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Carlo Molinaro

~ poesie e altre cose

Carlo Molinaro

Archivi tag: cose di dentro

Psycho

09 mercoledì Mag 2018

Posted by carlomolinaro in poesie

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cose di dentro, relazioni

mio padre a dodici anni per prendermi in giro
(souvent pour s’amuser les hommes)
(souvent pour s’amuser)
mi metteva davanti, da una rivista qualsiasi
due foto di ragazze
una bella e snella
l’altra goffa e cicciotta
e mi diceva: «se te ne intendi, qual è la più bella?»
io lo vedevo bene qual era
ma con il dito gli indicavo l’altra
per farmi dire
«tu non capisci niente»

mia madre in auto canticchiava una canzone del nonno
(c’est une chanson qui nous ressemble)
(qui vous ressemble)
una filastrocca che tradotta in italiano
diceva
quando piove è nuvolo
quando piove è nuvolo
quando piove è nuvolo
è nuvolo quando piove
io rannicchiato sul sedile posteriore
rimuginavo
e concludevo che sì, era vero
mentre non era vero il contrario
sempre quando piove è nuvolo
ma non sempre quando è nuvolo piove
e tratta questa esatta conclusione
cominciavo a cantare
quando è nuvolo piove
quando è nuvolo piove
quando è nuvolo piove
e mi interrompevano severi
«no, no, Carlo, non hai logica»
ma io lo facevo apposta

ahi quanto è dura e selvaggia e aspra e forte
la lotta per non essere voi
padre madre nonno
padri madri nonni
la vostra bellezza standard
(con il mio viso ben truccato con la maschera che ho)
la vostra logica aritmetica
(con tenerezza e con furore)
il vostro annuire
(fino a che sembri verità)
il vostro dileggiare
(perdonatemi se con nessuno di voi non ho niente in comune)

ancora oggi
ogni volta che parlo
ogni volta che sorrido
mi uscite da dentro come vermi

parlate cose che non parlo
sorridete cose che non sorrido
fate cose così orribili sul mio volto
che la ragazza che corteggio
ci dovrebbe sputare

ne deriva, signori, una qualche insicurezza
e un grandissimo dispendio di energia
nella lotta intestina
cosicché, perché ne avanzi da donare
è tripla la fatica
però non mollerò
io sono io non voi


Scritta nel 2015.

Esempi di felicità

06 domenica Mag 2018

Posted by carlomolinaro in poesie

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cose di dentro, scenari

la voce d’un’amica o fidanzata
nell’androne, sapere che
sta per entrare, la palla
che rimbalza sul palo e supera
la linea bianca, è gol,
quattro righe d’un libro
che appena lette consuonano
a un mistero mio antico,
un referto di non malattia,
la rassicurazione d’un sorriso
in un incontro, il glande che scivola
in una fica desiderata, un sorso
d’acqua dopo una corsa
nel sole, una vaga sensazione
profumata in un autobus,
aver finito di lavare i piatti,
un inaspettato limonare
con la ragazza al parco, tre
versi scritti che suonano bene,
un semplice distendersi del corpo
nel pomeriggio, dopo uno yogurt
e infinite altre cose, tutte
piccole, brevi, trasognate, incerte
nessuna mai garantita
né ripetibile


Scritta nel 2018.

Non pranzo pasquale

02 lunedì Apr 2018

Posted by carlomolinaro in poesie

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cose di dentro, scenari

È così quieta la città. Il sole è limpido,
fa giustizia ai colori. L’aria è tiepida
con una brezza che mi accarezza
mentre cammino nei luoghi che scelgo
liberamente. Non rimpiango pranzi
di famiglia né di amici. Preferisco
contemplare la vita dolcemente scorrere:
vederla bene, nel modo che non puoi
se ci stai dentro. Verranno più tardi
le piacevoli chiacchiere o chissà
ancora qualche abbraccio. Ora cammino
nelle strade che sono quasi vuote,
accoglienti, spaziose. Prenderò
il sei o il sessantotto, quello che
per primo passerà in questa fermata:
non devo andare da nessuna parte,
soltanto osservo, cammino, respiro
godendo questa miracolosa opzione
che un giorno non lontano finirà.
Vediamo, cosa arriva? Il sessantotto.
Ecco, ci salgo. Ci sono salito.
Da un bel viaggio, a voi tutti un saluto.


Scritta nel 2018.

Simón del desierto

28 mercoledì Mar 2018

Posted by carlomolinaro in poesie

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cose di dentro

non potrai
ripararti in un tailleur
a sanguinare per
celare la ferita

il pavimento lustro
della casa pulita
è la cima toccata
del palo di stilita

ma lo sai
che Simón alla fine
(guarda come sei bella)
non evitò la vita


Scritta nel 2018.

Centro per anziani

22 lunedì Gen 2018

Posted by carlomolinaro in poesie

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cose di dentro, scenari

Uno spicchio di sole fa brillare le girandole
piantate in un triangolo d’erba
fra bassi muriccioli
nel cortile della casa di riposo
fra via Oropa e via Varallo:
il vento collabora facendo girare
le piccole pale e sventolare bandierine
colorate di verde, di giallo, d’arancio:
ronza quasi una musica dal cielo
tutto azzurro, nel pieno meriggio.

Ma nessun vecchio guarda: non è semplice
distrarsi dalla morte: resta ognuno
ripiegato, da solo, su sé stesso
fissato al seducente raccapriccio
del proprio sfarsi: l’unico spettacolo
superstite alla noia. Questa sera
succhieranno minestra avidamente
da cucchiai come capezzoli di madri
avare, traditrici. La bella giornata
di sole e di vento li prende per il culo
come gli sguardi di certi ragazzi
che corrono per strada, violenti e luminosi.


Scritta nel 2018.

Passando davanti al cinema porno di corso Principe Oddone

11 giovedì Gen 2018

Posted by carlomolinaro in poesie

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cose di dentro

rincasando stasera un poco stanco
sono passato davanti al cinema porno
di corso Principe Oddone
e non fosse che stavano chiudendo
avrei voluto buttarmici dentro
costa anche poco
su una poltroncina qualsiasi
sgualcita e non proprio pulitissima
a sonnecchiare, sognare
riposare, un poco guardare
lo schermo, solo un poco, volendo

nel cinema porno puoi entrare
in un momento qualsiasi
accasciarti su una poltroncina
e non badare a nulla
sonnecchiare, sognare
guardare un poco lo schermo
se vuoi

gli altri cinema non vanno bene
negli altri cinema devi entrare
al momento giusto, quando l’addetto
(che una volta si chiamava maschera)
dice che si può accedere alla sala
poi sorbirti la pubblicità
che è brutta brutta, la pubblicità
associa automobili a emozioni
quello è sconcio, non un cazzo in culo

e poi guardare il film
possibilmente in silenzio
fino alla fine
con attenzione
se no che ci sei andato a fare
e persino alla fine
non puoi rilassarti
devi stare attento ad aspettare
che siano passati tutti i titoli di coda
prima di alzarti, se no
è mancanza di rispetto

beh, i nomi dei titoli di coda
a volte ci si diverte
sono centinaia, forse migliaia
faccio statistiche
quanti ebraici quanti inglesi quanti latini
quanti Barney quanti Smith quanti Sánchez
e a volte ce ne sono divertenti
ovvio che nell’attimo successivo
non ne ricordo nessuno

io dei film
anche dei film che mi piacciono
non ricordo mai il titolo
né il regista né l’attore principale
confondo tutto
ricordo sfumature, piccole sequenze slegate
impressioni
quasi niente
e poi mi chiedono
hai visto quel film tale e tale
e io non so se l’ho visto
e resto imbarazzato

al cinema porno nessun problema invece
nessuno ha niente da ridire
entri ed esci quando vuoi
di solito i titoli di coda non ci sono
e anche quelli di testa
sono molto elementari
spesso il regista si chiama Thomas Turbato
che è geniale fra l’altro
più geniale di Quentin Tarantino
va ben che Quentin Tarantino forse
è il nome vero, non so

comunque nel cinema porno
ti rilassi
nessuno ha niente da ridire
non hai niente che devi vedere
né che devi ricordare
né che devi rispettare
niente che devi, insomma
sonnecchi, sogni
guardi se vuoi quando vuoi
e non devi ricordare
niente
è rilassante

la felicità assomiglia forse a un posto
dove non c’è niente da ridire
tu sei lì come vuoi
non c’è niente da dire
sei lì e bon
sei lì

stasera al cinema porno
di corso Principe Oddone
un riposino me lo sarei fatto
nell’odore di velluto vecchio e plastica
ogni tanto sullo schermo una figa, un cazzo
da non collocare in nessuna storia
un riposino si poteva fare
ma stavano chiudendo


Scritta nel 2018.

Le lettere

06 sabato Gen 2018

Posted by carlomolinaro in poesie

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cose di dentro, scenari

C’è quiete stasera. La monofaga
mangia in cucina, decide
se andare o no a ballare da sola. Ho letto
qualche pagina delle lettere a Bruna
di Ungà, disteso sul letto. La pioggia
è scesa, oggi, lieve. Ci sono
poche luci basse nella casa.

Penso alle lente lettere manoscritte
che in venti giorni traversavano
il mondo – nemmeno così lente, in fondo:
la monofaga si dispera in tempo reale
col ragazzo riottoso, non riesce
a mangiare nemmeno se la lascio,
come chiede, in cucina da sola.

Lettere a inchiostro su carta, voglio scriverne
una a Vanessa a Madrid, che ha
cambiato casa: inaugurare
il suo nuovo indirizzo. Ma ormai
si sa che è un gioco, che ci si accerterà
su Whatsapp: non è ancora arrivata?

Nel 1966, simultaneo a Ungà
scrivevo a Miho a Tokyo, ad Ángela a Madrid
con il mio inglese e spagnolo di bambino,
discúlpame Ángela porque lo estudio
solamente desde hace un mes:
era per sempre un mese, in realtà leggiucchiavo
pagine sparse d’una grammatica
senza nessun metodico progresso.

Per settimane o mesi aspettavo risposta,
di solito arrivava. L’innamorata in cucina
non riesce a deglutire, cerca tracce d’amore
sul cellulare. Alla velocità della luce
non arrivano. Ci sono poche luci
basse nella casa. Qualcosa è cambiato,
qualcosa resta uguale. La ragazza
non ce la fa, esce sotto la pioggia
digiuna. Qualcosa
da sempre e per sempre resta uguale.

Ho scritto su carta dalla Catalunya
una lettera a Torino: nell’ufficio postale di Reus
l’impiegata gentile mi ha dato un francobollo
molto bello. Ma è stalking. Qualcosa
da sempre e per sempre resta uguale,
mentre qualcosa cambia. Spero
non prenda troppo freddo la mia
ospite disperata: il cavaliere
riottoso è un deejay. Quanto a me,
ora lo so, non m’innamoro più.

Ci sono poche luci basse, dolci
nella casa. Prendo un foglio di carta
e una buona penna scorrevole:
voglio mandare una lettera a Madrid:
tutto il vuoto del nulla che ho da dire
sarà confortato dal lieve frusciare
e piegare e poter infilare
nella busta una piuma, un biglietto
del tram consumato, qualcosa
che sia da sé, non detto da me:
e soprattutto poi
la lunga attesa di tutto o di nulla
con lunghe pause quiete:
non lo spasmo a ogni bip di cellulare
ma solamente quando passa il postino.

Però niente, indietro non si torna:
qualcosa è cambiato anche se
la gola chiusa d’amore resta uguale.
Ecco, ora è tornata, la ragazza, la vorrei
confortare ma dice
che intender non lo può chi non lo prova
– e ha ragione, ha da sempre ragione.

La aiuto a mandare dei curriculum
in formato europeo a qualche bar
e centro commerciale, bisogna lavorare.


Scritta nel 2018.

Puro impuro

16 sabato Dic 2017

Posted by carlomolinaro in poesie

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cose di dentro, scenari

l’odiosa purezza del mio essere impuro
mi rende inviso ai periti settori
delle scienze sepolte dentro i muri
delle accademie, delle beauty farm

coi pugni chiusi, coi gomiti tesi
salgo il corso delle vostre cantilene

non chiedo scusa
se spacco qualche naso

tenace come un rampicante salgo
sulla torre vulgata
dove sei prigioniera

non ti servono lunghi capelli
abbràcciati al mio stelo
e comincia a guardarti

i tuoi capezzoli sono stelle nuove
gonfie di luce, l’universo è un tumore
oscuro e infausto, tu escine linda
come un gatto da un bidone
corri verso di me

amo il profumo del tuo ventre, non m’importa
che cosa partorisce

ma t’ingravido se vuoi, facciamo figli
a iosa, a bizzeffe
spargiamo nostri figli dappertutto

è un quadretto la scena del mondo
folle di abeti che cercano il sole
folle diabetiche in cerca d’insulina
onde d’infranta fame sulle rive
spumeggiano

è un quadretto la scena del mondo
danza macabra d’alta qualità
in verticale 1080 pixel

o quanti gigabyte madama dorè
li voglio cancellare ma ecco
romba l’assalto dei teratosauri

ho bisogno di forza
ho bisogno di potere
devo fare cose che diano piacere
piacere è potere
piacerci è poterci

ho ingaggiato una modella per un cortometraggio
le ho precisato
nuda, e senza problemi di posizione delle gambe
voglio apertura

ha accettato, cinquanta euro all’ora, uguale
come la psicoterapeuta

sono rare le persone che accettano
l’odiosa purezza del mio essere impuro

è che
l’editto etico lo promulgarono
eunuchi revanscisti
penetrarono in tutte le parole
con la ferrea impotenza
della loro mancanza

tu dunque lascia che ti lecchi tutta
ascolta il mio odore, la mia bava, il mio dolore
ascolta il mio sudore, io
non ho niente da dirti


Scritta nel 2017.

Facciamo che è

19 giovedì Ott 2017

Posted by carlomolinaro in poesie

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Tag

amore, cose di dentro, linguaggio, scenari

Può essere un vantaggio
non avere più nulla da perdere:
capire che l’amore, ove mai esistesse
– il che non mi pare dimostrato –
non è né è mai stato
a mia portata.

Smettere di costruire, smettere
di scomporre, di studiare, d’indagare:
coltivare un caos garbato, curare
non fiori classificati
ma smilzi fili d’erba o strane
piante su orli di discariche
senza cercarne su lemmari il nome.

Tanto il nome sarebbe a me straniero:
la pianta che osservo, che annuso
seduto a terra sul margine
d’uno spazio di banlieue, fra rottami
d’ombrelli e passeggini e brandelli
di plastica bianca, non è
– anche affermasse una scienza che fosse –
la pianta battezzata da Linneo
o da altri dotti. Non lo è:
è la pianta a cui do nome io,
non è mai, mai spuntata né cresciuta
altrove che ora qui, ne sono certo.

Ci siamo ingannati. Non ho mai saputo
la vostra lingua, né voi la mia.
Abbiamo dato risposte
che non c’entrano: tutto
non è mai stato che un’ecolalia.

Ammesso questo, possiamo giocare
a guardare le barche sul fiume o a salvare
il mondo – che c’importa, alla fine
che non sia la medesima barca
ad alzare dall’acqua farfalle di luce,
che non uguale si disegni il mondo
negli occhi e nel pensiero?
Noi giochiamo. Facciamo che è.


Scritta nel 2017.

Le mie muse principali

16 lunedì Ott 2017

Posted by carlomolinaro in prosa

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Tag

amore, cose di dentro, impegno civile

Lo si desume benissimo da molte mie poesie, ma volendo analizzare la cosa in prosa razionale, ecco, in sostanza io sono particolarmente affascinato dalle donne che con serenità e naturalezza, senza angosce né conflitti, fanno l’amore con più uomini nello stesso arco di tempo, nello stesso giorno, nello stesso pomeriggio, nelle stesse ore.

I motivi per cui lo fanno non hanno importanza, se c’è serenità e naturalezza. Può essere che siano innamorate pazze di due uomini, o che gliene piacciano cinque, o che vogliano esplorarne tantissimi come si esplorano paesi, o che stiano bene nella varietà; può essere per forme svariate d’amore, può essere per gioco, piacere, gratificazione, può essere pure per vanità, o anche per denaro. Non importa il perché: ad affascinarmi è il fatto in sé, è una cosa che mi attrae e talvolta proprio m’innamora.

È una mia psicopatologia, collegata a traumi, mancanze, complessi, conflitti e blablabla? Ma probabilissimo, anzi direi sicuro, per carità. Ne ho a bizzeffe, nella vita, di cause da indagare, ogni tanto le indago. Certo che anche gli altri, tutti quelli con cui entro in confidenza e di cui quindi so qualcosa, e che hanno i comportamenti più svariati, scarsi proprio non sono, di traumi, mancanze, complessi, conflitti e blablabla. Quindi la patologia dove sta? Chissà.

Credo però che nel fascino che esercitano su di me le donne di libera multipla sessualità ci sia anche una componente ideologica, politica. Ebbene sì.

Provate a pensare un mondo dove la stragrande maggioranza delle donne, una maggioranza schiacciante, fa l’amore con più uomini insieme, negli stessi giorni, nelle stesse ore, nella stessa quotidianità: e non magari per un breve periodo giovanile scapigliato, ma sempre, come naturale condizione di vita.

È la rivoluzione più grande che si possa immaginare. Quasi non la si può nemmeno immaginare. Crolla il patriarcato che ha formato e dominato praticamente tutto il mondo da millenni. Crolla il possesso maschile, crolla la gelosia. Crollano le religioni monoteiste e non solo quelle, crollano sostanzialmente tutte le religioni. Crolla la famiglia tradizionale e di conseguenza muta tutta la società che su di essa si basa. Cambia lo Stato, cambiano le strutture, l’economia, la pedagogia, la scuola, cambiano le figure genitoriali, cambia la psicologia, cambia l’arcobaleno dei sentimenti. Cambia persino l’alimentazione, cambiano le strutture abitative, i nuclei di convivenza, cambia l’architettura, l’arte, i trasporti, tutto. Forse, forse, crolla persino il capitalismo, che è un osso duro.

È una rivoluzione che a me piacerebbe, è un mio utopico sogno. Ma a voi no, non piacerebbe, dai, siate sinceri che vi voglio bene lo stesso, a voi non piacerebbe, uomini e donne del mio tempo e del mio spazio, mie amati stranissimi compianetini. A voi non piacerebbe. Ed è per questo, in definitiva, che nel pensiero maschile ma anche femminile, nel sentire profondo radicato, la donna che fa l’amore con più uomini resta una brutta troiaccia.

Ma io vi capisco. Siete dei conservatori (non è un insulto). Le rivoluzioni sono pericolose e faticose. Chi lascia la via vecchia per la nuova… Dai, se si è sempre fatto così, vuol dire che è il modo (mondo) migliore. È così pieno di pace, di entusiasmo, d’amore, di fraternità, di giustizia, di felicità che trabocca da ogni angolo. Va tutto così meravigliosamente, cosa vuoi rivoluzionare?

Non cambierà nulla. Io però di mio sono particolarmente affascinato dalle donne con tanti uomini, ci faccio le poesie, ogni tanto me ne innamoro, con qualcuna ho avuto la fortuna di farci l’amore anch’io, altre le ho disperatamente corteggiate invano, che non è che sei stata con mille allora sei facile, come pensano gli idioti. Loro sono le mie muse principali.

Spero che non si offendano le altre, quelle che trovano inconcepibile fare l’amore con due nello stesso giorno, quelle che per passare da un uomo a un altro hanno bisogno di lunghi complicati percorsi, di esclusiva confidenza anteriore. Apprezzo anche loro, con la massima stima, con simpatia e amore quando c’è, che simpatia e amore non c’entrano nulla con i modi di vita, con i comportamenti. C’è splendore in tantissime diversissime persone, con differenti sensibilità, differenti caratteri, differenti idee. Però quelle con tanti uomini sono le mie muse principali, ecco tutto.

Quegli artisti ribelli

10 martedì Ott 2017

Posted by carlomolinaro in poesie

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Tag

cose di dentro, letteratura

Scherzano sul porno, ironizzano su Dio,
s’irrigidiscono se parli del porno
che fa un’amica o amata o se dici
che anche Allah, naturalmente, è porco.
Lodano il trasgredire, s’imbarazzano
se trasgredisci in modi non previsti.

Affermano che l’arte, la poesia
è qualcosa staccato, un prodotto elaborato
che con la vita vissuta non c’entra.
Hanno vite riposte, riparate
da tende fitte al di là delle quali
non c’è da scherzare, poetare, ironizzare.

Io qui sempre mi confondo. Per me
è la vita che secerne la poesia
come un enzima la ghiandola, senza
nessun geniale trucco. Viceversa
– scusate il paradosso – molto spesso
è la vita che non c’entra con la vita.


Scritta nel 2017.

Quarantunesimo anniversario

24 domenica Set 2017

Posted by carlomolinaro in poesie

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Tag

adolescenza, cose di dentro, riflessioni, scenari

Mio padre non rispettava i limiti di velocità
né certe altre cose, sembrava
impacciato nelle sue sicurezze, forse
non si domandò mai cosa fosse la vita:
con gli oggetti era bambino, travolto
dall’esplosione economica, imbruttì
la vecchia casa con aggeggi di lusso
e lavorò, lavorò per fare soldi
moltissimo, morì con cinquantuno
anni forse d’infarto. Non ricordo da lui
insegnamenti profondi, parlava
del più e del meno, non ricordo
nemmeno esempi profondi di vita,
anzi alcune cose che direi deplorevoli.
Si penserà che sto mancando
di filiale rispetto, ma così non è:
penso con tenerezza a mio padre
che credo mai si concesse tenerezze
perché non erano cose da uomini.
Sono oggi quarantun anni che è morto.
Io non so se i miei genitori si amassero,
non lo sapevo da bambino
e non lo so ora: certe cose
si davano per scontate e nessuno
controllava che fossero vere.
Spesso gli adulti mi mostravano
altisonanti realtà, io guardavo
e vedevo noia, miseria, falsità:
ma tacevo e provavo a inventare
mondi miei dove meglio abitare.
Se esistesse un aldilà
potrei poi parlare con mio padre
di queste faccende, ma non credo.
Nella vita parlare non s’è fatto:
si era tutti fragilissimi e chiusi
in corazze apparenti. Ma patii
quando fece cambiare le porte
delle stanze, vecchie porte alla buona
con i vetri e mise porte più lussuose
di legno duro, senza vetri, mi mancò
percepire almeno nello sfocato
smeriglio dei riquadri qualcosa
che fosse un poco più ampio di me.


Scritta nel 2017.

Mattino immobile

12 martedì Set 2017

Posted by carlomolinaro in poesie

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cose di dentro, scenari

Due uccelli che non identifico
hanno volteggiato intorno a un’antenna
e sono scesi oltre il tetto di fronte.
Un alzarsi di vento sulle cinque
m’ha svegliato, ho controllato gli ormeggi
d’alcuni oggetti sul terrazzo, poi
ho ridormito due ore. Adesso
c’è questo mattino di nuvole alte,
nessun segno di vita alle finestre
del cortile, c’è più silenzio che a mezzanotte
ed è forte il tic tac dell’orologio
che sta sul muro sopra lo scaffale.
Ondeggia piano una borsa di tela
appesa alla ringhiera del balcone.
Sembrerebbe un’attesa, ma di cosa?


Scritta nel 2017.

γούνατα λύειν

04 lunedì Set 2017

Posted by carlomolinaro in poesie

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cose di dentro, scenari

Da tempo spari sui miei sogni, hai
buone ragioni per farlo, ma ormai
è uno sparare sulla croce rossa: la forza
dei miei sogni è sempre stata non esserlo:
chiamare sogno un sogno me lo uccide:
provvedo io, non c’è
bisogno di fucile.

Hai buone ragioni, ragioni forse
con radici d’amore – io ti voglio
bene uguale, mentre spari, ti capisco:
però cado, sento le ginocchia sciogliersi
come un guerriero ellenico sfinito
dalla battaglia, che fu epica e sonante
solo nei versi d’Omero: per terra
un ordinario marcire di sangue,
il dolore crudele, la paura.


Scritta nel 2017.

Il rumore

31 giovedì Ago 2017

Posted by carlomolinaro in poesie

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cose di dentro, scenari

Quando cerchi di discernere un rumore
che ti sta a cuore
che è per te un segnale
è allora che t’accorgi di quanti
rumori ci sono nell’aria:
non ci avevi, prima, fatto caso,
non era che un sottofondo normale.

Ma quando cerchi di discernere un rumore
che ti sta a cuore
li senti tutti, anche i più sommessi,
i più deboli o lontani:
alcuni ti confondono, assomigliano
al tuo e allora vorresti
che tutti tacessero, tranne
il rumore che ti sta a cuore,
quello che tendi l’orecchio per sentire.


Scritta nel 2017.

 

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