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Carlo Molinaro

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Carlo Molinaro

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Ines e il cazzo

23 sabato Ago 2025

Posted by carlomolinaro in prosa, racconti

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relazioni, scenari

A Ines piaceva il cazzo. “Ma tutti i cazzi?” – le domandavano. “No, ma, come dire, ontologicamente, come uno che è appassionato di francobolli e li colleziona, di sicuro non gli piacciono tutti allo stesso modo, ma il genere, la categoria”.

Tuttavia, Ines forse non avrebbe inserito in questa sua passione una parte redditizia, se non le fosse accaduto di restare pregna, naturalmente d’ignoto, e di essere perciò brutalmente scacciata dalla sua famiglia, una famiglia arretratissima, se si considera che si era già negli anni Settanta del XX secolo.

Non si perse d’animo, si spostò dalla cittadina di provincia in una grande città, dove partorì e lasciò il bambino in adozione anonima. Qui, entrata in contatto con una signora che gestiva un certo giro, Ines decise che una percentuale dei cazzi che accoglieva poteva essere assoggettata a un pedaggio, tale da permetterle di vivere bene.

“Se non ti piace il cazzo” – pensò fra sé e sé – “fare la puttana è una pena, ma se ti piace può essere un buon lavoro, migliore di altri e più fruttuoso. Tutti dovrebbero fare lavori graditi. Ma è impossibile: chissà se a qualche inserviente di reparto di geriatria piace la merda dei vecchi, eppure devono pulire quei culi”.

Con il diploma che aveva delle superiori, avrebbe potuto fare la segretaria o la stenografa (esisteva ancora, per poco, quella mansione) e pure senza diploma avrebbe potuto fare la commessa, o le pulizie, ma tutte queste ipotesi le parevano decisamente peggiori.

Da puttana avrebbe potuto anche iscriversi all’Università, studiare, laurearsi. “Ne ho di studentesse nel giro” – le aveva detto la ruffiana, una signora simpatica che si accontentava del trenta per cento, che non è tanto, se consideri che è un ruolo rischioso, proibito da leggi ottuse.

Ma non aveva voglia di studiare. Il liceo lo aveva finito per miracolo, giusto un attimo prima del pasticcio – i suoi genitori erano proprio degli stronzi, una sua amica, in una situazione simile, il padre l’aveva mandata ad abortire in segreto in Svizzera e poi tutto tranquillo. Fin dai tredici anni Ines si era interessata più ai cazzi che ai libri, e anche per questo non era la figlia che avrebbero voluto. Forse la gravidanza era stata un pretesto per cacciarla via. Raro l’amore nelle famiglie.

In quell’anno, in Italia era vietato l’aborto ed era vietato gestire puttane, la seconda cosa lo è ancora, il progresso ha un’andatura zoppa.

I primi appuntamenti furono alcuni a casa della ruffiana e alcuni in albergo: a casa della ragazza era meglio di no. Dopo un mese di tirocinio, Ines era soddisfatta. La signora sapeva selezionare bene i clienti, tutti diversi fra loro ma gentili. Andare sul marciapiede sarebbe stato molto più rischioso. Come in tutti i lavori, c’è modo e modo.

Le disse una collega: “Sei molto bella e sei una debuttante di vent’anni, ma attenta che non dura molto”. La ruffiana invece la rassicurò: “Almeno fino ai quaranta guadagni bene e dopo, se non hai scialacquato, vivi di rendita”. E aggiunse: “Conta molto scegliere bene gli uomini, con me puoi stare tranquilla”.

La signora dava buoni consigli: “Se qualcuno s’innamora e ti vuole come amante fissa, tu non dargli troppo spazio. Digli che può venire tutte le volte che vuole, ma pagando, non si fanno abbonamenti. E gli altri, quelli di cui t’innamori tu, che vedo che ti piacciono i ragazzi, stai attenta, non lasciarti prendere, non diventare schiava. Ricorda che una puttana è più libera di una moglie”.

A volte la ruffiana lamentava il giogo delle leggi, leggi che facevano un favore ai criminali: “Tu dovresti poter dire a tutti: faccio la puttana, lavoro con la signora Luisa che mi trova dei buoni clienti. Lo dovresti poter dire anche ai ragazzi che ti piacciono, così li selezioni in partenza: chi come puttana ti disprezza o ti vuole cambiare, alla larga. Invece, io rischio la galera e tu la schedatura di polizia, e bisogna stare segreti. Bel mondo di merda, mia cara”.

Merda o no, Ines continuò a trovarsi bene, fece la puttana per un quarto di secolo, non si mise con nessuno ma si fece amiche e amici, e poi intorno al 2000, mentre alcune cose della società stavano contraddittoriamente cambiando, aprì un negozio di tessuti, e adesso è da poco che è in pensione. Al bambino lasciato in adozione non pensò quasi mai, non aveva proprio la vocazione della madre.

Sono parte di tutti i problemi

06 domenica Apr 2025

Posted by carlomolinaro in prosa

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impegno civile

Ottenere da un governo fascista l’ergastolo per il femminicidio è un precedente per altri ergastoli e per altre repressioni – ci passano accanto, nella forma truffaldina del decreto legge, norme liberticide contro ogni forma di dissenso. Io non invocherò mai l’ergastolo per nessuna cosa, che sia femminicidio o pedofilia o strage o guerra o sterminio. Il carcere è una barbarie che va gradualmente superata, senza eccezioni.

Dire che la donna ha sempre ragione e l’uomo ha sempre torto e deve stare zitto non è solo divisivo e quindi funzionale al potere delle classi dominanti (divide et impera) ma è anche 1) fascista, perché è sempre fascismo zittire delle persone, qualunque cosa esse esprimano, foss’anche la più reazionaria delle idee; 2) patriarcale, perché non riconosce alla donna il diritto universale di essere a volte stronza, vendicativa, calunniatrice, criminale, deviante: riducendola così a creatura inferiore, limitata.

Censurare delle parole, qualsiasi parola, e rallegrarsi di questa censura, è un precedente per la censura di altre parole e, alla fine, di tutte le parole. Censurare delle espressioni artistiche (o non artistiche: chi decide l’arte?) è l’anticamera del buio più fitto e totale. Cancellare pensieri, parole e opere del passato perché non conformi a nuovi princìpi che si ritengono assoluti, è il macello che fu operato ed è operato ancora dalle religioni e dai fanatismi: sapete quante meraviglie dell’antichità classica distrusse il cristianesimo giudicandole blasfeme?

Parlo liberamente perché per tutta la vita sono stato parte di tutti i problemi che ho attraversato. Ho sofferto il patriarcato quando nessuno lo nominava, nessuno lo considerava esistente, perché non mi riconoscevo in ciò che la famiglia, l’ambiente, la società e la cultura chiedevano a un maschio di essere. Prima di rendermene conto, sono stato devastato dal patriarcato, come tanti. Ciò non significa che io fossi omosessuale (una scorciatoia anche questa): significa che ero diverso, ero a modo mio, ero affascinato dal femminile delle donne e della natura in un modo mistico che nessuno capiva. Non esistono solo due generi, no; e non esistono solo due o cento o mille o centomila modi di essere, ne esistono infiniti.

Qualche giorno fa un’amica, impegnata da anni nella difesa dei diritti e del dissenso, mi ha detto che una sua conoscente l’ha criticata per essere amica mia: non dovresti frequentare Molinaro, è uno che fotografa le donne nude e giustifica la prostituzione come fosse un lavoro qualsiasi. E qui siamo alla delazione minacciosa, alla “zona di controllo del vicinato” (inquietante iniziativa indicata da cartelli in certi comuni con disinvoltura, come fosse indicare la zona residenziale dei trenta all’ora). Sì, mi piace fotografare donne nude, è molto bello, spero di trovare ancora qualche modella disponibile; e sì, considero il lavoro sessuale come una professione da riconoscere e legittimare. E dunque?

Si espellono, isolano, criminalizzano persone per una singola idea, un gesto, una parola, un gusto, una sfumatura: questo si chiama epurazione, queste sono le famose liste di Stalin. Questa è la vittoria definitiva del grigio carro armato della potenza ottusa. Ed è, soprattutto, la fine della vivacità della mente e dello spirito, la fine del progresso culturale e umano, la fine della libertà.

Ho combattuto da solo lotte femministe in luoghi e tempi dove nulla di ciò esisteva. Mi sono ribellato all’asfissia della famiglia tradizionale, al soffocamento dell’amore nel possesso e nelle regole, alla cupa gelosia, alla fobia di ogni diversità. L’ho fatto persino prima di sapere che lo stavo facendo. Ho commesso anche migliaia di errori, ho nel curriculum migliaia di cazzate, la mia vita è stata un continuo sbandare tra fioche luci di lente scoperte e inciampi in filamenti di buio.

Ma sono stato pure in prima linea in cortei di operaie del vercellese, anni Settanta, che lottavano sì come donne, per la parità in tutti i campi, però non si dimenticavano l’altra fondamentale lotta: quella contro il padrone, lo sfruttatore, lo schiavista; quella contro la classe dominante, senza distinzione di genere – alcuni degli attuali capi dell’oppressione del mondo sono donne, una l’abbiamo al vertice del nostro governo.

Ricordo un corteo in cui tenevo uno striscione, forse era il 1971, un’operaia che lo reggeva accanto a me disse a un suo compagno di lavoro: tienilo tu lo striscione, non farlo portare a uno studente, non siamo capaci di portarlo da noi? Diffidava di un liceale, presumibilmente borghese, ed era comprensibile: può uno con gli studi pagati non essere un nemico di classe? Forse può, ma era meglio stare attenti.

Continuerò ad andare – in silenzio – alle manifestazioni femministe, a essere presente, a documentarlo, l’ho fatto appena l’altro ieri sera in piazza. Sperando che “non una di meno” sia sempre solidarietà offerta e non reggimento di leva obbligatoria: anche un sorellanza imposta è un sopruso, qualcuna può non voler essere né sorella né amica. Ogni persona è una persona, la fluidità è di tutto l’essere. La libertà è la libertà.

Tantopiù ora da vecchio parlo con serenità. Ripeto: per tutta la vita sono stato parte di tutti i problemi che ho attraversato. Esiste un altro modo di attraversarli?


Scritto il 6 aprile 2025.

Lettera immaginaria di Lorca ad Adel

28 martedì Mag 2024

Posted by carlomolinaro in prosa

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lettera

Lettera immaginaria di Lorca ad Adel lettera immaginaria di Lorca ad ader una lettera immaginaria dettata a un qualcosa che lo scrive immaginarie perché anche nell’immaginario rimangono Legami che forse si dovrebbero allentare legami fra le parole fra le cose fra le parole fra le cose fra le parole fra le cose legami e freni una lettera immaginaria ma alloca e vivo in questo momento che scrive e dice questa lettera è Adel e viva in questo momento Quindi perché questa lettera è immaginaria questa lettera è immaginaria Perché nell’immaginario può esserci uno spazio che non c’è nel non immaginario l’immaginario può avere una funzione dislocatoria slegatoria non sono del tutto sicuro che questo sia vero e tuttavia io che scrivo questa lettera io l’orca che scrivo ad Adel e io scrivo perché perché perché ci sono delle cose da dire che nello stesso tempo probabilmente non sono cose da dire e dilemma e se le cose da dire siano cose da dire se le cose da fare siano cose da fare e ci sono dei paralleli su questo perché vedi Adel i tuoi vortici mi raggiungono con le loro ondulazioni periferiche non so se periferiche le ondulazioni che si propagano sull’acqua e che forse contengono Il vortice stesso e mi attirano mi attirerebbero verso questo vortice da condividere con te e non è un unico vortice perché tu sei presa in più vortici E non saprei come muovermi in questa acqua vorticosa o forse lo saprai benissimo come muovermi in questa acqua vorticosa lo saprei non lo saprai è difficile anche questa dettatura che comunque è un esperimento è un esperimento come tutto è un esperimento perché la confidenza la confidenza è una di quelle parole così che possono accadere e forse si possono anche cercare ma è come se ognuno pensasse che può essere troppo Oppure qualcuno non lo pensa e va giù di brutto E allora per l’altro Davvero è troppo e c’è questa invasione che comunque che comunque Alla fine non saprei c’è un parallelismo fra tra non so come chiamare l’anima la psiche e il corpo fra la la confidenza e l’orgia tra il mettere in comune le profondità dell’anima e il mettere in comune le profondità del corpo o comunque il corpo Qual è esso sia e l’anima quale essa sia è un parallelismo che poi in mente in questo momento e forse è banale ma anche questo non ci si dovrebbe più badare a questo discorso del banale perché spesso ciò che è banale è essenziale alla fine il nucleo delle cose potrebbe anche essere banale come potrebbe non esserlo e io mi confondo in tutte queste parole Intendo dire che quando ci si avvicina e si mettono in qualche modo a contatto le anime chiamiamole anime chiamiamola psiche chiamiamola in qualsiasi altro modo quella cosa che passa anche attraverso le parole ma non solo attraverso le parole e qui c’è anche un altro contaminazione con il corpo perché passa anche attraverso i movimenti del corpo quando si avvicini quando è possibile quando si è vicini quando è possibile e Se no passa solo attraverso le parole oppure passa attraverso le voci le voci se le voci vengono in qualche modo trasmesso e passa attraverso lo sguardo e quindi la parola si mescola già al corpo già in qualche modo è mescolata al corpo io volevo dire queste cose e allora faccio questa lettera immaginarie questo è una lettera per te Adel e può essere una lettera per chicchessia che sia è ma nello stesso tempo è per te Cioè io in questo momento sto scrivendo a te però il fatto di di non scrivere solo a te cioè di trasformarla in una cosa autistica in una come dicono oggi performance e come dire Non lo so No come una scrittura come una roba come una roba pubblica come quando uno fa una poesia quando uno scrive un racconto quando uno scrive un pezzo da pubblicare anche se in realtà io sto scrivendo a te Questa è una diluizione è una diluizione la diluizione solitamente è una cosa negativa quindi forse anche questo che sto facendo adesso è una cosa negativa è tuttavia se mi è necessaria per riuscire a passarci attraverso Ecco ammettiamo che si tratti come di una di un liquido che altamente urticante difficile da attraversare Allora diluendola forse lo posso attraversare e questo verso tutti e anche se in questo momento sto scrivendo a te Adel io lo Orta che sono vivo e quindi lo blocca non forza non ho detto oltre Insomma non riesci a scrivere l’orca l’orca l’orca come Garcia Lorca Però io non sono versi a loro che sono soltanto loro Orca Ma se io dico soltanto loro che tu scrivi qualsiasi cosa ma ma non quella giusta però si è capito comunque che io sto scrivendo scrivendo ad Adel e sono Lord e stavo dicendo che non è possibile Scurire qualsiasi cosa è tutto sbagliato quello che scrivi non sei una buona dattilografa non sei una buona da chilografa è pazienza bisogna adattarsi E chilografo che cosa cosa stai scrivendo scrivendo e comunque io cosa stavo dicendo io piuttosto stavo dicendo cosa stavo dicendo in un certo senso scrivendo io in questo momento e che questa confidenza Ecco appunto lo scrivere anche quando scrivono le poesie io lovesca scrivo poesie io non so perché tu non riesca a mia dattilografa a scrivere l’orca l’orca l’orca No non quel pazzo Quello che c* non pazzo patchosso” Adesso hai capito qualcosa anche che non si può scrivere ma io non l’avevo mica detto E tuttavia vabbè andiamo avanti Non perdiamoci in queste sciocchezze dicevo che questa confidenza del dell’anima chiamiamola così chiamiamola così e del corpo chiamiamolo così chiamiamolo così che poi è anche Uno dei temi di alto rischio uno dei temi di no non va bene i nomi propri è impossibile però è curioso perché io dicevo io io ho detto prova a ridirlo Antonella Chio terrorizzata ti sei fermata ti sei fermata Chissà se Adel può capire di chi sto parlando Antonino Antonino Antonino avataudì Antonino charleroidi nohaven taddy No no Evidentemente i nomi propri gli fanno impazzire lasciamo stare io tanto che tu sia riuscita a scrivere il nome della destinataria Adel Eh sì questo riesce a scriverlo E questa confidenza dei delle anime dei corpi e è una cosa che non sai mai se stai invadendo o se stai perdendo un’occasione perché stai Stai rimanendo troppo indietro ecco si può fare una Non lo so è c’è Una analogia fra una confidenza generale di di anima di discorsi e e logo già Loggia già ora già no ci sono delle parole che tu non riesci a scrivere una orgia una orgia però Finalmente sei riuscito e adesso avrei fatto due volte perché non è una parolaccia lo so che tu mi metti di essere rischi quando ed è assurdo perché tu sei la mia dattilografa se la mia identità che scrive per me in questo momento non non c’è un altro qui non ci siamo solo io e tu questa detti lograta inesistente che però eh Ogni tanto va bene non importa quello che stavo dicendo e quindi scrivendo è che uno magari cioè uno magari cioè io sento un’attuazione verso dei votici e sento delle percezioni così come tu Adel hai delle percezioni su di me su miei stati di tensione o anche di ipertensione o anche di essere contemporaneamente inerte ed effervescente come io in effetti sono e come Forse in qualche modo anche tu sei nei tuoi vortici E allora io vorrei avvicinarmi a questi voti anche per capire per capire per sapere più che per capire per condividere in qualche modo questo vorticare se ti se ti è buono o cattivo ma anche questo non ha senso insomma non lo so appunto non si può e occorrerebbe vorticare insieme per poter capire i monopiedici vortice è una parola che i vortice vortice è una parola che ho usato spesso anch’io fin down fin da giovane Insomma Perché diciamo che Il vortice e dà un’idea nel vortice affondi e solitamente anneghi se è un classico vortice un Gorgo nell’acqua Tuttavia io ho anche immaginato che ci possa essere uno sbocco o anche intitolato un libro così un mio libro si intitola allo sbocco del vortice un libro di un po’ di anni fa come sei arrivato in fondo a questo vortice questo Borgo che poi è una parola che è molto presente Gorgo non Borgo no e molto presente in letteratura con sensi positivi e negativi li avevo messo anche in esego in erba qualche mia eseguendo esedragon esegualò is Erg esego e niente non ce la possiamo fare no niente Tu scrivi esempi manca una R Eh no vabbè niente lasciamo stare e questo è anche un invito forse a non moderare in qualche modo a moderare i termini ma in questo in un senso un po’ improprio e come dire in proprio E come dire Ecco cosa stavo dicendo mi perdo anche un po’ in questa in questa in questa maniera è che ecco allora uno dice ma c’è uno suo e poi io perché sì anche questo dire uno così e un altro diluizione è un’altra E le vigliaccherie chiamiamola vigliaccheria più che diluizione e ed è paragonabile con con la confidenza da lanciare verso l’altra persona verso le altre persone mi venivano in mente un qualche esempio qualche esempio anche corporale perché questo credo che noi lo sappiamo e lo sappiamo Tu Aden lo sai Anch’io lo so io l’ho rotta è l’orca l’orca l’orca Lorca Locke come Garcia Lorca come Garcia Lorca niente l’unico modo perfetto da scrivere a metterci prima a Garcia ma io non sono avversi a loro che io sono soltanto loro Eh ma a quel punto loro va bene niente va bene così Non preoccuparti Non preoccuparti latino con la famiglia Eh dattilogra la famiglia tattilografa mia Vabbè non lo so eh Ci sono delle parole che non conosci delle parole neanche strane che inventi E beh ecco succede sia per due persone forse fra due persone più importanti ma poi succede anche in un gruppo per questo lo paragonava anche a loro già Ah ah ah odio in campo sessuale si chiama orgia e quindi Eh vabbè niente Sì forse adesso l’hai scritto nei mento in altri campi si chiama approfondire una profonda confidenza attraverso metodi vari che poi i metodi non esistono il metodo è stare vicini e constatare se accade Ma c’è talvolta come un timore per cui ciascuno teme che l’altro sia invaso d’altro come dicevo prima Questo è realistico pensarlo perché succede di invadere anche tu Adel mi hai detto una volta che qualcuno anche quel quella ragazzo che sei venuto a trovare che ti ha ospitata nella mia città e mi dicesti che era stato a un certo punto Chi era venuto un po’ come un cavo amato in una carro armato come in una confidenza eccessiva improvvisa Ecco questo può può accadere su tutti i piani di anima e di corpo e il dosaggio è praticamente impossibile Io mi ricordo una volta perché questo forse è una scemenza Ma c’entra un po’ con il tema che dicevo prima della possibile orgia Il ritorno una volta che in una casa di di montagna mi ricordo una volta che in una casa di montagna eravamo due ragazzi e due ragazze non propriamente Nel senso che io In verità avevo avevo 48 anni e quindi forse il ragazzo non tanto ma è rispetto ad adesso che io sono molto vecchio E comunque non importa Eravamo quattro persone due maschi e due femmine una cosa classica una doppia coppia e io ero diciamo momentaneamente in coppia con una delle ragazze e il mio amico era in coppia con una con l’altra delle delle due ragazze e che erano anche amiche fra di loro così come eravamo amici No in quel periodo questo mio amico era molto amico poi come a volte succede Si è disperso succede e la morte non è l’unica cosa anche se è anche sulla morte era cosa più irreversibile di tutti ma ci sono altre altre altre case allontanamenti che forse hanno senso forse non hanno senso forse è una questione di spazio perché non ci potrebbe io patisco molto l’allontanamento io patisco molto la perdita l’abbandono e questo lo so che lo patisco nello stesso tempo a volte mi dico che se nessuno mai mi avesse abbandonato e se non avessi mai perso niente Non come potrei vivere non ci sarebbe forse l’orlo lo spazio per tutte queste cose Se tutte fossero rimaste eternamente nel piccolo pure eterno della mia vita Ciò nonostante io desidero che le cose rimangano eternamente questo lo desidero e sei contraddittorio non ha nessuna importanza Comunque per fare questo piccolo esempio in questa casa di montagna e io non ho esperienze di sesso di gruppo Ho avuto una vita sessuale a un certo punto anche soddisfacente molteplice ma con una donna per volta ehm c’è anche contemporaneamente nel senso di simultaneamente Ma non insieme in un luogo mi capisci No cioè magari avevo rapporti con tre o quattro donne ma una volta con una con l’altra con l’altra in in orari diversi quantomeno se non in giorni diversi e quindi Questo era accaduto un po’ particolare perché ad un certo punto ci stiamo messi lì in questa camera io e la ragazza con me da una parte lui è una ragazza con lui dall’altra parte e l’abbiamo fatto ciascuno semplicemente quello che fa una copia Cioè abbiamo alla fine s* Dopo aver cominciato a limonare ovviamente tu mi metti lì asterischi dattilografa E quindi cosa doveva fare degli eufemismi È incredibile Questa cosa che tu mi metti degli asterischi delle parole comunissimo soprattutto è incredibile che tu lo faccia mentre non Stiamo comunicando con nessuno mentre stai semplicemente scrivendo ciò che io architetto e quindi io potrei anche licenziarti per questo perché non io architetto Io ti detto io ti ho detto No è diverso no è diverso e quindi se non posso dire s* che che fradato che fra l’altro è un verbo Che significa anche delle altre è un verbo Che significa anche delle altre cose se per esempio adesso casa mia è veramente molto sporca e mi vergogno un po’ della mia casa ma sono un po’ depresso un po’ inerte e in casa mia Avrei veramente bisogno di s* per pulire la casa ma tu non me lo scrive neanche in questo neanche in questo caso qui quindi dovrei usare degli eufemismi anche quando non ci sono gli eufemismi cioè io infatti io dovrei dire che io e quella ragazza in quella stanza insieme con il ragazzo con l’altro ragazza era intrattenevamo ciascuno ciascuno ciascuna delle due coppie intratteneva un rapporto sessuale normale e così si può dire non sono normale Nel senso che abbiamo cominciato a limonare si può dire aveva cominciato a limonare e poi e poi abbiamo avuto adesso aspetta per cui sicuramente p* e non me lo scrivi Infatti E poi abbiamo passato siamo passati a un rapporto orale e poi ha un rapporto genitale genitale si può scrivere Sì genitale si può scrivere quanto tempo fai perdere però così ma il nucleo di questa questione era che a un certo punto non era una orgia Cioè non era sesso di gruppo ma per ragioni anche pratiche perché avevamo quella stanzetta lì in cui starne farlo e così senza stare accanto erano due copie e avevamo due copie in una stanza due coppie con due p coppie non Copy due coppie in una stanza che ciascuna coppia faceva l’amore faceva l’amore diciamo così isolante madre comunque io ero abbastanza innamorato della ragazza con me una cosa un po’ forse leggera e volante ma Ma importante Ecco appunto perché poi anche l’importanza delle cose È sempre un discorso un po’ così Eh ma non era questo il punto Il punto era che poteva essere proprio per questa situazione che non è che fossimo a due coppie proprio di geloso fidanzati sposati e abbiamo due coppie anche un po’ estemporanee per quanto in quel momento vuole Non so come dire insomma dai e poi pensato che magari poteva si poteva fare quantomeno uno scambio di coppia poteva essere un’esperienza interessante e ho pensato anche Ecco ho pensato questo Questo è il punto Il punto interessante è questo e che ho pensato che di queste quattro operazioni che eravamo lì che eravamo tutte persone tendenzialmente di aperte e disinibite Come si come si dice no va tutto là la ragazza che era con me era amava molto una molteplicità una molteplicità di uomini Insomma Eh ehm lì in questo paese di montagna Lei abitava in un paese vicino veniva lì insomma E come come si dice delle chiacchiere era stato un po’ con tutti era stata un po’ con tutti Ovviamente questa è un’iperbole Ma le piaceva fare l’amore con molti uomini forse anche lei uno per volta o quantomeno di orari diversi però chi lo sa non è nemmeno detto la situazione poteva anche portare a uno scambio di coppia Io ho pensato quantomeno uno scambio di coppia se non proprio a una nuova luce e io ho pensato anche a me piaceva l’altra ragazza ma penso che anche tutti e quattro in qualche modo ci fosse questo un piacimento e ho pensato che forse ciascuna delle quattro persone magari ha provato questo desiderio di fare questa esperienza e ciascuna delle quattro persone ha pensato fra sé e sé ma gli altri tre le altre due persone sicuramente non saranno d’accordo e se io propongo una cosa del genere è una cosa terribile Magari è ciascuna di queste persone e questo ha rinunciato a proporre una cosa che magari anche le altre tre invece desideravano e anche le altre persone cioè Ciascuna persona lo desiderava e ha rinunciato a dopo poco Perché temeva che le altre persone che venissero portate non desiderandolo Assolutamente no a loro volta e questa è una cosa corporale ma comunque le cose corporali sono importanti perché poi in questo caso si mescolano no che c’è corporale fino a un certo punto corporale Ma c’è anche tutta la psiche il livello di confidenza e a volte c’è un’interazione fra queste due cose nel senso che ci può essere uno scatto corporale che fa fare uno scatto di psiche confidenza e viceversa non si capisce mai bene cosa cosa arriva cosa arriva prima no ecco sicuramente sono liberazioni anche Liberazione che di vario tipo non lo so mi vengono in mente varie esperienze però devono essere nascosta di questa lettera che direttamente ha dele e non è ehm non è il caso di raccontare tutta la mia vita che potrebbe anche essere un po’ noiosa benché poi lei esperienze siano quelle su cui poi ci si può basare anche meglio per esemplificare per fondare dei dei discorsi e così mi veniva in mente ancora una mia amica che era una ragazza molto timida chiusa e poi si è sposata Vergine si è sposata vergine non vero cinese vergine No non vedo il cinese Beh è diverso vergine da vero cinese ok sì Volevo dire vergine Questa in fondo sia una parola che forse un po’ una parolaccia sotto certi aspetti però questa non mi metti lì asterischi e e quindi Eh poi ha avuto una bambina e poi dopo un po’ verso verso i 30 anni in realtà forse neanche 30 perché aveva fatto tutte queste cose Da molto giovane e si sia lotta di queste situazioni insomma no sì no lotta stop le palle rotta Vabbè non lo so comunque si è stufata E ha cominciato ad avere degli amanti insomma ma anche con una certa razionalità cambierà una ragazza che poi in realtà è una ragazza anche pratico una volta vinta la sua timidezza e quindi ho cominciato ad avere degli amanti e ha cambiato in questo senso la la sua vita almeno in qualche misura della cambiata che una volta mi confidò di avere due importanti fantasie sessuali le fantasie sessuali sono importanti e a volte anche difficile confidando e già confidate le fantasie sessuali Infatti me le confidò dopo che avevamo già più volte è s* l’avevamo già più volte s* tanto Adesso vi si capisce anche se metti gli ex che rischiavamo s* eh avevano scoperto e dopo e dopo un certo numero di s* mi confidò queste sue aveva varie fantasie sessuali ma due principalmente che l’avevano accompagnata fin da da quand’era ragazzina e che probabilmente uno psicologo troverebbe dei sensi anche in contrapposizione al suo puoi essere timida e sposata vergine e così ecco insomma no e le due erano una di queste fantasie era avere una doppia penetrazione avere una doppia penetrazione e quindi rimane una doppia penetrazione l’hai scritto giusto l’altra parte la fantasia Eva di fare del sesso non Eva era l’altra fantasia era l’altra fantasia era di fave del sesso a pagamento cioè essere pagata per fare del sesso cioè E cioè essere fare la prostituta si può scrivere Sì l’altra parola è più semplice no Quindi dobbiamo ripiegare io avrei voluto dire p* avrei voluto dire p* che si capisce anche coi tuoi c* di asterischi si capisce lo stesso cosa credi e Ma la cosa bella di questo perché le fantasie sessuali le possono avere anche le persone più timide Anzi forse le persone timide le hanno dove sia raccontare io tutte le mie e magari dovrei raccontare io tutte le mie Magari proprio a te Adel e che sicuramente ne capiresti cioè capirei che non ci sia più niente da capire ma non saresti io optata da questo da questo non sei sicuro la patata urtata Ma che patata vuota non saresti vuotata non sapresti urtata non saresti ovattata ma santiddio non saresti World tata ma credo che si sia capito Insomma che io magari ho anche un aereo e un po’ arrotata una erbe una R una r r si può darsi che Cinzia anche il fatto che ora è un po’ difettosa e Cinzia non so chi sia e adesso stiamo un po’ degenerando e il fatto interessante è che questa ragazza come non era quasi immaginabile poi riuscì a realizzare queste due fantasie Un po’ di tempo dopo quando già non ci vedevamo più tanto ma mamma me lo raccontò e riuscì a realizzare la prima Un po’ grazie alla seconda Insomma perché nel paese in cui viveva non era così facile trovare due maschi pronti a fare una doppia penetrazione a una ragazza del paese Insomma era una cosa un po’ complicata e allora lei trovo Insomma attraverso un’amica Insomma varie cose vari passaggi trovò in un paese di stato una ventina di chilometri una una tipa che organizzava appuntamenti Insomma una potremmo dire ruffiana si può dire offiana sì eh che devo organizzare gli appuntamenti a pagamento c’erano anche delle difficoltà economiche e quindi realizzare la fantasia sessuale fu anche utile da un punto di vista pratico E questa ruffiana riuscirà a presentarla bene nel senso che c’è un certo tipo di clientela che gradisce che che la la la la puttanazza della parola più giusta e umana da dire visto cosa c* mi hai scritto cioè non mi scrive p* e poi mi scrivi puttanazza ma non lo so Ma sei scema da chilografa E vabbè se non scrivi neanche dattilografa No invece di sì Adesso l’hai scritto che poi vedi come vedi com’è il patriarcato Vedi com’è è il patriarcato Anch’io sono contaminato dal patriarcato D’altronde dalla nostra storia perché mi è venuto spontaneo dire dattilografa cioè tu in questo momento che in realtà sei un programma di computer ehm di scrittura vocale che ho chiamato dattilografa e non dattilografo e questo è frutto ovviamente di una società patriarcale in cui l’adattilografa era normalmente una femmina la classica gatti Logan faceva anche la stenografa la stenografa c’era E vabbè E quindi e quindi riusciva più l’entrata bene che c’era una soprattutto in quella regione adesso non andiamo a troppi dati va bene che questa è una lettera immaginaria però e quando prese un certo giro Diciamo con questa clientela che Gradiva La La La La La signora della porta accanto Insomma quella della signora del paese accanto Insomma viene presentata per quello che in effetti era cioè una una giovane moglie sposata trasgressiva No in realtà questo funzionava fino a un certo punto perché poi comunque era poi sempre sesso a pagamento e però insomma lei simpatica poi soprattutto probabilmente ebbe successo con questa ristretta qui intelletto Ma l’hai stretta politica più o meno rispetto ai tempi clientela perché comunque le piaceva a farle era appunto la realizzazione di una sua fantasia oltre che un guadagno e quindi era abbastanza buona come situazione e a un certo punto la la la la ruffiana riuscì a organizzarle con due tipi adatti con due tipi adatti una doppia penetrazione quindi due quindi ebbe una doppia penetrazione con i due penetranti paganti quindi il massimo Insomma proprio la fusione delle sue fantasie con i più un guadagno concreto perché i soldi non erano immaginabili quindi la fantasia Sì ma poi portava a casa dei soldi non sono mai capito se alla fine il marito lo sapesse probabilmente a un certo punto Sì ma questo ma questa non c’entra Ecco stavo parlando delle fantasie sessuali no e e quindi del della questione che che analoga e analoga a quella delle fantasie mentali Forse sto dicendo una banalità Ma ripeto Ve l’ho già detto mi ripeto anche La banalità e il fare dei passi avanti con con la confidenza e come Ruffa dei fare dei passi avanti con con le mani sul corpo non so in un certo senso e c’è un momento un momento in cui Bisognerebbe Bisogna bisogna Bisognerebbe bisogno Cioè se uno riesce Bisogna capire se è il momento di dire una cosa profondamente confidenziale magari anche una cosa che turba magari una cosa anche raccontare una cosa di Seo fare una domanda sull’altro che che che turba e che è fuori luogo oppure che invece è molto in luogo Cioè è proprio il momento Anzi è il momento che che approfondisce l’amicizia che fa diventare il rapporto migliore e quindi se non lo fai sbagli se ti trattieni sbagli e però non lo sai magari invece Sbagli se non ti trattieni bisogna vedere che livello si evita anche vedere quanto l’altra persona è in grado Nel caso tu sbagli di rimediare in qualche modo No cioè di riaggiustare la cosa Insomma è complicato questo espandersi di confidenza psichica sentimentale Mentale Ma è paragonabile a capire quand’è il momento proprio per dire una cosa quasi volgare che poi la parola volgare è una parola abbastanza terrificante in Cosa vuol dire volgare e ma per stabilire è venuta così per fare un paragone e Come capire quando è un momento in cui puoi mettere una mano semplicemente mettere semplicemente una mano a fare le cosce di una donna di una ragazza e io questo non l’ho battuto molto nella vita perché non l’ho mai capito bene e secondo me almeno un centinaio di volte si beh Forse esagero parecchie volte dall’adolescenza dal giovinezza anche un po’ dopo e non ho avuto il coraggio di metterla questa mano fra le cosce e così come non ho avuto il coraggio di dire delle cose che invece magari andavano dette e stabilivano un buon rapporto e Ce chi capisce molto meglio queste ciechi capisci molto meglio queste cose e non come dire non necessariamente si tratta di persone come dire più in gamba più più sensibilissime e più anche più buone buone posso usare questo aggettivo non mi metti di asterischi in realtà dovresti mettere l’asterisco più alla parola buono e cattivo che è la parola p* perché eh buono e cattivo sono due parolacce in fondo Sai non è così semplice Eppure a volte si usano così come si usavano parole come amore di libertà ho detto sì uvano si usano non si usano Ma che c* scrivi l’umano Vabbè credo che Adel credo che Adel capisca ugualmente e cosa stavo scrivendo cosa stavo dicendo Ah sì Io per esempio ho avuto una sera ma questo non molto tempo fa quindi già l’altra persona adulte persone adulte non è un ricordo di quando ero ragazzo stavo in un locale c’era un tipo che conosco un artista diciamo Ma insomma boh e che si è seduto su un divano accanto a una che fa l’avvocata l’avvocata nonché questa abbia importanza comunque e non si conoscevano poi anche chiesto perché qualche volta ho avuto anch’io chiedere ho chiesto poi a una tipa del Insomma secondo me erano amici riconoscono così no c’era una cosa c’è una lettura Insomma un incontro culturale di questi qui è stato anche abbastanza un po’ noioso diciamo come spesso questi incontri sono anche noiosi e c’era venuto anche questa avvocato una giovane donna bella è anche intelligente e direi che fa dei discorsi profondi profondi respirano seduti lì ci sono delle sedie per poltroncine di Olivetti e questo signore non con livelli vecchi divanetti divanetti vivatti ecco E questo Insomma sui 50 anni è abbastanza noto come Vediamo se come tombeur de Fam Maometto un tombeur de Fam un momento non so cosa c’entri Però più o meno sei capito più o meno si capito Quindi sì abbastanza con questa storia di essere capace appunto di fare questo di capire Forse queste cose Proprio non capire e a un certo punto questa ha cominciato siano conosciuti Lì c’erano seduti per la prima volta venne anche della stessa città avvocata E lui ha cominciato a toccarlo cioè proprio lì non potevo non vederlo e osservare la seduta davanti e questo mentre era tutti lì ha cominciato a toccarla ma toccarla ad abbracciarlo una mano sulla spalla e poi appunto la famosa mano fra le conoscenze che tra l’altro era un paio di persone nel locale anche un pochino imbarazzante devo dire però a vedere questo questo approccio un po’ spinto però Lui giustamente se ne fregava giustamente se ne fregava perché lei è Gradiva e lui deve avere capito che lei in qualche modo creativa anche se l’aveva Appena conosciuta infatti lei e poi se ne se ne andavano a casa a casa di lui che fra l’altro abitava lì vicino e si fecero sicuramente immediatamente una bella s* così tanto ormai Eccoli asterischi si capisce lo stesso e quindi perché ho fatto questo paragone perché perché c’è Chi c’è questo non è non è una cima diciamo noi cioè nel senso Voleva mancare di rispetto non un artista che fa delle cose non profondissime Ecco però evidentemente C’è un talento c’è un talento nel capire quando puoi mettere la mano fra le cosce quando invece no perché anche pericoloso perché se invece non lo capisci e lo fai quando non lo dovresti fare come minimo c’è un litigio una reazione violentata poi si può arrivare anche una denuncia per molestie e invece se è il momento tu l’hai capito Anche se questa persona lei conosciuta da 15 minuti e allora la barba molto bene e va molto bene e quindi e quindi questo probabilmente succede anche con Con tutti i tipi di confidenza Ecco diciamo così e quindi niente quindi e quindi perché lo scrivo a te Adel per perché con te sento una forza e attrazione confidenziale Ecco una forte forte attrazione confidenziale chiamiamolo così forse anche una forte attrazione in generale che però quasi non mi permetto di dire Appunto perché non so se è troppo anche se poi Siri non significa non significa che io vorrei in questo momento salutarti addosso ai tuoi guadagni in questo momento mettersi una mano a fare le conosce e non è questo il una mano fra le cosce Sì si può scrivere No a fare le riconosce però a volte tu dattilografa hai delle interpretazioni perché io ho detto una mano fra le cosce Giusto giusto E tu hai scritto una mano a fare le conoscenze in un certo senso non hai tutti i topi adesso hai scritto un’altra cosa ancora ma comunque tante poi è una cosa che serve per conoscervi neanche un po’ conoscere la prima e quindi c’è una situazione di condivisione di vortici in generale dove però la la la componente robotica è importante come sappiamo non robotica Dai questa è proprio brutta eh rotica erotica erotica Oh ce l’hai fatta No perché c’è il posto di erotica mi scrivi robotica e proprio brutto molto brutto davvero o chissà magari c’è una filosofia anche dietro questo dietro la detti local Fabio attuale E sì vabbè abbiamo tirato fuori anche un Fabio e non lo so questo proprio da dove salti fuori fuoco e quindi dopo determinate erotica che cerca praticamente sempre ehm forse c’è fra tutti gli individui anche al di là del genere perché c’è comunque una percezione corporale poi eh io quando sto bene con una persona in qualche modo sto bene anche con il suo corpo che non significa che che si facciano degli altri sessuali però c’è comunque questa componente fisica e quindi teorica A volte anche complicata e va detta e D’altronde sono percorsi complicati che che a volte cominciano e poi vanno avanti adagio adagio se hanno il privilegio di poter andare avanti Cioè se il privilegio consiste nel fatto che si stia vicini e quindi nel fatto che si voglia stare vicini ma in un certo senso anche che accadano tu quello che tu abbia del mi capisca che è una cosa che si che tu Aden tu Adel tu ami capisca e vabbè dati lografo ogni tanto ha proprio i numeri e mi capisca perché mi viene l’esempio l’esempio con con una ragazza che chiameremo di questa lettera immaginarie è triste lamm Tristan not listvan facciamo Tristan non era quello facciamo anche triste dai No triste tu Istant è troppo complicato Guarda chiamiamo la Nina che è la chiamiamo Nina Nina Cioè non ha molto senso ma direi con dei nomi complicati non ce la puoi fare cara la mia dattilografa e quindi con una ragazza le chiameremo Nina c’è stata tutta un percorso anche con delle pause ma pause non troppo lunghe che ha portato a un avvicinamento psichico mentale di vicinanza di anima e parallelamente anche fisico con molte esitazioni e D’altronde il lei il discorso di questa esitazioni il momento del della prima volta letto insieme in cui non abbiamo fatto sesso ma siamo stati per la prima volta a letto insieme aveva addirittura messo in una poesia tu lo sai che tu sai Adel che io lo Lorca io Lorca faccio faccio le poesie l’ho messo l’ho messo nel proprio descritto in una poesia che dà la poesia che dà il titolo al mio libro più recente Insomma facciamo queste cose abbiamo in comune meglio fare queste cose in qualche cioè facciamo dei libri tu Adel hai fatto dei libri Io l’ho fatto dei libri forse non è la cosa più importante che ci avvicina però è anche una corda perché probabilmente anche fare dei libri vuol dire eh vuol dire vuol dire avere l’esigenza di buttare fuori tirare fuori dando una una veste di parole poi sulle parole C’è tutto un altro discorso da fare è Comunque immaginavo una Una mia fantasia che più che una fantasia è una specie di come come Pensare come potrebbe accadere come sarebbero le elezioni cioè perché se noi ci vedessimo Ma io a un certo punto mi sono immaginato steso in steso su un tappeto da un po’ può essere i dettagli non sono importanti ma ho immaginato me stesso steso su un tappeto e ma in cui magari noi stavamo chiacchierando venivano fuori anche delle cose profonde e tu a un certo punto così anche senza dirmi niente mentre io sono steso sul tappeto così comodamente steso sul tappeto e stiamo chiacchierando tu che mettiamo Hai una gonna indossi una gonna e non le mutande e tu ti accovacci vieni vicino a me Ti accovacci su di me ti accovacci sul mio volto poniamo sul mio collo insomma vai sul mio volto che ti accovacci sul mio volto e mi piscio in faccia e mi piscioli per pisci mi pesci tu mi capisci tu mi dici in faccia tu mi manchi anche tu capisci tu mi dici filosofo queste dattilografo Perché in effetti dopo che dopo che mi pisci in faccia secondo me cambiano delle cose Adesso l’ha scritto giusto cambiano delle cose in qualche modo cambiano delle cose Ho immaginato come al solito essendo io terribilmente timido un qualcosa che potresti fare tu nel momento qualsiasi siamo vicini Siamo in un posto Io sono disteso e tu improvvisamente mi mi mi piscine in faccia e da quel momento in poi e secondo me cambiano delle cose e cambiano la mia fantasia cambiano il meglio nella mia fantasia cambiano in meglio Ovviamente in un’altra situazione potrebbe cambiare impegno cioè in lui di un’altra situazione potrebbe incazzarsi come una iena e io so che anche se non è non ho molta questa esperienza forse anche per questo o fantasticato immaginato qualcosa di cui non ho particolare esperienza perché con le donne con cui sono stato Bisogna dire che abbiamo fatto del sesso abbastanza normale per lo più una volta una volta una mi ha praticamente un paio di volte quasi annegato annegato nella sua f e annegato nella sua essersi rischi Ma si capisce accovacciandosi Appunto su di me così però non ha pisciato mi ha lavato la faccia mi ha lavato la faccia con i suoi umori che è stato molto bello eh con i suoi umori i sapori e odori era molto acquea molto acquosa che è bello che fosse così e passandomi la f* sul viso più volte mi ha praticamente lavato la faccia come le sue amo loro se sei carenzioni ecco amorose secrezioni vedi che ce la puoi fare Devo parlare lentamente amorose secrezioni mi ha mi ha lavato la faccia Però non mi ha proprio pisciato Un’altra invece una volta pisciato ma mi ha pisciato sul sul ventre il picchiato sul vetro in un modo quasi un po’ involontario Infatti poi si è scusata lo fa perché sei scusata non era il capo si sia scusata per il materasso più caldo effettivamente poi perché ha mollato una pisciata veramente oceanica Si vede che ad un certo punto lei è partita e poi vivere asciugare il materasso è stata una cosa abbastanza lunga ma io in realtà ero contentissimo poi a me piace che il materasso Io sono abbastanza non sono molto igienista lo ammetto e che il materasso ad essere macchie e tracce odori Un materasso che ho cambiato quando quando venne ad abitare con me Nina Nina ma non fu quello il motivo è che si era sono coincidenze interessanti in realtà poco prima che venisse ad abitarla quindi hanno fatto in tempo a stare su quel materasso prima di lei ancora altre due donne ma perché si era completamente sfasciato Insomma dopo 23 anni Sì perché lo presi quando avevo quando no vent’anni Perché diciamo il vento dopo vent’anni non ci sono più i materassi di una volta insomma puoi metterci una volta c’erano materassi che duravano un secolo Questo era un materasso a molle ormai le molle stavano uscendo e non piacevole non era piacevole ogni tanto magari ti ritrovavi una molla nel c* e questa non era piacevole quindi mi decisi a cambiare questo materasso e sul materasso precedente quello di materasso presidente aveva molte tracce di varie cose da dal piscio di questa ragazza di sperma chiaramente è un po’ di sangue questo vale un po’ di sangue messo di sangue mestruale ce l’hai fatta di sangue megmail.com lo so questo può anche essere anche questa è una con una confidenza nel senso che a me non ha mai fatto schifo fare sesso con donne e con mestruazioni in mezzo ad altri pare che faccia schifo e poi ci sono ci sono delle religioni che lo vietano dei giorni vietano tutto quindi delle regioni che abitano lì già vietano tutto quindi però mi è sempre incuriosito ‘sto fatto che è il sangue mestruale vengono associate delle delle cose anche terrificanti o e penso che su questo tu tu Adel mi capisca perché perché sì hai fatto anche hai fatto una volta anche un video con il tuo sangue mestruale e interessante poi noi siamo abbastanza siamo abbastanza matti che diciamo così matti per capirci tu e io che facciamo queste cose insomma anche le poesie sono una cosa matta e lo scrive e anche tutto il resto il fatto che tu abbia fatto un video con il tuo sangue mestruale mi fa intuire però le mie intuizioni non sono mai sicure e che io sono insicuro questo lo dichiaro e che tu abbia con il sangue mestruale è un un rapporto che in qualche modo io posso capire che non significa che non significa probabilmente che potrei in un modo tranquillamente s* mentre tu hai le mestruazioni perché Innanzitutto non probabilmente non possiamo tranquillamente s* in nessun pranzo ehm Vabbè comunque la mia fantasia era di una cosa che mi è successa poco perché forse volevo immaginare appunto qualcosa di nuovo cioè con che effetto mi farebbe se tu no una che uno chiunque non una qualsiasi Ma se tu Adel mentre siamo lì che chiacchieriamo Io sono magari sono disteso potrebbe essere anche sul divano Sono distese una posizione tale per cui tu ti accovacci su di me poi tu mi sembri abbastanza facile quindi riusciresti ad accovacciarti su di me forse in qualunque posizione io fossi e niente improvvisamente Mi piscio in faccia sbaglia sempre la persona da di loro perché pisciarmi faccia da solo non so come A parte che è abbastanza complicato Ci vuole un po’ di contro opzionismo Vabbè comunque si capisce lo stesso con contorsionismo contorsionismo Hai capito sì non controllalo opzionismo e quindi cosa c’entra tutto questo che intanto è un Probabilmente sto dicendo scrivendo questo anche proprio per una forma di sblocco erotico No per poter dire con te Adel babbo anche di queste cose erotiche ma non le cose erotiche parlo non babbo parlo di queste cose vecchie ma non le cose erotiche dei video delle poesie Mah eh in questa lettera immaginaria tra te e me cioè fra Adel e l’orca e lo sapevo che non ce la faceva scrivere vediamo se c’è da fare una volta Adel e l’orca No credo che anche questo potrebbe essere psicologicamente interessante È l’uomo l’uomo come Orco è un tema molto interessante e che molto dibattemmo con Nina Perché era difficile non essere l’orco però qui e adesso mi piacerebbe che riuscissi a scrivere una volta i due nomi vicini Adel Lorca Oh incredibilmente ce l’ha fatta non adesso non non prova una seconda volta prendiamo per buono che è riuscita una volta a scrivere i due nomi vicini e quindi il succo di tutto questo è che poi ehm ehm Questo potrebbe dare delle sensazioni Io credo piacevole che poi anche lì Mi sta piovendo Che cosa c’è di piacevole se lo analizzi non so senza analizzare nel fatto che uno ti piscio in faccia non però adesso tutte le cose aromatiche il piacere erotico si nel corpo le zone le zone comunque Insomma si fa un po’ di tutto l’olio oppure anche di niente e comunque immediatamente questa cosa che noi siamo distesi e tu mi fai questo questo atto che psicologia può essere interpretata in mille modi di dominazione potrebbe fare fare schifo potrebbe però io in realtà non è una cosa che cioè non è una cosa che ho mai veramente desiderato anche perché sennò con alcune con qualche donna con cui ero entrato in una maggiore confidenza erotica Avrei anche potuto chiederglielo anche se io sono abbastanza bloccato e anche nel sesso anche quando faccio sesso quando ho fatto perché adesso al presente non sta succedendo da un bel po’ di tempo ho sempre avuto molta difficoltà a chiederlo sempre lasciato che le cose scorresse e forse forse anche bene così ma non è mai tutto bene tutto male magari in certe circostanze Non sarebbe neanche sbagliato chiese Senti per favore mi capisci in faccia bello a questo capisci al posto di pesci comunque va beh insomma sai come se fossi deciso poi tutto questo ma spero che si decida di abbastanza bene e la sinistra sono state però siamo abbastanza lontani e io non vuole la minima idea del Ecco cosa è proprio questo la valenza dell’esempio io non ho la minima idea se a te potrebbe farti piacere e pisciarmi in faccia Cioè Eccomi venuto in mente quella cosa che hai raccontato in una cosa scritta pubblica un conto ma che poi ha raccontato mi era raccontato anche più privatamente quindi deve essere una cosa vera di una di una volta che hai che hai cagato in mare e poi qualcuno ti ha ehm Chiara ha leccato il c* diciamo ehm pulendola anche facendoti un bidet insomma Beh sì Non lo so francamente con la me m* Eh boh non lo so vedi come tu dai tutto abbastanza complicato no no sono convinto che a livello di piscio non Cioè a me piacerebbe tutto sommato credo che mi piacerebbe se tu mi pisciarsi in faccia mentre probabilmente avrei più difficoltà a farlo io a te Cioè Potrei farlo io a te e lui forse davvero dovresti davvero proprio chiederlo esplicitamente perché altrimenti credo che non avrei il Cioè non sentirei mai la sicurezza che fosse una buona cosa per te Ecco Insomma è una cosa piuttosto comune complicata qui tutta questa complicazione che c’è nel sesso e che di cui parlandone adesso mi sono anche un po’ sfogato di componente aerobica e però parlamente sì aerobica erotica e parallelamente la mente e cioè in tutta in tutta l’altra parte della variazione della parte psichica io non riesco Non riesco a liberarvene neanche quando ti scrivo le lettere e ed è una cosa che comunque non ha una soluzione se non con dei passi con delle intuizioni con delle varie intuizioni Il percorso ripeto con Nina è stato veramente molto particolare D’altronde quella con lei È stata un’esperienza che a me sembra eccezionale cioè sicuramente è stata eccezionale per me e credo anche per lei perché c’è stato questo avvicinamento o quasi miracoloso con le dosi giuste almeno per circa un anno no con gli scontri con tutto ma con un progressivo entrare l’uno dell’altro in tutti i sensi e poi però nulla mai Basta Nel senso che poi sia rotto tutto si è rotto tutto in ogni caso c’è stata l’allontanamento hanno prevalso altre cose che a volte per semplicità chiamo i demoni in lei i demoni in lei e mai è molto semplificante Questo demone in lei adesso sto leggendo mille piani di Let’s gottari e scrivere il nome di questi due autori vediamo delle Muse delle Muse No delle Muse uattari in guattari Sì però col titolo mille piani e sottotitolo capitalismo e schizofrenia eh capisce si capisce di che libro si tratta e c’è quindi che cosa c’entra E beh c’entra che questi che si possono chiamare molto semplicisticamente demoni sono dentro ma vengono molto da fuori sono Insomma sono il potere Insomma il capitalismo sono e sono la famiglia sono possono essere qualcuno in particolare ma è tutto ciò che ci circonda e ci schiaccia e a cui spesso diamo una mano noi stessi Cioè ci schiacciamo anche da soli e la modalità della morte di Mina che tutti possono dire che è lei che è lei che si è uccisa e questo sì si può dire un dato ma la mano che l’ha uccisa e si la sua mano che che ha fatto scavalcare la ringhiera del suo corpo ma e la mano di tutto questo che la mando di tutto questo che ci schiaccia e ci circonda e lo rende difficile ogni anche ogni comunicazione Ecco io ho voluto scriverti questa lettera in cui volevo dire un sacco di altre cose ma credo che sia venuta già anche abbastanza lunga poi in fondo potremmo poi tanto se voglio te ne scrivo un’altra no eh Anche se pure lì ho dei freni ma li supera abbastanza cioè dei freni nel senso che se io ti scrivessi 10 pagine al giorno probabilmente saremo un r* non sarebbe r non lo scrive Se ti scrivessi dieci pagine al giorno sarei un importuno in opportune ok e la parola di prima era composta dal verbo rompere E dai testicoli si capisce No escono delle parole che permette di asterischi delle parole che mette gli asterischi nelle parole questa questa tipa E va bene quindi ho fatto anche questo esperimento di una lettera che io l’ho pensata anche come una cosa da pubblicare per diluire però adesso che sto arrivando alla fine non sono più tanto convinto Non lo so sono forse c’è un estraneo che la legge però una lettera per te sia chiaro ma diluita con il pensarla un discorso anche pubblico forse un po’ come fai tu anche come fai tu in quegli scritti che metti su quel blog diciamo a dire e non stiamo lì e quando dicono non stiamo a dire e come se il mio cervello pensasse Allora da questo poi viene letto da altri e quindi non bisogna mettere riferimenti personali Se invece io avessi deciso che lo leggi solo tu si possono mettere tutti i riferimenti personali che si vuole E vabbè E non lo so però cosa fare intanto sicuramente loro non mando a te è una lettera per te Adel è una lettera scritta da Lorca ad Padel Adel Adel Sì c’hai messo adesso il padre Cos’è uno sforzo Vabbè Questa è lattilografa fa Cos’è uno sforzo No vabbè bella Sì vabbè insomma E forse adesso li ha dati logo e la fai stanca Può darsi che la dattilografa sia stanca Sicuramente parlo anche troppo velocemente dovrei parlare più lentamente e vero in fondo anche se virtuale Sei una dattilografa e io sono un sono cattivo se parlo troppo velocemente anche perché non sei una stenografa ma una dattilografa adesso stavo parlando con questa mia collaboratrice che scrive le cose ma chiudiamo qui questa questa lettera E beh intanto la mando a te visto che le lettere di campo Ogni tanto le perdono ma poi te ne manderò anche ai cara Adel le lettere di carta perché mi piacciono e sono un po’ più carbali o forse hanno anche il vantaggio della diluizione temporale ci vuole scrivo le chiudo le imbuco e poi arrivano dopo un bel po’ di tempo ma purtroppo a volte il tempo diventa infinito cioè un po’ di tempo va bene ma certe volte invece vedo che non arriva non mai e questo non è non è poi non è bene non è bene e questo invece adesso andrà per le vie delle vie elettroniche e quindi andrà Ciao Adel Un bacio da lotta e lotta ha scritto lotta Ciao Adel Un bacio da Lorca Ah adesso ha chiuso bene Ciao


28 maggio 2024

Ciocovel

25 venerdì Ago 2023

Posted by carlomolinaro in prosa

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bigotteria, impegno civile, politicamente corretto, società

Stavo pensando adesso – attività pericolosissima – una cosa. Dunque. A me il velo islamico, nei suoi vari livelli, mette tristezza, così come anche quello delle suore e simili: mi dà la sensazione di una negazione della donna, di un rinchiuderla, di un metterla in un sacco come cosa vergognosa. Poi mi dà anche un disgusto estetico, mi sembra un affronto alla bellezza della creatura umana, alla fiaccola che (secondo me) non deve mai essere messa sotto il moggio, a una deturpazione del fascino arcano del corpo – così come certe coperture a tappeto di tatuaggi o certi macelli di piercing. Però magari qualcuna è contenta di velarsi, e molti sono contenti di farsi metri quadri di tatuaggi e trafiggersi con chili di metallo varie parti del corpo. Ogni persona è diversa e ha un diverso linguaggio – la comunicazione si basa sul cercare, con amore e tenacia, piccoli agganci, parole in comune da cui partire – eh, mica è facile, fin dall’antichità.

A “voi” (alla maggior parte di “voi”: è che non ho ancora letto o sentito voci di dissenso – chiedo scusa di questa generalizzazione, ma è per semplificare la sintassi) invece dà fastidio una ragazza parzialmente ricoperta di cioccolata messa in una composizione di arte certo non sublime ma comunque, nelle intenzioni, arte: creazione, idea. Io viceversa di questo non ho nessun fastidio, ci vedo solo il lavoro di una modella al servizio di una “installazione” mediocre sì – ma è, se ho ben capito, un alberghetto di grossolano lusso, non il Guggenheim o la Biennale – e non si può censurare niente, mai, sulla base del “livello artistico” – se no è subito regime. Artisticamente potrei tutt’al più criticare che la ragazza fosse in bikini: è ovvio che in una situazione del genere, fluida e statuaria, doveva essere completamente nuda, come Venere o un marmo greco o una sirena – ma d’altronde a quest’ultima i disneyani mettono il reggiseno e vabbè.

Spero che la modella sia stata contattata correttamente, abbia espresso un suo parere sull’opera e sia stata adeguatamente compensata. Stranamente di questo, che per me è l’unica cosa “moralmente” rilevante, non trovo (magari non sono bravo a cercare) traccia nei vari articoli. Tutti si fermano allo scandalo di un’immagine. E vanno giù pesanti, come se quell’immagine fosse il massimo della turpitudine, peggio persino del sorrisetto ebete estasiato con cui un attore/attrice proietta, in una pubblicità di dieci secondi, un detersivo o un’automobile nel mondo delle emozioni profonde, cioè defeca sull’anima – ma di questo nessuno si accorge, si vede che va bene così.

Nell’accanimento contro una statua vivente di cioccolato (questo è, alla fin fine: niente di che) vedo turbinare cattive coscienze, bacchettoneria, invidia, conformismo vile, maschere ipocrite, misoginia; vedo “il corso della vita deviato su false piste”, ossia ciò che i bambini di Sereni non perdoneranno. Questo vedo io, poi si tratta solamente di me, del mio cuore un po’ esagerato e dei miei occhi, niente di rilevante.

Però: io non mi metto in guerra contro il velo islamico o monacale, e nemmeno contro i tatuaggi-tendaggi o contro il piercing-ferramenta. Mi limito a dire che sono cose che non mi piacciono: il che non mi dà nessun diritto di censura o discriminazione o condanna. Non scaglio nessuna pietra contro nessuno.

“Voi” invece scagliate eccome, o così mi pare, forse sbaglio, ma nel caso la domanda che vi faccio è: perché?

Non so se mi sono spiegato bene, fa caldo e sono un po’ stanco.


Scritto il 24 agosto 2023.

Versi in sogno

26 martedì Lug 2022

Posted by carlomolinaro in prosa

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amore, sogno

Stanotte ti ho sognata, ed era un sogno simile ad altri di mesi fa, in cui tu cercavi di dirmi delle cose, o a voce, o scrivendole, o passandomi un libro, ma io non riuscivo mai a sentire né a leggere, perché non potevo avvicinarmi, ero bloccato, c’erano delle barriere.

Nel sogno di stanotte invece sei più tranquilla, cominci a indicarmi parole sulla pagina di un libro, poi spingi il libro verso di me e stavolta vedo, leggo. Leggo e capisco, però molto svanisce, ma tu mi rassicuri, e su quattro versi, che sono isolati su una pagina ma continuano il discorso di una pagina precedente, mi soffermo, li vedo proprio bene, e mi sveglio.

Nel dormiveglia ancora, scatto in piedi, penso “stavolta non li perdo”, mi fiondo a capogiro al tavolo dove per fortuna c’è carta e c’è biro, e li trascrivo.

nemmeno i capelli degli uccelli
hanno gli intrichi dei miei
e devo dare un colpo
al panato, procedendo oltre

Prendo fiato, sono contento di averli trascritti. Per mezz’ora ho le orecchie strane, come quando passi di colpo da un’aria rarefatta e una più pesante, mi agito, prendo qualche goccia, dopo un po’ mi tranquillizzo, rileggo.

Certo, “panato” potrebbe essere un errore per “passato”, che avrebbe senso: un colpo al passato. Però (i miei studi di linguistica e filologia) bisogna stare attenti alla trappola della “lectio facilior”. Ho visto e trascritto “panato”, sono sicuro.

Tu usavi spesso dei piemontesismi (di confine ligure) deliziosi: l’arbanella, barattolo per metterci le conserve, il brandone, rimprovero/sgridata che, raccontavi, tuo nonno faceva a tuo padre se sgarrava…

Panato in piemontese vuol dire qualcosa come “invischiato, caduto in trappola”, potrebbe essere legato alla “pania”, anche se ho visto che alcuni lo collegano alla cotoletta im-panata e dunque pronta per essere fritta. T’ses panà: sei preso, sei in trappola, sei fritto.

Forse un colpo ai tuoi intrichi invischianti – richiamati da quelli bellissimi dei capelli, parlava dei tuoi capelli la prima poesia che scrissi per te, ricordi? – mandarli via, procedendo oltre. Citi anche gli uccelli, che possono essere presi alla pania, in un tipo di caccia molto crudele che oggi credo sia vietata.

O forse sono io che non capisco mai bene (mai: in nessuna circostanza!) ed è “passato”, non “panato”, è la cosa più logica. Mah.

Comunque grazie per essere venuta a trovarmi. Mi è parso che tu stessi abbastanza bene. Grazie per avermi dato quattro tuoi versi nuovi su cui meditare.

Sì, lo lo, la scienza, la neuroscienza, non sei tu, sono i miei neuroni, ma insomma, vada un po’ a quel paese pure la scienza, ho visto te e quei versi me li hai dati tu. Se procedi oltre, tienimi informato… se vuoi. Ne sarei contento. Per dove t’incammini?

Domani sono quattro anni da quando ci siamo visti la prima volta, ma lì da te il tempo è diverso o addirittura non esiste, forse. Non si può sapere.


Scritto nel 2022.

Il deserto cresce

26 martedì Lug 2022

Posted by carlomolinaro in prosa

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riflessioni

Alterno Heidegger a video porno di gaping:
ho bisogno di trovare dello spazio che mi attragga.
Compare a tratti il sole fra le nuvole
alle sette e cinquantatré del nove novembre
duemilaventuno: ogni aurora è diversa
così come ogni fica, ma il deserto cresce
scrive Nietzsche e dedica a queste parole
lezioni Heidegger nel semestre invernale
1951-52 a Friburgo in Brisgovia, dove anche
insegnò filosofia Francesca, con cui feci l’amore
nella mansardina di via San Donato
e ne conservo foto nuda, belle, il deserto
– guai a colui che favorisce i deserti –
il deserto è l’inaridimento che impedisce
ogni crescita futura o costruzione.
Le modelle nei video porno di gaping
anche da sole, senza un partner, dilatano
quanto più possono il culo e la fica:
traendo con le dita si schiudono in voragine
rendendosi accoglienti come cortili
d’oratorî di periferia di prima delle norme
di sicurezza, come fresche umide grotte
larghe di luce che non nasconde trappole:
è una scena irreale, non è mai così
la vita, certo, ma è finzione che riposa
– fiction si dice adesso, mentre il deserto cresce
con entusiasmo e un superuomo ancora
ottuso prende il controllo della Terra.
Sia Heidegger sia le modelle di porno
sanno di creare uno spazio/essere illusorio
per il pensiero, per il desiderio:
però lo creano e se tutto è linguaggio
può darsi che un tono o un’asserzione inceppino
la marcia del deserto, benché ciò non sia credibile.

Bibliografia
F. Nietzsche, Così parlò Zarathustra, 1883-1885
M. Heidegger, Che cosa significa pensare?, 1954
K. Slut, Look into my soul through the pussy, video, 2020


Scritta nel 2022.

I bambini feriti

26 martedì Lug 2022

Posted by carlomolinaro in prosa

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cose di dentro, scenari

Non vi avvicinate. I bambini feriti
stanno chiusi, piegati, non ci sono per nessuno
e non si raccontano. Li raccontano altri
per approssimazioni, è meglio non sentire.
Stanno chiusi, piegati, senza sapere sanno
che nessuno può dire né guarire
né risarcire né restituire
né consolare. Chi li tocca ripunge
le ferite. Non vi avvicinate.

Può accadere che due bambini feriti
si accorgano fra loro, per essersi guardati
senza parole. È un rischio. Lo corrono
talvolta, prima rapidi, guardinghi
pronti alla fuga. Ogni taglio è diverso:
genera lingue sue mutevoli. Senza
sapere sanno che non si può capire.
Inventano un gioco che li renda complici
e se va bene, in tregua, si sorridono.

Passano gli anni, se passano: cancrena
o cicatrice, dissanguano o rifanno
vene nuove, una pelle compatibile
con l’esistenza o no. Chi muore, muore.
Chi vive ha voglia di guardare avanti
in quel tratto di strada che percorrere
sembra ora si possa, con parti salvate.

Ricorda a strappi le mutilazioni
e il sanguinare. Se prova a raccontare
ciò che adesso gli pare di vedere
più chiaro, ode in sé un uomo parlare
per approssimazioni, è meglio non sentire.

Non vi avvicinate. Il bambino ferito
non alza il capo, non apre le mani:
nell’uomo adulto che è sopravvissuto
sta in un piccolo spazio, silenzioso.
Se ne avverti il respiro, non fare rumore:
ha pianto a lungo, lascialo dormire.

[tutto questo, sono approssimazioni
insoddisfacenti, per tirare avanti]


Scritta nel 2022.

Confusione, pioggia, 10 novembre 2021

13 sabato Nov 2021

Posted by carlomolinaro in prosa

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riflessioni

C’è una fase in cui il bambino certamente vuole che la madre sia sempre presente, però anche assente, vuole una madre con un interruttore, da accendere in caso di bisogno, per le carezze, per le rassicurazioni, da spegnere se critica indaga condiziona pone limiti – ma, anche spenta, che non si allontani. Dunque percepire l’altro come una cosa garantita di cui usufruire e poi riporre, e non come una persona con cui interagire alla pari, è la condizione di partenza, non una degenerazione successiva.

Condizione di partenza dalla quale ci si evolve, se ci si evolve, ma in che modo avviene questa evoluzione? Qui entrano in gioco le grandi parole fumose, quelle che nessuno ha mai davvero definito (“amore”, “sentimento”) e usare parole fumose è un buono stratagemma, comprensibile, per confondere il disegno intollerabile che inciso sul fondo rimane. Il fumo bene modellato può arrivare a creare un mondo nuovo sovrapposto, così denso da poterlo chiamare (inquietamente) reale.

Mi ha sempre colpito che a evolversi nella storia della lingua fino a indicare l’essere umano nella sua completezza sia stata la parola “persona”, una parola che nasce con il significato di “maschera”, il Calonghi dice dall’etrusco “φersu” ma è forte l’accostamento al verbo latino “personare” (intensivo di “sonare”) che vuol dire suonare forte, risuonare, amplificare il suono: nell’antichità la maschera in teatro serviva a coprire il volto ma anche (mediante una bene studiata forma e apertura) ad alzare, amplificare la voce, non c’erano i microfoni con le sofisticate apparecchiature elettriche di oggi.

Persona, copre il volto alza la voce.

Persona, copre il volto alza la voce.

Persona, copre il volto alza la voce.

Come ci si evolve dalla condizione primaria in cui l’altro è soltanto bisogno e paura, perché ti dà vita (ne hai bisogno) con una carezza ma ti uccide (ne hai paura) con un divieto, un limite? Ci si evolve davvero o è tutta una finzione, teatro, diventiamo persone cioè maschere, copriamo il volto (che incessantemente rivela) e alziamo la voce (che sa mentire)?

Quella sera ti chiudesti in camera stanca e addolorata, luce spenta e silenzio assoluto, per ore, sapevo che entrando o anche solo bussando ti avrei disturbata e infuriata, “lasciami stare”, così resistetti all’ansia e all’apprensione, me lo imposi, ma dopo ore spalancasti tu la porta con violenza: “mi lasci morire qui? non mi porti cibo buono e nutriente?”

Un frivolo direbbe: bambina capricciosa; invece era una tragedia ma forse è la stessa cosa, nella delicata e incerta (finta, reale) evoluzione possono saltare dei passaggi, qualcosa non si cementa, non si adatta, serpeggia un’inconscia pretesa (“pre-tesa”) di crescere in non-bambina senza indossare la persona, la pelle brucia, la pelle nemmeno c’è, come può la carne viva nella ferita illimitata ricevere carezze senza un urlo di dolore?

Quale orecchio può raccogliere la voce fioca che nessuna maschera articola né amplifica, la voce di prima dell’artificio del linguaggio, lamento lieve d’animale, fruscìo di foglie in una brezza impercettibile?

Se non hai pelle a ricevere carezze né parole da specchiare a conforto, in cambio di che cosa dovresti accettare i limiti imposti dall’architettura della società? Non compensati, essi restano la violenza che sono.

Confusione. Non c’è più fumo da modellare, una pioggia spietata fa brillare macerie nitide, reticoli spinati, inghiottitoi, dove sei?

Appello agli amici artisti

11 mercoledì Ago 2021

Posted by carlomolinaro in prosa

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arte, impegno civile

Allora, ecco, quello che sto per scrivere riguarda gli artisti, nel senso più ampio della parola, dalla narrativa alla musica, dalla pittura alla danza, dalla recitazione alla scultura, dalla poesia allo striptease, dal teatro alla giocoleria, dal cinema al rap, dall’ebanisteria alla canzone, dalla commedia alla mimica, dalla drammaturgia alla topiaria a tutte le altre cose il cui elenco è potenzialmente infinito.

È una faccenda difficile. Di solito scrivo di getto, con grande sventatezza, spinto da impulsi incontenibili – per le poesie è così sempre, ma lo è anche per la maggioranza delle prose.

Stavolta, invece, ci rimugino da un po’ di settimane. Quindi mi verrà pure scritto male, perché i testi su cui rimugino mi vengono più brutti di quelli che scaturiscono senza che io quasi me ne accorga. Sono fatto così, ognuno è diverso.

Ora faccio una premessa “autocritica” doverosa – anche perché se non me la facessi da solo mi verrebbe – giustamente – sparata contro a raffica da tutti. Ecco: la premessa è che per me è facile, sì. La mia arte è la poesia, che come da tradizione non mi ha mai fruttato il becco di un quattrino. Tradizione antichissima: già non era la “Commedia” a riempire di minestra il piatto dell’Alighieri, né i “Canti” offrivano la cena al Leopardi. Il poeta campa d’altro: qualcuno è ricco di famiglia, qualcuno è poeta-operaio o poeta-impiegato, molti (troppi) sono poeti docenti universitari (ah, l’accademia!) e altri vivono da barboni, semplicemente. Io sono stato un poeta-impiegato prima di diventare un poeta-pensionato. Bene.

Quindi se smetto di fare presentazioni del mio libro, letture di poesie, partecipazioni a convegni ed eventi vari, tale cessazione non mi arreca alcun danno economico, così come non mi ha mai arrecato alcun economico beneficio. Dunque, da quel punto di vista, mi è, come premettevo, facile.

Ma in altri rami del variegato mondo dell’arte c’è invece chi si sostenta – in parte o in tutto – del calcare un palco, del suonare uno strumento, del raccontare una storia, del danzare davanti a una platea e così via. Per loro “non farlo” diventa (anche) un problema di sopravvivenza materiale.

Allora, ecco, insomma. Fatta questa premessa, io – ora lo dico, sì, lo devo dire – francamente mi aspettavo che gli amici artisti, persone fantasiose, libere, sognanti, autonome, critiche, fuori dagli schemi, non si assoggettassero in così larga maggioranza al sopruso del green pass, alla violenta imposizione di un vaccino sperimentale su cui il potere racconta un sacco di panzane, alla discriminazione del loro pubblico stesso: tu puoi venire a vedermi/ascoltarmi/seguirmi, perché ti sottometti; tu no, perché la pensi diversamente. Amici artisti, possibile che non vi suoni orribile questa cosa? Convalidate il bollino del potere imposto al regno – per definizione – della libertà – l’arte, appunto.

Io lo trovo orribile. Finché le cose staranno così, non farò nessuna presentazione del libro, né lettura di poesie, né partecipazione a riunioni, convegni, insomma rifiuterò qualsiasi contesto dove ai partecipanti sia richiesta una (illegittimissima) certificazione delle loro scelte e della loro salute. Rifiuterò, punto e basta: nessuna scappatoia con il tampone quarantottore, sicuramente. Ok, ok, per me è facile – l’ho premesso, no?

Per chi d’arte vive (materialmente) è più difficile, lo capisco benissimo. Ma, ecco, se uno proprio non se la sente di rinunciare a fare il concerto o lo spettacolo, ecco, almeno una dissociazione, una dichiarazione da scrivere sulle locandine e da pronunciare solennemente all’inizio della serata: “sono addolorato dalla discriminazione a cui mi costringono, esprimo la mia solidarietà a chi è rimasto fuori perché dissente dalle scelte del governo e delle multinazionali”. Almeno questo, no?

Ecco, l’ho detto, amici artisti. Ora potete tranquillamente cancellarmi. Tanto, da questo mondo impazzito, mi sto già lentamente cancellando da solo, e quasi con un certo pacifico sollievo, in una sorta di serena naturale dissolvenza della fragile vita mortale. Ciao!

11 agosto 2021

Contra securitatem

09 venerdì Lug 2021

Posted by carlomolinaro in prosa

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riflessioni

Ci sono alcuni, nel mondo, che possono vivere solo in una camera asettica sterile, a causa di patologie da cui sono affetti. È molto triste, è una vita da reclusi, con pochissime uscite complicatissime. È una disgrazia, una delle peggiori. È una disgrazia, una fra le tante che ci possono colpire: un cancro incurabile, un camionista che sbanda e ci schiaccia, la perdita di una persona amata, e innumerevoli altre.

Se il mondo intero venisse sterilizzato e reso asettico, questi alcuni potrebbero vivere più liberamente: muoversi, andare dappertutto, godersi un giorno al mare. Non sarebbero più discriminati. Quindi che cosa bella e giusta e corretta e solidale sarebbe far diventare l’intero pianeta asettico e sterile!

Secondo me c’è qualcuno che lo pensa veramente, che pensa che sarebbe una cosa bella e giusta e corretta e solidale. Sì, avremmo un mondo morto, un mondo camera d’ospedale, ma che importa? Valgono molto di più la solidale correttezza, la tutela, l’uguaglianza!

Ecco, è per spiegare il mio dissenso verso chi dice che devi vaccinarti contro il morbillo perché di morbillo alcuni muoiono, e fra questi alcuni che muoiono ce ne sono alcuni che non possono vaccinarsi perché immunodepressi, e quindi devi vaccinarti tu per salvare loro, anche se per te stesso non lo faresti. Se non lo fai, sei un incosciente, un egoista e addirittura un assassino.

Apparentemente il ragionamento fila, ma contiene una fallacia logica, un pericolo immenso, perché diventa applicabile a qualsiasi cosa, fino ad arrivare davvero alla trasformazione del mondo in un padiglione d’ospedale, dove per salvaguardare un’infinita interminabile varietà di “alcuni” si trasforma in merda la vita di “tutti” – compresi, paradossalmente ma ovviamente, quegli “alcuni”.

Ci si vaccinerà pure contro l’orticaria perché qualcuno – sicuramente – ne può morire. Ci si vaccinerà così tanto e contro così tante malattie da distruggere definitivamente il sistema immunitario naturale, sostituendolo con la tutela dall’alto di un sistema sanitario onnipresente e onnipotente. Già siamo abbastanza avanti su questo cammino.

Al di fuori dell’ambito strettamente medico, si metteranno tute da astronauti ai bambini per farli andare in bicicletta, perché potrebbero cadendo rompersi, oltre che la testa, la schiena, un braccio, una gamba… Tutto deve essere in sicurezza. In bicicletta, ma poi anche a piedi, non si sa mai. E non solo i bambini. Si uscirà solo corazzati dentro scafandri. E poi non solo per uscire, anche in casa possono succedere incidenti: scafandro sempre.

Si chiuderanno tutte le piccole attività di ristorazione, perché chissà che malattie possono trasmettere i pizzaioli, i cuochi, i baristi. Meglio ingerire solo roba prodotta in atmosfera protetta dalle multinazionali. Ma poi anche gli altri negozi: una scarpa toccata con le mani da una commessa, e magari addirittura fatta provare ad altri clienti? Orrore! Meglio scarpe confezionate da grandi fabbriche in contenitori sigillati sterilizzati.

Potrei continuare con decine di altri esempi, ma penso che chi è in grado di capire abbia capito, e sono stanco. Quello che molti sembrano non capire più (ed è grave) è che nascere è una condanna a morte che nessuno può evitare, una sorella da la quale nullu homo vivente pò scappare. Capisco che non piaccia, neanche a me piace, ma scagliarcisi contro con moderno delirio d’onnipotenza non fa che aggravare e anticipare la pena.

Credo che ci stiamo mettendo su una strada d’inferno. Lastricata di buone intenzioni, questo lo si sa da secoli.


9 luglio 2021

Il manovratore

17 domenica Gen 2021

Posted by carlomolinaro in prosa

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scenari

Al solstizio, il manovratore si dimenticò di invertire la marcia e le giornate continuarono ad allungarsi. Passato qualche mese, ormai il sole del lunedì tramontava martedì mattina, trovandosi in compagnia nel cielo con quello del martedì, che era sorto prestissimo. Se la direzione non fosse mai più cambiata, presto anche tre, quattro, cinque giorni si sarebbero sovrapposti, con tre, quattro, cinque soli nel cielo. In tutta quella luce perenne, la luna non si vedeva più, benché continuasse, nascosta, i suoi giri misteriosi.

Al principio ci fu allarme. Gli scienziati disegnarono un avvenire apocalittico di fame e arsura: con il sole perenne – i soli, anzi – tutta la vegetazione sarebbe scomparsa, e con essa ogni forma di vita. Il comitato tecnico scientifico, per intanto, suggerì al governo l’obbligo di creme solari per tutta la popolazione, e la forte raccomandazione di coprire il viso con una mascherina. Gli industriali litigavano con i sindacati sulla ridefinizione degli orari di lavoro in quella perenne luminosità.

Con il tempo, le cose non parvero però andare così male. Per qualche misterioso motivo, la luce dei soli non si sommava, né il loro calore si accumulava: era sempre estate, ma un’estate nemmeno troppo torrida. Qualcuno sentiva la mancanza della notte, certo. Ma c’erano locali con spesse tende alle finestre per i nostalgici dell’oscuro, e quanto a dormire, se hai sonno dormi anche nel chiaro. Il biglietto d’ingresso a certe grotte turistiche aumentò di venti volte, perché il commercio è commercio.

Tutti quei soli in giro per il cielo non intimidivano affatto le nuvole, anzi. C’erano turbini di nubi, temporali, piogge torrenziali che presto presero un ritmo quasi periodico. All’alternanza fra giorno e notte si sostituì quella fra sereno e pioggia. Qualche specie si estinse, sì, ma niente di che: da miliardi di anni se ne erano estinte. Nel complesso, piante e animali si adattarono bene alla nuova situazione.

I vecchi dicevano che loro già sapevano da prima che non sarebbe stato un problema: «Non è che dieci candele facciano tanto diverso da una». I giovani progettavano imprese adatte a un mondo perennemente illuminato. Gli amanti, quando erano stanchi dei corpi in piena luce, chiudevano gli occhi e si annusavano. I terrapiattisti, pur non potendo dimostrare nulla, ebbero la loro piccola rivincita: se i soli dei giorni si sovrapponevano, tutto Copernico diventava fuffa.

Triscian però aveva nostalgia della luna, e anche del buio dei boschi in cui era stata abituata a inoltrarsi cauta, attenta agli inciampi e agli animali selvatici. Perciò si mise in cammino. Voleva trovare il manovratore e chiedergli di invertire la marcia, anche rimproverandolo: come aveva potuto, per la prima volta da quando il mondo era stato partorito, dimenticarsi di spingere la leva?

Dunque Triscian camminò per giorni e giorni, quei giorni che gli orologi, per scongiurare il pericolo che le persone non avessero più età, si ostinavano a misurare come sempre. Attraversò città via via più piccole, poi villaggi, poi case sparse fra montagne. Alla sorgente d’un fiume vide un’ampia caverna e intuì che il manovratore abitava là dentro.

Senza alcun timore, s’incamminò nel buio, tastando con i piedi il terreno roccioso. Gli occhi impiegarono molto tempo ad adattarsi. Vide, in fondo alla caverna, un fuoco che ardeva su un sasso, senza nessun combustibile a nutrirlo. Accanto al fuoco un ragazzo dormiva, nudo. Triscian notò che era molto bello: di certo era lui il modello, mai conosciuto da nessuno, che certi scultori antichi avevano ritratto nel marmo.

Sicura che fosse lui il manovratore, Triscian lo svegliò toccandogli una spalla e gli domandò: «Come hai potuto dimenticarti di spingere la leva del solstizio? Si muovono in cielo decine di soli, e io ho nostalgia della luna». Il ragazzo si volse a lei e rispose: «Non mi sono dimenticato. Da miliardi di anni vivo qui da solo, restando sempre ragazzo, con il compito d’invertire, due volte all’anno, l’andamento del tempo del giorno e della notte. La solitudine e la noia mi erano divenute insopportabili, e allora ho smesso di azionare la leva: l’ho fatto d’estate, perché amo la luce più che il buio. L’ho fatto perché succedesse qualcosa. L’ho fatto perché arrivassi tu qui».

Triscian sorrise e lo abbracciò: abbracciò quel corpo nudo che per millenni era stato solo pensato, sognato, disegnato, dipinto e scritto. Parve al ragazzo di cominciare a vivere, parve alla ragazza di avere per la prima volta la pelle, il sangue, le membra disegnabili, pensabili. Si amarono.

«Vengo via con te» – le disse, preso di felicità.
«Ma se verrai via di qui dovrai diventare adulto e poi invecchiare e morire» – gli disse, e soggiunse ridendo con gli occhi: «E ti dovrai vestire!»
«Farò tutto questo con te, vivremo insieme».
«Ma chi manovrerà la leva dei solstizi? Non tornerà la luna mai più?»

Il ragazzo si avvicinò alla grossa leva, che stava poco oltre il fuoco, e la spinse, facendola pendere verso il lato opposto. I giorni, all’istante, cominciarono ad accorciarsi.

Abbracciò di nuovo Triscian e le spiegò: «Il capo manderà un sostituto, per il tempo che resta fino alla fine. Niente è eterno, lo sai, nemmeno i soli e le stelle e le lune».
«Lo so. Ma perché non hai chiesto subito di essere sostituito?»
«Perché prima dovevi arrivare tu qui».

Triscian e il manovratore, di cui non sappiamo il nome, vissero amandosi per il tempo che vissero. I giorni pian piano tornarono all’antica altalena, e la luna ricomparve in cielo, a crescere e calare alla maniera di sempre.

E credo che oggi di quel piccolo incidente di percorso nessuno, ma proprio nessuno si ricordi più.


Scritto nel 2021.

Pecetta creativa

19 venerdì Ott 2018

Posted by carlomolinaro in prosa

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censura, donne nude

Mia madre diceva
che la donna anche nuda
è coperta dal triangolo di pelo;
oggi tale triangolo è tolto del tutto
o è molto ridotto
soprattutto di sotto;
belle sono le nude modelle ma
sui lavori di rete sociali
(social networks)
copre il solco la pecetta
che scoprì la ceretta
e pure la tetta
nel generale rimbigottimento
va soggetta
a nascondimento
sui lavori di rete sociali.

Ci si può certo spostare
in siti meno limitati
e meno frequentati
però se vuoi postare
un bel nudo su un social network
Facebook YouTube Instagram
e compagnia bella
su fica e mammella
ci va il nero francobollo:
per non parlar del cazzo
che agli animi gentili
dà ancora più imbarazzo.

Ho inventato un cancelletto
#pecettacreativa
fermo restando
che odio la censura
che odio la pecetta
mi sono detto:
«Perché non giocarci un po’?»
Ed ecco la pecetta creativa
per prendere in giro la pecetta
e per prendere in giro, anche, i creativi.

Ora mi volgo in prosa, cioè smetto di andare a capo a cazzo, per spiegare le opinabilissime e personalissime e flessibilissime regole del gioco.

La pecetta creativa è una pecetta diversa dai quadratini neri che coprono le parti che non si possono mostrare sui social network. Questo è chiaro.

Però ci si deve impegnare un po’, dai. Sostituire semplicemente il quadratino nero con una stellina, un fiorellino o un cuoricino, non vale. Non cambia la sostanza.

Soluzioni fotoscioppose si possono accettare se un po’ fantasiose, tipo così.

Ma io direi che è meglio rivolgersi a soluzioni fisiche, materiche, non elettroniche, agendo su foto stampate da rifotografare, appoggiandoci sopra per esempio del temperamento di pastello o delle matite o dell’erba per tisana o una bustina di preservativo – e infinite altre possibilità.

Oppure piazzando le foto nei meandri di una bicicletta, o in infiniti altri luoghi, modi, situazioni.

Oppure, se si ha la possibilità, si può coprire direttamente la modella, per esempio con un libro  – e qui la fantasia può sbizzarrirsi.

Direi che però, a livello di modella, non valgono come pecetta creativa capi di abbigliamento: non è pecetta creativa fotografare una ragazza con un ridottissimo bikini, diciamo.

Anche se esistono pure accessori d’abbigliamento che sono vere e proprie pecette creative, perché sono stati studiati apposta per ingannare la censura, come i tassellini del burlesque.

Insomma, le possibilità sono infinite.

Divertiamoci e creiamo, mettiamo in ridicolo la censura con la #pecettacreativa.

000calq

Non-recensione di «Basta che io non ci sia»

27 venerdì Apr 2018

Posted by carlomolinaro in prosa

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relazioni, scenari

Complessivamente non mi è piaciuto, a prima lettura, «Basta che io non ci sia», di Andrea De Alberti, implicitamente suggerìtomi da Simona De Salvo e acquistato alla Libreria Therese di corso Belgio. Trovo che il suo linguaggio sia incespicante, contorto, ma più che altro non riesco a entrare nei temi, non riesco a consuonare con la sua sensibilità. La poesia è una faccenda personale, come l’amore, piace o non piace e non sai perché, avvicina o allontana e non sai perché, puoi scoprire sintonie o restare indifferente, non c’è un motivo razionale.

La complicata prefazione di Cesare Segre contribuisce ad allontanarmi, dichiarando subito che non si possono leggere queste poesie ad apertura di pagina, bisogna andare dall’inizio alla fine. Difficilissimo per me, che persino i romanzi li leggo un po’ ad apertura di pagina, allergico come sono a qualsiasi storia. «Le memorie dei nonni sono quelle che raccontiamo più volentieri» è il primo verso della raccolta; nel frontespizio c’è la dedica al figlio Giacomo – un figlio ancora bambino o ragazzino, presumo, perché l’autore è del 1974 e il libro del 2010. Nonni, figli, niente di male per carità, ma nel reparto radici del mercato dell’essere ho sempre faticato a entrare – più che altro, non l’ho mai desiderato. Giro fra altri scaffali.

Certo, ho le mie turbe, associo
istintivamente la radice alla schiavitù:
la schiavitù dell’essere alimentato,
la schiavitù del trarre origine,
la schiavitù dell’essere ancorato a qualcosa.
Ed essere il tralcio d’una vite
è l’inferno peggiore che posso immaginare.
E sicuramente in tutto questo
gioca qualche sbaglio di mia psiche:
non so obbedire né comandare,
né essere respinto né respingere,
vorrei solo volteggiare.

Se proprio radici hanno da esserci, voglio inventarle io: in questi mesi mi radico in Vanchiglietta, quartiere tra fiume e fiume. Ho fatto amicizia con un barista di corso Brianza che mi ha raccontato di essere, prima che barista, un cantastorie, e allora gli ho regalato un mio libro e abbiamo parlato di ciclopi e continenti – mi ha anche offerto il caffè. Ci sono le nutrie alla passerella sul Po, e bei tramonti, c’è il bar cinese Cigno Azzurro dove gli operai romeni chiacchierano con le vecchie vedove piemontesi che vengono appoggiandosi al deambulatore a bere un tè. C’è via Oropa in asse fra Superga e la Mole, e in via Oropa una semplice vecchia buona trattoria che neanche ti accorgi, da fuori, e il giornalaio che gli amici gli hanno regalato una targa per i trent’anni dell’edicola, me l’ha raccontato. Ci sono vie traverse dove allargando le braccia quasi bagno una mano nel Po e l’altra nella Dora. C’è la libreria Therese che mi ha fatto arrivare il libro di De Alberti, c’è il molo di Lilith, ci sono bei tram e bei bus, il tre, il sei, il quindici, il sessantotto, e poi il settantasette e il diciannove che fanno capolinea insieme in corso Cadore davanti alla chiesa. E poi sì certo c’è la casa di E. che è motrice della mia radice, ma faccio in modo di non incontrarla per non disturbare. Bene. Parafrasando Pessoa: la vita sociale normale, dio patria famiglia storia popolo radici lavoro progetti appartenenze passioni correttezze e relazioni, è un modo servile, consolidato, di ossessionarsi. Ma se devo ossessionarmi, perché ossessionarmi di ossessioni non mie?

Però nel libro di De Alberti, a seconda lettura, prendendolo, con buona pace di Segre, ad apertura di pagina, qualche consonanza alla fine la trovo, qualche dialettica. Le risaie, i rimpianti, la terra:

Qui c’erano le marcite, campi di noci,
la curva enorme del Beretta.
Vorrei un giorno portarti a vedere
gli alberi dei gelsi nella neve.

La mia infanzia vercellese ha infiniti ricordi di risaie, tutti simili a sogni. Non è storia, non esiste la storia. Sono nato vent’anni prima di lui e il Po a Pavia (come a Torino) per me ha la fresca antichità del 2018, vorrei portarti a vedere sull’erba le studentesse e gli studenti, quindici giorni fa, domani.

Le facili difficili e le difficili facili

22 lunedì Gen 2018

Posted by carlomolinaro in prosa

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amore, eros

Pervenire all’illibata stretta fica della sedicenne Teresa fu piacevole e interessante, e mi parve naturale: ci frequentavamo da un anno, ci vedevamo ogni settimana in un grazioso caffè a parlare di vita, arte, nuvole. C’era attrazione, c’era fascino. Poi ci baciammo, e non era scontato che accadesse; e poi, a casa mia, scopammo, la sverginai, e nemmeno questo ovviamente era scontato che accadesse, ma non mi parve così strano né così imprevisto. Avevo esattamente trent’anni più di lei, quarantasei a sedici. Andò bene, la storia si mantenne leggera e lei, sbloccata, nei mesi successivi fece sesso con molti, e andammo avanti per le nostre vite, e restammo amici.

Maggiore stupore e maggiore emozione mi diede, poco tempo dopo, pervenire alla spianata fica della venticinquenne Marta, nella sobria camera di un piccolo albergo. Marta m’innamorò molto, ed era una riconosciuta “troia”: non nel senso che si prostituisse, ma perché la dava facilmente a “tutti”. Nella zona, quasi non c’era maschio che non fosse stato fra le sue cosce, e proverbiali erano i suoi pompini al volo, offerti per gioco persino a sconosciuti. Ecco, Marta apparteneva a una tipologia di ragazza che per me è sempre stata tanto desiderabile quanto impossibile. Le ragazze “facili” sono sempre state le mie preferite, ma si sono sempre rivelate, almeno per me, difficilissime. Molto più difficili di una vergine, anche se avevano scopato con mille.

Marta fu dunque una gioiosa sorpresa e divenne un grande amore, benché la storia con lei durasse solo mezz’anno (durante il qual mezz’anno ella non smise, per fortuna, di scopare con molti altri). Scrissi per lei un intero libro di poesie. Provai dolore forte e intenso per la fine del nostro amoreggiare, anche se siamo sempre amici. Considero Marta una luminosa eccezione alla regola per cui le “facili” mi seducono ma mi respingono.

Di quante “troie” mi sono innamorato nella vita – alcune anche con attività collaterali di pornografia e prostituzione – altre semplicemente molto scopanti, con gusto, con molti! E quasi tutte mi hanno mandato a quel paese; più fortuna ho avuto con ragazze più caste, di poche e moderate esperienze, state con un numero di uomini da contare sulle dita delle mani, e considerate a volte proprio “difficili”.

Sul perché di questa inversione, nel corso della mia vita, tra “facili” e “difficili”, sul perché mi sono state difficili le facili e più facili le difficili, ho riflettuto talvolta, ma solo in tarda età (adesso, insomma) sono arrivato a un’illuminazione. Ho capito che non c’è niente di strano. Sta dentro una regola generale. La regola generale per cui si è più respinti da quelle di cui più ci s’innamora. Niente di strano.

Io m’innamoro (soprattutto) delle “troie” e le “troie” mi mandano a cagare perché, innamorato, mi slancio su di loro, le turbo, le invado, voglio tutto subito, così come ogni normale innamorato vuole da qualsiasi donna di cui s’innamora. Di altri tipi di ragazze m’innamoro (solitamente) di meno, e allora si va tranquilli, lascio che le cose scorrano con i loro tempi, non faccio mosse avventate, aspetto, chiacchiero, conosco con calma, e loro alla fine, a volte, ci stanno. Riesco a sedurle di più perché le amo di meno – brutto da dire, ma credo che questa sia una regola. Le “troie” le amo troppo e loro mi scacciano non perché “troie” ma perché troppo amate.

Niente di strano, dunque. Cioè, forse è strana la mia predilezione per le “troie”, non so, ce l’ho sempre avuta, non mi piacciono le caste e le pudibonde, mi piacciono quelle che apertamente scopano tanto e con tanti, per qualunque motivo lo facciano. Ma che esse mi mandino (quasi) sempre a cagare sta in una regola comune, niente di strano, ripeto: è la regola che più t’innamori più vieni respinto. Bisogna amare con misura, per graduali percorsi, ma io, quando son preso, non sono capace, non sono mai stato capace. E bon.


Scritto nel 2018.

Le mie muse principali

16 lunedì Ott 2017

Posted by carlomolinaro in prosa

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amore, cose di dentro, impegno civile

Lo si desume benissimo da molte mie poesie, ma volendo analizzare la cosa in prosa razionale, ecco, in sostanza io sono particolarmente affascinato dalle donne che con serenità e naturalezza, senza angosce né conflitti, fanno l’amore con più uomini nello stesso arco di tempo, nello stesso giorno, nello stesso pomeriggio, nelle stesse ore.

I motivi per cui lo fanno non hanno importanza, se c’è serenità e naturalezza. Può essere che siano innamorate pazze di due uomini, o che gliene piacciano cinque, o che vogliano esplorarne tantissimi come si esplorano paesi, o che stiano bene nella varietà; può essere per forme svariate d’amore, può essere per gioco, piacere, gratificazione, può essere pure per vanità, o anche per denaro. Non importa il perché: ad affascinarmi è il fatto in sé, è una cosa che mi attrae e talvolta proprio m’innamora.

È una mia psicopatologia, collegata a traumi, mancanze, complessi, conflitti e blablabla? Ma probabilissimo, anzi direi sicuro, per carità. Ne ho a bizzeffe, nella vita, di cause da indagare, ogni tanto le indago. Certo che anche gli altri, tutti quelli con cui entro in confidenza e di cui quindi so qualcosa, e che hanno i comportamenti più svariati, scarsi proprio non sono, di traumi, mancanze, complessi, conflitti e blablabla. Quindi la patologia dove sta? Chissà.

Credo però che nel fascino che esercitano su di me le donne di libera multipla sessualità ci sia anche una componente ideologica, politica. Ebbene sì.

Provate a pensare un mondo dove la stragrande maggioranza delle donne, una maggioranza schiacciante, fa l’amore con più uomini insieme, negli stessi giorni, nelle stesse ore, nella stessa quotidianità: e non magari per un breve periodo giovanile scapigliato, ma sempre, come naturale condizione di vita.

È la rivoluzione più grande che si possa immaginare. Quasi non la si può nemmeno immaginare. Crolla il patriarcato che ha formato e dominato praticamente tutto il mondo da millenni. Crolla il possesso maschile, crolla la gelosia. Crollano le religioni monoteiste e non solo quelle, crollano sostanzialmente tutte le religioni. Crolla la famiglia tradizionale e di conseguenza muta tutta la società che su di essa si basa. Cambia lo Stato, cambiano le strutture, l’economia, la pedagogia, la scuola, cambiano le figure genitoriali, cambia la psicologia, cambia l’arcobaleno dei sentimenti. Cambia persino l’alimentazione, cambiano le strutture abitative, i nuclei di convivenza, cambia l’architettura, l’arte, i trasporti, tutto. Forse, forse, crolla persino il capitalismo, che è un osso duro.

È una rivoluzione che a me piacerebbe, è un mio utopico sogno. Ma a voi no, non piacerebbe, dai, siate sinceri che vi voglio bene lo stesso, a voi non piacerebbe, uomini e donne del mio tempo e del mio spazio, mie amati stranissimi compianetini. A voi non piacerebbe. Ed è per questo, in definitiva, che nel pensiero maschile ma anche femminile, nel sentire profondo radicato, la donna che fa l’amore con più uomini resta una brutta troiaccia.

Ma io vi capisco. Siete dei conservatori (non è un insulto). Le rivoluzioni sono pericolose e faticose. Chi lascia la via vecchia per la nuova… Dai, se si è sempre fatto così, vuol dire che è il modo (mondo) migliore. È così pieno di pace, di entusiasmo, d’amore, di fraternità, di giustizia, di felicità che trabocca da ogni angolo. Va tutto così meravigliosamente, cosa vuoi rivoluzionare?

Non cambierà nulla. Io però di mio sono particolarmente affascinato dalle donne con tanti uomini, ci faccio le poesie, ogni tanto me ne innamoro, con qualcuna ho avuto la fortuna di farci l’amore anch’io, altre le ho disperatamente corteggiate invano, che non è che sei stata con mille allora sei facile, come pensano gli idioti. Loro sono le mie muse principali.

Spero che non si offendano le altre, quelle che trovano inconcepibile fare l’amore con due nello stesso giorno, quelle che per passare da un uomo a un altro hanno bisogno di lunghi complicati percorsi, di esclusiva confidenza anteriore. Apprezzo anche loro, con la massima stima, con simpatia e amore quando c’è, che simpatia e amore non c’entrano nulla con i modi di vita, con i comportamenti. C’è splendore in tantissime diversissime persone, con differenti sensibilità, differenti caratteri, differenti idee. Però quelle con tanti uomini sono le mie muse principali, ecco tutto.

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