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Carlo Molinaro

~ poesie e altre cose

Carlo Molinaro

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Verbum Domini

08 martedì Ott 2019

Posted by carlomolinaro in poesie

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cose di dentro, scenari

La vita nasce ove non c’è decoro
ed è oscena la morte. La parola
è una pericolante anestesia
in cui deliri di essere dio.

Dolcezza della decomposizione,
ansia, abbandono, ubriachezza, terrore,
rabbia furiosa o la rassegnazione…
Puoi dire ciò che vuoi, ne hai facoltà.

Odori forti, schiume, secrezioni.
Inventare, nel teatro, finzioni
d’anime, spiriti, inferni, nirvana.

Uscir fuori a cercare una puttana
per un reciproco lordo anilinto:
per un amore profondo, convinto.


Scritta nel 2019.

Cacofonia

24 martedì Set 2019

Posted by carlomolinaro in poesie

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cose di dentro, scenari

Forse è contro la cacofonia
che ho lottato sempre, in dovizia
di malintesi: nelle pause operando
scrutini al vuoto segreto
dove tracce, labili, galleggiano
di materia? dolore? piacere?

Ricordo trappole di sale
per seccare lumache
e salvare insalata. È naturale.
La vecchia sgozzava con gusto le rane
e nello stesso gesto le traeva
da la vagina de le membra loro.
C’era angoscia, decoro.

[Chi ha deciso gli intervalli della musica?
Perché quelle frequenze e non altre?]

La cacofonia provoca la lisi
della membrana: dell’epidermide
selettivamente permeabile
che avvolgendo la psiche, la preserva.
Il frastuono dentro e fuori indistinto
m’indistingue. Ma il silenzio è colpevole.

[Scendi, Simón, da quel ridicolo stelo!
Non Greta, il pianeta è Asperger.]

Tendo l’orecchio al suono delle voci,
alle mani veloci. E poiché non combaci
ti dipingo ed è questo il mio delitto.
Ho pensato di averne il diritto
chiuso fra le mie carte. Non ne sono più certo.

[È noioso il pomeriggio del fauno.
Il tempo inumidito: mollica
di pane per vecchi, screpolato.]

È necessario rischiare infezioni,
accettare una morte da morire.
Necessario non so. Opportuno:
forse «opportuno» è parola migliore.
È tutta opportunista la natura.
{Mi fermo, perché sto sentenziando.}

<…>

Anche accettare di non potere dire
né fare. Lasciar stare. Assorbire
gli stoni con i toni, cautamente.
Dare al nulla quel poco
di qualcosa. Essere per il fuoco
l’indomito artefice, o il legno.
Un pacato placebo. Un espediente degno.


Scritta nel 2019.

Sgomento

24 martedì Set 2019

Posted by carlomolinaro in poesie

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cose di dentro, scenari, tempo

Se dico che il crepuscolo che smuore dietro il tetto della casa di fronte
mi dà sgomento, è perché mi dà sgomento. Mi sono imposto di finire le arachidi
ma poi ne ho lasciate sei o sette. Prima, l’insalata, tranquillo – con due uova.
Prima ancora, ho steso il bucato, tranquillo. Il bucato: in realtà, un lenzuolo
su cui dormivo sparso e scoperto da un mese. Viene l’autunno e conviene
fare il letto in un modo più corretto. Oltre alle arachidi, ho delle pesche sciroppate
che all’In’s ero incerto, le palleggiavo in mano e una vecchia «sono buone»
mi ha detto tutta curva, allora le ho prese, ho cenato tranquillo ma poi
dalla finestra della cucina l’ho visto proprio, l’ho visto smorire il lucore
del cielo dietro il tetto della casa: per un minuto quasi nero, poi nero finito.
Stavo mangiando le arachidi, mi ha dato sgomento, ho sentito in un tremore
cedere strutture del corpo, della mente. Come dire? Sgomento, si capisce
cosa intendo? Le parole, ognuno a suo modo, ricordo qualche «sono sgomento»
per criticare opinioni contrarie alle proprie: sgomento in malafede, assassini
di parole, fottetevi. Ma questo non c’entra. Mi sono imposto di finire le arachidi
ma ne ho lasciate sei o sette, sono venuto di qua in studio e mi sono stupito
di dover accendere la luce: due ore fa c’era il sole! Com’è possibile questo?
Mi dà sgomento. Passerà. Passerà e tornerò di là in cucina, aprirò il barattolo
delle pesche sciroppate, mi pare siano ottocento grammi, io me le sbafo, tutte.


Scritta nel 2019.

Il pazzo e lo yogurt alla vaniglia

18 mercoledì Set 2019

Posted by carlomolinaro in poesie

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cose di dentro, infanzia, scenari

Lo so, dottore, sono sempre fuggito
– disse il pazzo – davanti all’insostenibile.
Neanche ho alzato gli occhi per guardarlo.
Mi sono difeso restando bambino
o qualcosa ancora prima. Adesso spero
di morire nel sonno, in un punto del sonno
in cui sogno di non essere mai nato:
unico modo per fare equilibrio.
Quelli che sono cresciuti, che guardano
dentro il muso dell’insostenibile
non ho idea di come facciano, mi creda
dottore: non lo riesco a immaginare.
Ma qui nel cortile, all’ombra dei pochi
alberi rachitici che sfiorano il muro
non si sta male, dottore. Per cena
ci sarà yogurt magro alla vaniglia?
È il mio preferito, un poco mi consola
nell’abisso del buio della sera.


Scritta nel 2019.

La luce

14 sabato Set 2019

Posted by carlomolinaro in poesie

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amore, cose di dentro, linguaggio

In una sera percepire a un tratto
l’egoismo di tutte le canzoni d’amore:
cadere oltre, dove non è più cantabile
l’amore – dilatato, schiacciato, teso
come pelle concia su chiodi
disposti male, in modo disarmonico
nel disegno inconcepibile del vero. Non più
dire né fare né baciare, passate
le lettere vergate in eleganza, inutile
il testamento. Eppure non fu inganno:
fu sogno caparbio, rannicchiato
come un bambino, la fronte sui ginocchi.
Il giorno respinto s’accumula a strati
sulle palpebre chiuse: attutisce
il rumore di ciò che accade intorno
al prolungato dormiveglia, ovatta
la scena incongrua. Percepire a un tratto
il giro in folle di tutte le canzoni:
lo stacco fra le mani e gli strumenti,
la porzione di vuoto in cui si slitta.
Cadere oltre, in un risveglio bianco
male rappreso, non disteso ad arte
ma irto di di scaglie, scabro d’ombre mobili
a brulicare. Sei qui e non posso fare
nulla – nulla, proprio ora che
il canto dolce dei fantasmi tace
e squarcia ogni sontuosa nostalgia
la luce in cui ti mostri.


Scritta nel 2019.

Come sia

12 giovedì Set 2019

Posted by carlomolinaro in poesie

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cose di dentro, scenari

sono affascinato dalle scritte sui muri, dagli ani
apertissimi delle pornomodelle, dalle foglie
sia in primavera sia in autunno, le foglie
sanno essere belle tutto il ciclo,
mi porto dentro da sempre un malessere
(sopportabile, certo, se no
non sarei arrivato ai sessant’anni)
di cui non saprò mai se sia mio o di tutti
o come sia diversamente

vedo gente vivere in modo elementare
apparentemente, non dico siano felici
ma è come se trovassero normali
gli angoli che svoltano, i marciapiedi
e correre al tram gesticolando
perché attenda senza chiudere le porte
il manovratore


Scritta nel 2019.

Probabilmente passa

24 sabato Ago 2019

Posted by carlomolinaro in poesie

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cose di dentro

Certe sere ho nel cuore
una lieve disperazione
e nessuno a cui sia
ragionevole parlarne.

Non è niente di speciale,
è un abisso ordinario:
destino e condizione
di qualsiasi vita.

Cammino, mi siedo,
fisso il nulla o qualcosa,
sciolgo o annodo pensieri,
probabilmente passa.


Scritta nel 2019.

Vedere

23 venerdì Ago 2019

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cose di dentro, impegno civile, scenari

Un mese all’equinozio. Stamattina
mi sono risvegliato col pensiero
che c’è un nesso preciso tra il fregarsene
dei migranti che muoiono nel mare
e il fregarsene del mare, del cielo,
del pianeta che muore: il fregarsene
infine, di sé stessi, in un oblio
psichiatrico, privato d’intelletto.

Il sole sorge indulgente, disegna
travetti obliqui sotto il cornicione
della casa di fronte: io non m’ero
– quasi vent’anni che abito qui
e guardo quella casa ogni mattina –
accorto mai che a sorreggere il tetto
fosse una fila di legni così.
Ci vuole tempo a conoscersi intorno.


Scritta nel 2019.

Ansia

18 domenica Ago 2019

Posted by carlomolinaro in poesie

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cose di dentro, riflessioni

Uno sgabello rosa sul terrazzo,
nuvole in cielo più chiare, più buie.
Dagli alloggi vicini voci umane
più alte, più basse, cordiali o litigiose.
Un raggio di sole si specchia in un vetro
e nell’inclinazione già presento
l’aprirsi dell’oscuro della sera.

Le abbiamo dato il nome, ansia,
ma non è nostra invenzione: il coniglio
selvatico nel prato, insidiato
dalla volpe, l’albero che ignora
se verrà acqua per le sue radici,
vivono in ansia sempre, se vogliamo
usare il nostro elaborato lessico.

Spesso pure il mutare del disegno
delle nubi mi agita, il vento
che cambia direzione. L’attesa
è, quasi più che delle cose, del rimpianto.
Eppure questo scorrere è la vita,
tutta la vita a cui siamo attaccati:
siamo un’intrinseca contraddizione.


Scritta nel 2019.

I mondi ovattati

09 venerdì Ago 2019

Posted by carlomolinaro in poesie

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cose di dentro, relazioni

Magari è da lì, da quelli
che lei, la complessa ragazza,
chiama i mondi ovattati
che si potrebbe partire
per condividere il profondo,
per asperger dell’altrui emozioni
le proprie: spruzzar l’altro dentro sé.

Da quei mondi ovattati di sogno
dove poco filtra la realtà, attenuata
come un virus da usare per vaccino:
mondi che sono salvezza e riposo
per ciascuno – ma in ciascuno
così diversi, così mal conosciuti!

È difficile, forse impossibile:
forse contraddittorio. In presenza
di relazione, irrompe forte la realtà.

Eppure, se si potesse
trovare una misura di contatto,
un’osmosi fra quelle intimità
sotto vuoto, fragilissime
di pudore e vergogna e timore, se
unirle si potesse, come cellule
che, adiacendo, fondono una parte
della membrana aprendola: l’inverso
della riproduzione per scissione, non so
se mi riesco a spiegare, io credo
ne nascerebbe un’energia suprema
capace di sprigionarsi nel mondo
fuori, di cambiare la realtà.

Ma nemmeno lo so bene spiegare,
figuriamoci accadere.


Scritta nel 2019.

Gelati

31 mercoledì Lug 2019

Posted by carlomolinaro in poesie

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infanzia, riflessioni

Su una panchina in un giardinetto
ad Acqui Terme mangio una coppetta
di gelato, presa da “Crema e frutto”,
via Monteverde quarantadue.

Riesco a sporcare di gelato al cioccolato
il dito, il palmo, un asse della panca
e un lembo della maglia: so fare di meglio,
per esempio anche la borsa e i pantaloni.

Mentre mangio con gusto, mi ricordo
che al mare, certe volte, da bambino
mi prendevano un gelato speciale:
nella coppa di vetro, al tavolino.

Un gelato da grandi, si chiamava “paciugo”
in un bar nel carrugio di Sestri Levante:
un gelato importante. Succedeva di rado,
due o tre volte in tutte le vacanze.

E mi viene una domanda: ma quando
a sette anni mi prendevano il paciugo
in quel bar che mi colpiva perché aveva
due uscite su due strade diverse,

ero felice? Ci penso e mi pare di no:
mangiavo avidamente, ma in affanno:
avevo dentro una specie di tensione
e quasi d’ansia: non godevo bene.

Quella tensione ce l’ho ancora dentro
a diversi livelli, qualunque cosa io faccia:
anche adesso, qui ad Acqui, sulla panca
all’ombra, mentre finisco il gelato.

Come funziona la felicità?
Forse ho sbagliato la mia impostazione
da sempre: ho mirato a rimuovere da me
quella tensione inquieta, ho mirato

a riposare in un quadro pacato
dove gustare il buono della vita
senza tensione – che poi forse vuol dire
senza conflitto, senza relazione.

Solo da solo e senza fare nulla
mi è parso d’essere felice davvero
per un minuto o due. E invece dovevo
esercitarmi a esserlo in tensione:

felice nella vita, non nei margini:
lieto nel gusto, non nel retrogusto
portato su papille di memoria
nella tana a goderlo in santa pace.

Vabbè. Strani pensieri. La coppetta
non so se fosse buona, era normale
e m’è piaciuta qui su questa panca
in questo pomeriggio ad Acqui Terme.

Farò altri giri in paese, c’è il sole
dopo la lunga pioggia di stanotte:
è bello questo scenario in esterno:
ciò che so è che vorrei vivere in eterno.


Scritta nel 2019.

Capire

31 mercoledì Lug 2019

Posted by carlomolinaro in poesie

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cose di dentro, scenari

Sarà poi «capire» il verbo giusto
per questo stare ora meglio ora peggio,
quest’euforia o ipocondria dell’anima
con il corpo congiunto? Perché
cerchiamo sicurezza? Le foglie
degli alberi ora si aprono piene
di linfa, ora si chiudono in rughe
egre: non dipende da loro, dipende
da piogge che nessuno garantisce.
Cosa c’è da capire in tutto ciò?

L’unico buono in questa poesiuola
è che m’ha fatto venire alla mente
di dare acqua al fico sul terrazzo:
lui chiuso in vaso ha bisogno di me.
Ora smetto di scrivere e lo annaffio.


Scritta nel 2019.

L’animale uomo

10 mercoledì Lug 2019

Posted by carlomolinaro in poesie

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cose di dentro, scenari

Complicati? Sì, ma non è detto
che per gli altri animali sia più facile.
Sono scie olfattive, in fondo, percezioni
anche le nostre, a volte cicatrici
come la coda approssimativa
che rifà la lucertola, sono estri e furori
di calore, agonie non dissimili
che tra le fauci di un predatore
o abbattuti di sete in siccità. Non è
così diverso dagli altri animali, forse
è solo che noi vogliamo dare a questo
sensi, interpretazioni e persino
– qui l’estrema follia – soluzioni.


Scritta nel 2019.

Harem

10 mercoledì Lug 2019

Posted by carlomolinaro in poesie

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cose di dentro, relazioni

Non voglio far parte
del tuo harem – dice pacatamente.

Nessuna mai ne ha fatto parte, perché
sono l’uomo meno incline al possesso
che io abbia conosciuto:
è inconcepibile un harem per me,
foss’anche un harem per una sola donna.

Però capisco: nel profondo
dell’ovattato squillante mio mondo
un harem c’è. Vi si entra
dopo anni d’amore condiviso
o uno sguardo improvviso
e non si esce più, è un ergastolo, lo ammetto:
scade al finire della vita – la mia.

Non ha nessuna implicazione concreta:
non obblighi, non limiti, niente.
C’è chi lo abita senza saperlo
e morirà senza averlo saputo.
È tutto quanto dentro la mia testa,
dove l’amore non ha dimensione:
non esiste davvero, perciò esiste tutto intero
e può essere eterno
come eterno è il pensiero.

Non ha nessuna implicazione:
ma lei è sensibile, lo percepisce
il mio harem innocuo segreto
e vagamente se ne infastidisce
e con un sorriso rimprovera: – Sai,
il problema non sono sempre gli altri,
tante volte il problema sei tu.


Scritta nel 2019.

Verso semplici case

07 domenica Lug 2019

Posted by carlomolinaro in poesie

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cose di dentro, scenari

Non risolveremo contraddizioni, ripetiamo
cose già dette (irrisolte) dai tragici
e in modo più tragicamente fastidioso
dai commedianti, dai comici
atroci: non risolveremo, conversiamo
di cose eterne, effimere in noi effimeri
sul fresco d’una riva, troviamo
coincidenze inutili, combinazioni
di brevi sensi parziali, come se
una solidarietà di miopie illimpidisse
orizzonti remoti che non si sa se esistano
davvero: pure, in noi qualche pietra
si disincaglia da angoli di viscere
dove pesava, prende forma, ferisce
gonfiori, un dolore di lama
luccica smascherato, conoscibile,
ce ne rendiamo conto, non parliamo
perché non torni a nascondersi:
si deposita, mentre camminiamo
lungo il fiume, guardinghi come uccelli
senza toccarci, verso semplici case.


Scritta nel 2019.

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