma forse un po’ sì


Scritta nel 2016.

Le ceneri

30 mercoledì Dic 2015

Posted by carlomolinaro in poesie

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Tag

cose di dentro, scenari

Non mi legherò a una sola persona
perché nell’istante stesso
smetterei d’amarla,
né a una sola terra
perché nell’istante stesso
la odierei come un paese nemico.

Vi chiederei, alla mia morte,
di spargere al vento le mie ceneri,
perché nemmeno quelle appartengano a un luogo:
ma so che in Italia
è burocraticamente difficile
quindi non importa, fate com’è più comodo
ed economico: tanto le mie ceneri
come le mie radici
non hanno nulla in comune con me.


Scritta nel 2015.

Cruel

29 martedì Dic 2015

Posted by carlomolinaro in poesie

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Tag

amore respinto

Eres, a veces, de veras cruel.
Si yo fuese un poeta del Duecento
y tú la amada enemiga, no sería
un problema decírtelo: sería
casi un cumplido.
En el siglo XXI, en cambio,
parece incorrecto, lesivo del derecho
que tienes de rechazar todo contacto conmigo.
Este siglo es demasiado racional:
en la idolatría a lo políticamente
correcto esconde un nada
que decir y un demasiado dicho.
Queda el hecho
de que tú eres, a veces, de veras cruel:
y esto es lo que siento – decirte lo que siento
no puede ser un mal.

(Traduzione di Jorge Aulicino, vedi qui.)


Questa è una mia poesia tradotta dal poeta argentino Jorge Aulicino e pubblicata nel blog  otra iglesia es imposible

Qui un’intervista a Jorge Aulicino.

Il compreso e l’incompreso

19 sabato Dic 2015

Posted by carlomolinaro in poesie

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Tag

cose di dentro

Traslocare mobili con qualcuna che ami
è bello e fa ridere
questo è comprensibile a tutti
tranne forse qualche pigro.

Non avere notizie di qualcuna che ami
dà un’angoscia profonda
questo è comprensibile a tutti
tranne in qualche specifico caso.

Non baccagliare qualcuna che ti piace
dà un malessere pungente
questo è comprensibile ad alcuni
ma con molti distinguo.

Avere una grave malattia
è una grossa disgrazia
questo è comprensibile a tutti
direi senza eccezioni.

Girare a caso in bus nelle periferie
è piacevole e dolce
questo forse è meno comprensibile
ma non importa.

Essere schiacciati dai debiti
è ansiogeno e depressivo
questo è comprensibile a tutti
sia pure con diverse filosofie.

Morire una persona amata
è un dolore di voragine
questo è comprensibile a tutti
con una varietà di reazioni.

Morire noi
è il tragico finale
questo sembra comprensibile a tutti
ma forse non lo è.

Eccetera eccetera eccetera.
Sono giunto alla conclusione
che essere compresi o incompresi
non è poi così importante.

Anzi: non sposta quasi quasi niente.
L’importante
è che cosa succede, che cosa non succede,
che cosa puoi, che cosa non puoi.


Scritta nel 2015.

S’inclina il sole su Cavallermaggiore

13 domenica Dic 2015

Posted by carlomolinaro in poesie

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Tag

scenari

S’inclina il sole su Cavallermaggiore:
la terra è ciò che si vuole,
la morte, la vita, entrambe le cose,
nessuna delle due – ma è malinconico
il buio, il freddo, lo è e basta:
son nauseato di figurazioni,
la nebbia nelle viscere è la nebbia,
il duro del ciglio della strada
su cui mi vorrei coricare
e rannicchiare
e non pensare
più
non mi rimanda a nessun concetto
lalalà lalalà.

Quanti begli approfondimenti madama Dorè:
a chi li vuoi maritare?
Tre filosofie sul comò,
il dottore si ammalò
nell’ultima luce della sera:
non vuol sapere perché si dispera.
Sotto il ponte di Baracca
l’odore della muffa e della cacca
mi sembra ridere, ma
è mia immaginazione.
S’inclina il sole su Cavallermaggiore,
la terra è ciò che si vuole,
cioè non è – ma fa
di noi ciò che vuole.


Scritta nel 2015.

Criterio

02 mercoledì Dic 2015

Posted by carlomolinaro in poesie

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Tag

amore, cose di dentro

il poeta veste di parole il grido
preumano che esce dalla gola del folle:
così vestito il grido
sembra essere riconosciuto
– ma è illusione, è indebita
proiezione: nel grido preumano non c’è
intenzione né comunicazione

sommessamente intorno
l’amore dichiara
dov’è la realtà
– non ci s’innamora d’un epifenomeno, dice:
ed è l’unico criterio postulabile
per un tratto d’esistenza
quasi possibile


Scritta nel 2015.

Impression poète vivant

01 martedì Dic 2015

Posted by carlomolinaro in poesie

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Tag

cose di dentro, scenari

colgo colori odori
immagini scenari
parole come odori
violenti desideri
d’una donna, d’un’azione
– e non conosco
il disegno

ho impressioni come indizi
dell’esistenza e
dell’indecidibile bellezza
di te, di me

cento indizi non fanno una prova
eppure ho visto
giudici sbrigativi
come gente comune
contentarsi, condannare

cento impressioni non fanno una conoscenza
ma esiste un’altra via
per la conoscenza?
voi siete sicuri, voi
che dite di conoscere?

io no, io non conosco
il disegno, forse
non lo voglio conoscere
non lo reputo utile

come in un gioco enigmistico truccato
riempi con la matita
casella dopo casella
fino al punto in cui ecco
l’intero foglio è nero
del nero della morte

che lavoro sprecato
ma ognuno inganna il tempo
come vuole, come può
– io colgo colori odori
immagini scenari

poi scenderemo insieme
senza nemmeno accorgerci


Scritta nel 2015.

Le spalle

30 lunedì Nov 2015

Posted by carlomolinaro in poesie

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Tag

amore, cose di dentro, infanzia

Y besaba después,
con su mal fingido deseo,
el hombro desnudo
de una muchacha cualquiera
.

Juan Manuel Muñoz Aguirre

Le spalle nude delle ragazze dove
appoggio o vorrei appoggiare le mani
per farmi saldo nell’offrire e prendere
calore sono l’infanzia, la terra
dove non sono cresciuto, i cani
che non ho portato a correre nei prati:
sono il luogo che al sogno dà acqua e materia,
il paese dove nessuno mi conosce,
da cui partii non so quando in esilio
forse volontario, e ritorno talvolta
per un’ambigua nostalgia, fingendomi
lo straniero che sono: curioso, incantato
nell’osservare ciò che la gente del posto
con amorevole brusca confidenza
senza guardare afferra, usa, gode.


Scritta nel 2015.

Com’è

27 venerdì Nov 2015

Posted by carlomolinaro in poesie

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Tag

cose di dentro

Non sono saggio, ma
riesco a volte a essere sereno
anche verso la vecchiaia, verso il tempo
che stringe e allontana (due azioni
apparentemente contraddittorie, ma
il tempo fa così) – a volte
ci riesco, mica sempre – d’altronde
cos’è che riesce sempre?
A me nulla, non so a voi. Pensavo
traversando il mercato deserto
di piazza Barcellona stasera
che mi sento spesso incompreso ma
altrettanto incomprendente
e dunque: c’è questa barca
che va, e non dico lasciamola andare,
questo no, io tiro le vele e mi ribello
e do colpi di timone a modo mio
e non smetterò mai, però
a volte, solo a volte, sento
che è così, che ovunque si vada
con o senza un motivo, c’è un vento
che porta odori e un cielo
che s’apre a momenti, con stelle
che paiono placide e pazienza
se placide non sono, socchiudo
gli occhi e così da me stesso sciogliendomi
mi sento più simile
ai miei simili, un poco meno solo:
ha tregua la battaglia, s’attutisce
l’urlo che sempre nel cuore mi urla,
per un minuto o due
lo lascio stare, il mondo, com’è.


Scritta nel 2015.

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