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Carlo Molinaro

~ poesie e altre cose

Carlo Molinaro

Archivi della categoria: poesie

5 poesie alla Biennale

23 lunedì Apr 2018

Posted by carlomolinaro in poesie

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Cinque poesie lette alla Biennale di Alessandria, nel Castello di Piovera, il 22 aprile 2018. La prima e la seconda già pubblicate in libri; la terza, la quarta e la quinta inedite.

GIOVANI ALCOLICI

Le sere di nebbia e inverno con l’amico
al Dopolavoro Ferroviario in corso Italia
a bere vino di scarsa qualità
per dimenticare ciò che neppure
s’era ancora vissuto: due ragazzi
in fuga tra quei vecchi ubriaconi lordi,
già vinti senza sapere neppure per che cosa
si sarebbe potuto combattere.
Era una tappa d’altre cinque o sei
osterie per cui ci avvelenavamo:
disposte a stella in un’ignobile Vercelli
dove il passato marciva col futuro
in una putrefazione calma, dove piccoli muri
sembravano invalicabili montagne,
e non sapevamo dove prendere il coraggio
per andare non sapevamo dove
a fare non sapevamo che cosa.
No, non sembrava vita buona, ma
altra fuga non c’era che il bicchiere.
Sento una tenerezza indispettita
– orfana persino del rimpianto –
per quella vecchiaia vissuta a sedici anni;
sono contento d’un po’ di precaria gioventù
trovato adesso in ben più tarda età.

IL GUARDIANO DEI SOGNI

Tu eri un sogno. T’ho sognata una notte
e m’hai riempito il sonno di colori.
Ma quella notte il guardiano dei sogni
– il guardiano che tiene chiuso l’uscio
fra sogno e realtà – s’è addormentato.
S’è addormentato lui! Tu sei sgusciata
lesta fuori e il mattino t’ho trovata
nel letto accanto a me. Che cosa fortunata!
Adesso tu sei la mia fidanzata.

POSTAMORE

Resti comunque la prima persona
che cerco se succede qualcosa
di brutto o bello, se c’è da condividere
qualcosa di bello o brutto
o solo di curioso.

Resti comunque l’unica persona
che se per un giorno non sento mi manca,
quella che se qualcuno mi confida un segreto
lo avverto che con te non garantisco.

Hai sempre avuto cento unicità
– tranne quella che forse tu volevi
(avevo, all’inizio, sperato di no):
l’unicità che vogliono tutte
e a me pare banale.

Così l’amore che straccia i capelli
(e i coglioni, e il cuore, e molto ancora)
s’è rarefatto, diradato, è finito:
non so se ancora io lo cercherò
in altre: sono vecchio, le ragazze
è meglio forse guardarle soltanto
sedute in treno o ai banconi dei bar:
sul ridicolo del baccaglio senile
c’è satira già ai tempi di Catullo.

Resti comunque la prima e l’unica donna
a cui parlo senz’ansia, io che verso le donne
non l’odio-amore del poeta su citato
ma un amore-terrore ho sempre avuto.

È finito o cambiato. Ma se noi
la teniamo da conto questa strana
preziosa relazione e ci diciamo
le cose e spesso ridiamo e all’occorrenza
con le mie dita di pranoterapeuta
tolgo il dolore al tuo collo e alla schiena,
siamo sicuri poi che sia di meno
che certe coppie nelle nozze d’oro?

SONETTO PER UN’ACCONCIATURA

Un po’ di pelo sopra e niente intorno
alla fessura: è il taglio prediletto
dalle modelle di Met Art o porno.
Quando a cosce slargate sopra un letto

si fan le foto, deve stare a giorno
il dolce solco rosa, in un effetto
di cesello e d’intaglio: che il contorno
si mostri in piena luce, aperto, netto.

Così anche Eva il pube s’acconciava
quando ai fotoamatori proponeva
nudo erotico in sala pose o alcova.

Era un lavoro che m’affascinava,
era una vita sua che mi piaceva
– ma amo lei in qualunque vita nuova.

NON SO FARE NECROLOGI

Non so fare necrologi. Di me
vorrei nessuno s’accorgesse: – Molinaro,
è da un po’ che non lo vedo. – È morto, non lo sai?
– Oh cazzo, ma dai!

E venissero alla spicciolata nei giorni
ai superstiti rari pensieri
spontanei

non valeva in fondo granché
era simpatico a volte, ma stronzo
non si ricordava i miei regali
s’è perso molte cose
parlar amb ell un cop, potser, al final
era molto disturbato, no?
quella volta nell’albergo sul fiume
he was my pen friend when I was young
troppe poesie, solo qualcuna bella
un bambino egoista
si lavava pochissimo i piedi e le ascelle
non ascoltava

pensieri spontanei che proprio in quanto tali
non posso immaginare

e qualche battuta: – L’avremmo saputo
tutti subito, se dalla bara si potesse
scrivere su Facebook…

Non so fare necrologi, né
moltissime altre cose.

A nozze

16 lunedì Apr 2018

Posted by carlomolinaro in poesie

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amore, parole, scenari

Vieni con me, non avere paura.
Risaliremo fino a ritrovare
le nostre nozze, dove
saremo ciò che fummo:
una sola parola.

Farci una sola carne
sarà semplice: non ci serviranno
terrori di profeti né cassetti
segreti. Come vele
al nostro stesso vento schiuderemo
le anime incarnate, gli animati
corpi di vita aperta. Neanche un tono
di cielo resterà non combaciato.

Da una ferita un fiume
di luce svelerà che la catena
è inganno d’ombre, riprofonderemo
nell’odore degli occhi, creeremo
le stelle e gli alberi e nessun bisogno
di esserci, di dirci.

Ci parlerà la gioia, taceremo
senza ascoltare, presi
del nostro essere presi:
durerà, durerà un tempo, finché
una copula, una preposizione
vorrà legare o chiudere il periodo:
saremo nudi, dovremo coprirci
di frasi e di ricordi
come il primo mattino dopo un viaggio.


Scritta nel 2018.

Vanchiglietta

08 domenica Apr 2018

Posted by carlomolinaro in poesie

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Tag

scenari

Su una panchina in lungopò Antonelli
osservo a lungo il fiume verso sera.
Mi sento in pace. Non aspetto cadaveri
di nemici che porti la corrente.
Non ho nemici o comunque se ne ho
poco m’importa di loro, quasi niente.

Meglio sarebbe una persona viva
che percorrendo il viale alle mie spalle
mi facesse, vedendomi, un sorriso
amichevole: «Possiamo parlare».

Non lo riesco più nemmeno a immaginare.
Meglio anzi che non passi: ne avrebbe
fastidio e stizza. Sto in pace qui da solo,
guardo le ombre salire sugli argini,
anatre ancora insonni scivolare
sull’acqua e la mia notte dentro me.


Scritta nel 2018.

Non pranzo pasquale

02 lunedì Apr 2018

Posted by carlomolinaro in poesie

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cose di dentro, scenari

È così quieta la città. Il sole è limpido,
fa giustizia ai colori. L’aria è tiepida
con una brezza che mi accarezza
mentre cammino nei luoghi che scelgo
liberamente. Non rimpiango pranzi
di famiglia né di amici. Preferisco
contemplare la vita dolcemente scorrere:
vederla bene, nel modo che non puoi
se ci stai dentro. Verranno più tardi
le piacevoli chiacchiere o chissà
ancora qualche abbraccio. Ora cammino
nelle strade che sono quasi vuote,
accoglienti, spaziose. Prenderò
il sei o il sessantotto, quello che
per primo passerà in questa fermata:
non devo andare da nessuna parte,
soltanto osservo, cammino, respiro
godendo questa miracolosa opzione
che un giorno non lontano finirà.
Vediamo, cosa arriva? Il sessantotto.
Ecco, ci salgo. Ci sono salito.
Da un bel viaggio, a voi tutti un saluto.


Scritta nel 2018.

Simón del desierto

28 mercoledì Mar 2018

Posted by carlomolinaro in poesie

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cose di dentro

non potrai
ripararti in un tailleur
a sanguinare per
celare la ferita

il pavimento lustro
della casa pulita
è la cima toccata
del palo di stilita

ma lo sai
che Simón alla fine
(guarda come sei bella)
non evitò la vita


Scritta nel 2018.

Postamore

28 mercoledì Mar 2018

Posted by carlomolinaro in poesie

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Tag

amore vissuto, relazioni

Resti comunque la prima persona
che cerco se succede qualcosa
di brutto o bello, se c’è da condividere
qualcosa di bello o brutto
o solo di curioso.

Resti comunque l’unica persona
che se per un giorno non sento mi manca,
quella che se qualcuno mi confida un segreto
lo avverto che con te non garantisco.

Hai sempre avuto cento unicità
– tranne quella che forse tu volevi
(avevo, all’inizio, sperato di no):
l’unicità che vogliono tutte
e a me pare banale.

Così l’amore che straccia i capelli
(e i coglioni, e il cuore, e molto ancora)
s’è rarefatto, diradato, è finito:
non so se ancora io lo cercherò
in altre: sono vecchio, le ragazze
è meglio forse guardarle soltanto
sedute in treno o ai banconi dei bar:
sul ridicolo del baccaglio senile
c’è satira già ai tempi di Catullo.

Resti comunque la prima e l’unica donna
a cui parlo senz’ansia, io che verso le donne
non l’odio-amore del poeta su citato
ma un amore-terrore ho sempre avuto.

È finito o cambiato. Ma se noi
la teniamo da conto questa strana
preziosa relazione e ci diciamo
le cose e spesso ridiamo e all’occorrenza
con le mie dita di pranoterapeuta
tolgo il dolore al tuo collo e alla schiena,
siamo sicuri poi che sia di meno
che certe coppie nelle nozze d’oro?


Scritta nel 2018.

La puttana

14 mercoledì Mar 2018

Posted by carlomolinaro in poesie

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eros

Ha indosso soltanto tre cose:
calze, reggicalze e vestaglietta
(a parte i tacchi a spillo)
la giovane squillo:
«Non voglio farti fretta,
ma fra mezz’ora aspetto
un altro» – dice e lascia
cadere la vestaglietta.
Pago, mi spoglio,
andiamo sul letto
e me lo prende in bocca
per due minuti. «Voglio
guardarti bene» – dico
e lei si distende
a cosce aperte:
ha un bel viso e le tette
abbondanti compatte
con areola scura.
La fessura slargata
è depilata
di sotto, ma sopra
ha un folto pelo nero.
«Sei bella davvero».
Mi chino, le lecco
la fica che ovviamente
sa del lubrificante
di condom numerosi.
La giro a pecorina:
fra i glutei occhieggia
del culo il buchetto.
La rimetto supina
e fascio il mio cazzo
col preservativo
che mi porge: la scopo
in posizione classica.
Ma prima di venire
da lei mi sfilo
e mi sfilo
il guanto: mi sposto
più avanti e le innaffio
di sperma le poppe.
Mi distendo un minuto
a riposare. «Tutti qui
mi sborrate» – lamenta
la troia detergendosi
con una salvietta.
Rimette la vestaglietta,
io mi rivesto in fretta:
il prossimo arriva
fra qualche minuto.
Cordialmente la saluto,
mi saluta: «Tornerai?
T’è piaciuto?»
Sorrido e annuisco,
sorride e capisco
che in fondo è tutto amore.


Scritta nel 2018.

I sogni

26 lunedì Feb 2018

Posted by carlomolinaro in poesie

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Tag

amore, scenari

T’inquietano i miei sogni, eppure tu
sogni i tuoi sogni: l’influsso del sole,
i teneri germogli, posizioni
del corpo che t’uniscono alla luna,
malinconie di pensieri lontani
su luci liquide d’onde vicine,
i tuoi bambini che giocano, il fiume
che scorre, una natura da redimere
staccandola dal peso del dolore.
Tutta roba imperfetta, deperibile
che soltanto nel sogno può brillare:
nel tuo come nel mio. I miei germogli
sono i capelli che ti muove il vento
come prati, il mio sole è nei tuoi occhi
e il tuo seno è la luna a cui vorrei
unirmi per mistero: la natura
è il clivo dal tuo collo alla tua vulva
che tu mostravi all’orbe in belle foto
anni fa: lo stormire delle fronde
è la tua voce quando ride e chiama.
Tutta roba imperfetta, deperibile
che soltanto nel sogno può brillare:
nel tuo come nel mio. Se solamente
potessimo talvolta abbandonarci
quieti e sereni a mescolare sogni:
non cambierebbe la vita, ma sì
di qualche tono il colore del mondo:
godremmo uno scenario rinnovato
di breve gioia fresca, entusiasmante.


Scritta nel 2018.

Falena

21 mercoledì Feb 2018

Posted by carlomolinaro in poesie

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Tag

amore, bellezza, scenari

L’amore, la bellezza, la medesima
vita sono una luce che m’abbaglia
e brucia, non ci posso rimanere
dentro a gustare, capire, sapere:

ci sbatto contro in brevissimi voli
per rimbalzare nella mia penombra
a ricordare qualche sensazione
che subito diventa solo sogno.


Scritta nel 2018.

L’unico modo

19 lunedì Feb 2018

Posted by carlomolinaro in poesie

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amore, relazioni

Nulla mai è acquisito per sempre:
ero arrivato con te alla serenità
di poter dire qualsiasi cosa
senza censura né timore, sapendo
d’essere preso così come sono:
l’unico modo per non essere in ansia
in una relazione. Forse non c’entra
con l’amore: mi sono innamorato
di donne ansiogene, donne con cui
temevo di sbagliare ad ogni passo.
Forse non c’entra con l’amore ma
è bello stare insieme senza angoscia,
non venire neanche in mente qualcosa
da nascondere. Direi che l’ho provato
solo con te. Ma poi cos’è successo?
Perché ho ripreso ad avere paura
di sbagliare, è tornata l’affannosa
cautela, mi sono di nuovo trovato
a dover pensare prima di parlare?

Forse è stata con te una mirabile
eccezione: pensare prima di parlare
è buona regola, dicono i sapienti:
e di regola, conseguentemente
non si dà mai relazione senz’ansia
e senza qualche falsità – il pensiero
è altra cosa che la verità.


Scritta nel 2018.

L’inconscio musicale

03 sabato Feb 2018

Posted by carlomolinaro in poesie

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Tag

amore respinto

Lambendo il tuo quartiere
e dunque pensandoti
ho sentito la mia voce canticchiare:
amo da morire anche il tuo silenzio
che non mi lascia andare via.

È l’inconscio musicale
che tira fuori le canzoni adatte.

Nella canzone originale
credo ci sia una situazione
leggermente diversa, ma
la frase ritagliata
ci sta perfettamente: amo
da morire anche il tuo silenzio
che non mi lascia andare via.

Dunque, perché io possa andare via…

Va bene, dai, tranquilla, niente.
Per fortuna è sempre più di rado,
ma ancora ogni tanto
(forse ogni sette-otto mesi)
riesco a trovare – incredibilmente –
un modo nuovo per dirti
che noi ci dovremmo parlare.


Scritta nel 2018.

Te la fa solo annusare

24 mercoledì Gen 2018

Posted by carlomolinaro in poesie

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amore, cose erotiche, eros

non è bello quando dicono di una
«te la fa solo annusare»
io però in qualche caso rivaluterei
se hai un buon odore
buono intendo non per i profumieri
o i maniaci dell’igiene
dico buono sensuale
acuto e molle insieme
come solo gli odori di ragazze sanno essere
anche forte quasi sporco
tu ti metti lì
nuda
o anche solamente seminuda
e mi ti fai annusare

io ti giro intorno come un cane da trifola
ti inspiro
ti trattengo nelle narici come
trattengono in bocca il vino i sommelier
può bastare
se poi ci vengono idee più interattive
di tipo tattile eccetera
non le escludiamo
ma se non vengono va bene lo stesso
custodisco il tuo odore
nelle ampolle
della memoria olfattiva
bastano poche gocce per volare

e se invece non si può fare
neanche questo
pazienza però uffa
vedrò di sublimare la voglia
facendo belle foto a colombi e gabbiani
in riva al Po
così le posto su Instagram e Facebook
e mi mettono un sacco di like
tirano like gli uccelli
che fotografo

però preferirei una sniffata
di qualche tua buona piega sudata
collo, orecchio, ascella,
attaccatura inferiore della mammella,
plissetto del fianco, snodo
tra fica e coscia, incavo del ginocchio,
natica e via discorrendo
tranquilla che non t’accuserei mai
di farmela solo annusare
annusare è già tantissimo

niente dai lo so
che non si può
non funziona così il meccanismo
relazionale, ci vogliono
prerogative
come osserva benissimo il Gruccia
nel penultimo verso
d’una sua poesia


Scritta nel 2018.

Poesia che parte da una certa altitudine romantica per approdare a una concreta e corretta realtà relazionale

22 lunedì Gen 2018

Posted by carlomolinaro in poesie

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Tag

amore respinto, relazioni

Vorrei essere primavera
per entrare da te
sicuro, senza bussare.

Così come vorrei essere sole
per illuminare la tua scena
senza alcun bisogno
d’un tuo consenso.

Così come vorrei essere vento
per scompigliarti i capelli
e carezzarti le spalle
senza chiedere permesso.

Ma non sono primavera,
sono uomo:
dunque devo con incertezza bussare
e accettare che non apri

e magari non insistere
dieci anni a bussare, perché
ti
rompo
i
coglioni.


Scritta nel 2018.

Centro per anziani

22 lunedì Gen 2018

Posted by carlomolinaro in poesie

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cose di dentro, scenari

Uno spicchio di sole fa brillare le girandole
piantate in un triangolo d’erba
fra bassi muriccioli
nel cortile della casa di riposo
fra via Oropa e via Varallo:
il vento collabora facendo girare
le piccole pale e sventolare bandierine
colorate di verde, di giallo, d’arancio:
ronza quasi una musica dal cielo
tutto azzurro, nel pieno meriggio.

Ma nessun vecchio guarda: non è semplice
distrarsi dalla morte: resta ognuno
ripiegato, da solo, su sé stesso
fissato al seducente raccapriccio
del proprio sfarsi: l’unico spettacolo
superstite alla noia. Questa sera
succhieranno minestra avidamente
da cucchiai come capezzoli di madri
avare, traditrici. La bella giornata
di sole e di vento li prende per il culo
come gli sguardi di certi ragazzi
che corrono per strada, violenti e luminosi.


Scritta nel 2018.

Passando davanti al cinema porno di corso Principe Oddone

11 giovedì Gen 2018

Posted by carlomolinaro in poesie

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cose di dentro

rincasando stasera un poco stanco
sono passato davanti al cinema porno
di corso Principe Oddone
e non fosse che stavano chiudendo
avrei voluto buttarmici dentro
costa anche poco
su una poltroncina qualsiasi
sgualcita e non proprio pulitissima
a sonnecchiare, sognare
riposare, un poco guardare
lo schermo, solo un poco, volendo

nel cinema porno puoi entrare
in un momento qualsiasi
accasciarti su una poltroncina
e non badare a nulla
sonnecchiare, sognare
guardare un poco lo schermo
se vuoi

gli altri cinema non vanno bene
negli altri cinema devi entrare
al momento giusto, quando l’addetto
(che una volta si chiamava maschera)
dice che si può accedere alla sala
poi sorbirti la pubblicità
che è brutta brutta, la pubblicità
associa automobili a emozioni
quello è sconcio, non un cazzo in culo

e poi guardare il film
possibilmente in silenzio
fino alla fine
con attenzione
se no che ci sei andato a fare
e persino alla fine
non puoi rilassarti
devi stare attento ad aspettare
che siano passati tutti i titoli di coda
prima di alzarti, se no
è mancanza di rispetto

beh, i nomi dei titoli di coda
a volte ci si diverte
sono centinaia, forse migliaia
faccio statistiche
quanti ebraici quanti inglesi quanti latini
quanti Barney quanti Smith quanti Sánchez
e a volte ce ne sono divertenti
ovvio che nell’attimo successivo
non ne ricordo nessuno

io dei film
anche dei film che mi piacciono
non ricordo mai il titolo
né il regista né l’attore principale
confondo tutto
ricordo sfumature, piccole sequenze slegate
impressioni
quasi niente
e poi mi chiedono
hai visto quel film tale e tale
e io non so se l’ho visto
e resto imbarazzato

al cinema porno nessun problema invece
nessuno ha niente da ridire
entri ed esci quando vuoi
di solito i titoli di coda non ci sono
e anche quelli di testa
sono molto elementari
spesso il regista si chiama Thomas Turbato
che è geniale fra l’altro
più geniale di Quentin Tarantino
va ben che Quentin Tarantino forse
è il nome vero, non so

comunque nel cinema porno
ti rilassi
nessuno ha niente da ridire
non hai niente che devi vedere
né che devi ricordare
né che devi rispettare
niente che devi, insomma
sonnecchi, sogni
guardi se vuoi quando vuoi
e non devi ricordare
niente
è rilassante

la felicità assomiglia forse a un posto
dove non c’è niente da ridire
tu sei lì come vuoi
non c’è niente da dire
sei lì e bon
sei lì

stasera al cinema porno
di corso Principe Oddone
un riposino me lo sarei fatto
nell’odore di velluto vecchio e plastica
ogni tanto sullo schermo una figa, un cazzo
da non collocare in nessuna storia
un riposino si poteva fare
ma stavano chiudendo


Scritta nel 2018.

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