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Carlo Molinaro

~ poesie e altre cose

Carlo Molinaro

Archivi tag: cose di dentro

Il pazzo e lo yogurt alla vaniglia

18 mercoledì Set 2019

Posted by carlomolinaro in poesie

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Tag

cose di dentro, infanzia, scenari

Lo so, dottore, sono sempre fuggito
– disse il pazzo – davanti all’insostenibile.
Neanche ho alzato gli occhi per guardarlo.
Mi sono difeso restando bambino
o qualcosa ancora prima. Adesso spero
di morire nel sonno, in un punto del sonno
in cui sogno di non essere mai nato:
unico modo per fare equilibrio.
Quelli che sono cresciuti, che guardano
dentro il muso dell’insostenibile
non ho idea di come facciano, mi creda
dottore: non lo riesco a immaginare.
Ma qui nel cortile, all’ombra dei pochi
alberi rachitici che sfiorano il muro
non si sta male, dottore. Per cena
ci sarà yogurt magro alla vaniglia?
È il mio preferito, un poco mi consola
nell’abisso del buio della sera.


Scritta nel 2019.

La luce

14 sabato Set 2019

Posted by carlomolinaro in poesie

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amore, cose di dentro, linguaggio

In una sera percepire a un tratto
l’egoismo di tutte le canzoni d’amore:
cadere oltre, dove non è più cantabile
l’amore – dilatato, schiacciato, teso
come pelle concia su chiodi
disposti male, in modo disarmonico
nel disegno inconcepibile del vero. Non più
dire né fare né baciare, passate
le lettere vergate in eleganza, inutile
il testamento. Eppure non fu inganno:
fu sogno caparbio, rannicchiato
come un bambino, la fronte sui ginocchi.
Il giorno respinto s’accumula a strati
sulle palpebre chiuse: attutisce
il rumore di ciò che accade intorno
al prolungato dormiveglia, ovatta
la scena incongrua. Percepire a un tratto
il giro in folle di tutte le canzoni:
lo stacco fra le mani e gli strumenti,
la porzione di vuoto in cui si slitta.
Cadere oltre, in un risveglio bianco
male rappreso, non disteso ad arte
ma irto di di scaglie, scabro d’ombre mobili
a brulicare. Sei qui e non posso fare
nulla – nulla, proprio ora che
il canto dolce dei fantasmi tace
e squarcia ogni sontuosa nostalgia
la luce in cui ti mostri.


Scritta nel 2019.

Come sia

12 giovedì Set 2019

Posted by carlomolinaro in poesie

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Tag

cose di dentro, scenari

sono affascinato dalle scritte sui muri, dagli ani
apertissimi delle pornomodelle, dalle foglie
sia in primavera sia in autunno, le foglie
sanno essere belle tutto il ciclo,
mi porto dentro da sempre un malessere
(sopportabile, certo, se no
non sarei arrivato ai sessant’anni)
di cui non saprò mai se sia mio o di tutti
o come sia diversamente

vedo gente vivere in modo elementare
apparentemente, non dico siano felici
ma è come se trovassero normali
gli angoli che svoltano, i marciapiedi
e correre al tram gesticolando
perché attenda senza chiudere le porte
il manovratore


Scritta nel 2019.

Probabilmente passa

24 sabato Ago 2019

Posted by carlomolinaro in poesie

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Tag

cose di dentro

Certe sere ho nel cuore
una lieve disperazione
e nessuno a cui sia
ragionevole parlarne.

Non è niente di speciale,
è un abisso ordinario:
destino e condizione
di qualsiasi vita.

Cammino, mi siedo,
fisso il nulla o qualcosa,
sciolgo o annodo pensieri,
probabilmente passa.


Scritta nel 2019.

Vedere

23 venerdì Ago 2019

Posted by carlomolinaro in poesie

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cose di dentro, impegno civile, scenari

Un mese all’equinozio. Stamattina
mi sono risvegliato col pensiero
che c’è un nesso preciso tra il fregarsene
dei migranti che muoiono nel mare
e il fregarsene del mare, del cielo,
del pianeta che muore: il fregarsene
infine, di sé stessi, in un oblio
psichiatrico, privato d’intelletto.

Il sole sorge indulgente, disegna
travetti obliqui sotto il cornicione
della casa di fronte: io non m’ero
– quasi vent’anni che abito qui
e guardo quella casa ogni mattina –
accorto mai che a sorreggere il tetto
fosse una fila di legni così.
Ci vuole tempo a conoscersi intorno.


Scritta nel 2019.

Ansia

18 domenica Ago 2019

Posted by carlomolinaro in poesie

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cose di dentro, riflessioni

Uno sgabello rosa sul terrazzo,
nuvole in cielo più chiare, più buie.
Dagli alloggi vicini voci umane
più alte, più basse, cordiali o litigiose.
Un raggio di sole si specchia in un vetro
e nell’inclinazione già presento
l’aprirsi dell’oscuro della sera.

Le abbiamo dato il nome, ansia,
ma non è nostra invenzione: il coniglio
selvatico nel prato, insidiato
dalla volpe, l’albero che ignora
se verrà acqua per le sue radici,
vivono in ansia sempre, se vogliamo
usare il nostro elaborato lessico.

Spesso pure il mutare del disegno
delle nubi mi agita, il vento
che cambia direzione. L’attesa
è, quasi più che delle cose, del rimpianto.
Eppure questo scorrere è la vita,
tutta la vita a cui siamo attaccati:
siamo un’intrinseca contraddizione.


Scritta nel 2019.

I mondi ovattati

09 venerdì Ago 2019

Posted by carlomolinaro in poesie

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Tag

cose di dentro, relazioni

Magari è da lì, da quelli
che lei, la complessa ragazza,
chiama i mondi ovattati
che si potrebbe partire
per condividere il profondo,
per asperger dell’altrui emozioni
le proprie: spruzzar l’altro dentro sé.

Da quei mondi ovattati di sogno
dove poco filtra la realtà, attenuata
come un virus da usare per vaccino:
mondi che sono salvezza e riposo
per ciascuno – ma in ciascuno
così diversi, così mal conosciuti!

È difficile, forse impossibile:
forse contraddittorio. In presenza
di relazione, irrompe forte la realtà.

Eppure, se si potesse
trovare una misura di contatto,
un’osmosi fra quelle intimità
sotto vuoto, fragilissime
di pudore e vergogna e timore, se
unirle si potesse, come cellule
che, adiacendo, fondono una parte
della membrana aprendola: l’inverso
della riproduzione per scissione, non so
se mi riesco a spiegare, io credo
ne nascerebbe un’energia suprema
capace di sprigionarsi nel mondo
fuori, di cambiare la realtà.

Ma nemmeno lo so bene spiegare,
figuriamoci accadere.


Scritta nel 2019.

Capire

31 mercoledì Lug 2019

Posted by carlomolinaro in poesie

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Tag

cose di dentro, scenari

Sarà poi «capire» il verbo giusto
per questo stare ora meglio ora peggio,
quest’euforia o ipocondria dell’anima
con il corpo congiunto? Perché
cerchiamo sicurezza? Le foglie
degli alberi ora si aprono piene
di linfa, ora si chiudono in rughe
egre: non dipende da loro, dipende
da piogge che nessuno garantisce.
Cosa c’è da capire in tutto ciò?

L’unico buono in questa poesiuola
è che m’ha fatto venire alla mente
di dare acqua al fico sul terrazzo:
lui chiuso in vaso ha bisogno di me.
Ora smetto di scrivere e lo annaffio.


Scritta nel 2019.

Guccini, Odisseo, parodia

23 martedì Lug 2019

Posted by carlomolinaro in altre cose

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Tag

cose di dentro

Bisogna che lo affermi fortemente
che io non sono di letteratura:
però una solitudine di gente
mi sospinse pian piano alla scrittura.

Quando guardavo l’orto e i muriccioli,
le nubi basse, l’afa, le zanzare,
c’era il mio cuore che faceva voli,
l’anima mia pacata nel sognare.

Ma il sogno nel silenzio scricchiolava,
sentivo passi che non decifravo:
nessuno intorno a me m’assomigliava,
che ci fosse dell’altro io lo pensavo.

Così guardando dentro le distanze
capii che la parola era il mio viaggio:
uscii con la parola dalle stanze,
mi feci ardite navi di linguaggio.

Il linguaggio trascurato mi travolse,
seppi che il mio destino era poetare,
con un dubbio però che non si sciolse:
senza futuro era il mio verseggiare.

Ad ogni verso reinventarmi un mito,
a ogni strofa disegnare il mondo
e perdermi nel gusto più proibito,
quello di quando svelo e non nascondo.

Ma il canto fa brillare false rotte,
dov’era il vero, dove l’invenzione?
Il giorno si confonde con la notte,
la vita in una bolla di sapone.

E tutto è vano e sento che la morte
è ormai vicina e io non ho compreso
se fosse questa o un’altra la mia sorte
e che cosa ho lasciato e cosa preso.

Mi resta solo la precaria gioia
di avere aperto scrigni di bellezza,
colorare la vostra e la mia noia
con tinte di un’eterna fanciullezza:

lasciare fra un inciampo ed uno sbaglio
fra un goffo tentativo ed una rima
la porta aperta (e sia pure un abbaglio!)
a sensazioni sconosciute prima.


Scritta nel 2019. Con video.

 

L’animale uomo

10 mercoledì Lug 2019

Posted by carlomolinaro in poesie

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cose di dentro, scenari

Complicati? Sì, ma non è detto
che per gli altri animali sia più facile.
Sono scie olfattive, in fondo, percezioni
anche le nostre, a volte cicatrici
come la coda approssimativa
che rifà la lucertola, sono estri e furori
di calore, agonie non dissimili
che tra le fauci di un predatore
o abbattuti di sete in siccità. Non è
così diverso dagli altri animali, forse
è solo che noi vogliamo dare a questo
sensi, interpretazioni e persino
– qui l’estrema follia – soluzioni.


Scritta nel 2019.

Harem

10 mercoledì Lug 2019

Posted by carlomolinaro in poesie

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Tag

cose di dentro, relazioni

Non voglio far parte
del tuo harem – dice pacatamente.

Nessuna mai ne ha fatto parte, perché
sono l’uomo meno incline al possesso
che io abbia conosciuto:
è inconcepibile un harem per me,
foss’anche un harem per una sola donna.

Però capisco: nel profondo
dell’ovattato squillante mio mondo
un harem c’è. Vi si entra
dopo anni d’amore condiviso
o uno sguardo improvviso
e non si esce più, è un ergastolo, lo ammetto:
scade al finire della vita – la mia.

Non ha nessuna implicazione concreta:
non obblighi, non limiti, niente.
C’è chi lo abita senza saperlo
e morirà senza averlo saputo.
È tutto quanto dentro la mia testa,
dove l’amore non ha dimensione:
non esiste davvero, perciò esiste tutto intero
e può essere eterno
come eterno è il pensiero.

Non ha nessuna implicazione:
ma lei è sensibile, lo percepisce
il mio harem innocuo segreto
e vagamente se ne infastidisce
e con un sorriso rimprovera: – Sai,
il problema non sono sempre gli altri,
tante volte il problema sei tu.


Scritta nel 2019.

Verso semplici case

07 domenica Lug 2019

Posted by carlomolinaro in poesie

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Tag

cose di dentro, scenari

Non risolveremo contraddizioni, ripetiamo
cose già dette (irrisolte) dai tragici
e in modo più tragicamente fastidioso
dai commedianti, dai comici
atroci: non risolveremo, conversiamo
di cose eterne, effimere in noi effimeri
sul fresco d’una riva, troviamo
coincidenze inutili, combinazioni
di brevi sensi parziali, come se
una solidarietà di miopie illimpidisse
orizzonti remoti che non si sa se esistano
davvero: pure, in noi qualche pietra
si disincaglia da angoli di viscere
dove pesava, prende forma, ferisce
gonfiori, un dolore di lama
luccica smascherato, conoscibile,
ce ne rendiamo conto, non parliamo
perché non torni a nascondersi:
si deposita, mentre camminiamo
lungo il fiume, guardinghi come uccelli
senza toccarci, verso semplici case.


Scritta nel 2019.

La perdita del poco

10 lunedì Giu 2019

Posted by carlomolinaro in poesie

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cose di dentro, scenari

Quella ragazza che nel Nord
s’è lasciata morire. Ma, più vicino,
amiche depresse
chiuse nel vuoto, o prigioniere
in strascichi di traumi, interminabili.

Lo capisco, non sono deficiente.
Ho la ragione a spiegarmi le cose.

Eppure no, nel nucleo dove vibra
il preverbale, il non razionale,
ecco, non lo capisco, ed è
un limite. Non potrei
essere psicoterapeuta né psichiatra.

Poco fa rincasando ero immerso
in una malinconia
profonda, che permane. Tuttavia
osservavo un tombino di ferro
lavorato a riquadri, bagnato, e accanto
riflessi di foglie
in una stretta, irregolare pozzanghera.

Come si può non desiderare vivere
solo guardando quel bagnato, quella
lucida immagine al suolo
e tutto il resto che brilla, che odora
intorno?

A me è sempre bastato. Ma io
m’accontento di poco, lo diceva
già una ragazza che timidamente
corteggiavo, avevamo sedici anni.

M’accontento di poco:
è vero, non sono sedotto
dall’eccelso né dall’infimo,
non m’attrae né l’abisso né l’empireo,
roba troppo distante.

Amo un sentore di pianura, strade
che accompagnano fossi, filari
d’alberi oppure in città
bagliori di bitume, triangoli
d’ombra da case qualsiasi, modeste.

M’accontento di poco. Da vecchio
penso ora che forse
è stata questa, solo questa la
mia fortuna, mia salvezza – anche se
sarà duro il disfarsi degli occhi,
la perdita del poco.


Scritta nel 2019.

Lo strano animale

04 sabato Mag 2019

Posted by carlomolinaro in poesie

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cose di dentro

Cammina lo strano animale
dentro un solco scomodo. Uscirne
deviando di lato, è impossibile;
tornare indietro è difficile
e raramente è desiderabile.
Va avanti, perciò. Quasi sempre
la terra è dura, non cede
di un millimetro, punge, ne emergono
rovi che feriscono la pelle
e radici d’inciampo, si aiuta
lo strano animale coi piedi, con le mani
e con altri movimenti, goffi, del corpo
per adattarsi e proseguire.

Gli accade talvolta
di trovare un tratto più morbido, forse
per piogge recenti o falde sotterranee.
Qui un poco cede la superficie
e c’è, a coprirla, un’erba tenera. Lo strano
animale prova allora a plasmare
il solco, dove ciò pare possibile:
schiaccia con le mani, con le natiche
il suolo, dilata le gracili scapole,
molto scompostamente si dimena
finché la forma del percorso obbligato
combacia meglio alla forma del corpo
dello strano animale. Così
sta comodo, è un momento di riposo.

Ma è soltanto un momento. Bisogna
ripartire, sia perché la cuna
sprofonda troppo, avvolge, imprigiona
pericolosamente, sia perché l’erba
tenera pare lamentarsi: togliti,
non vedi che mi soffochi – e sia
perché andare è il destino
dello strano animale, pur sapendo
che in un punto qualsiasi del solco
(qualsiasi, ma non lontano e di accertata
presenza, ineluttabile) la trappola
mortale si aprirà e lo inghiottirà.

Così arranca lo strano animale
nell’assegnato solco, solleva
talvolta il capo, vede nuvole, fiori
sui cigli alti, è la sua consolazione.


Scritta nel 2019.

Crepa, poesia

21 domenica Apr 2019

Posted by carlomolinaro in poesie

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Tag

cose di dentro, relazioni, scenari

Crepa, poesia. Dare ritmo e armonia
al mondo e a sé stessi è una mistificazione.
Felicità? Non bisogna mirare
alla felicità, viene a volte di sbieco
brevissima, un’allucinazione.
Nella seconda metà del duemiladiciotto
ho creduto sentire la più grande
di tutta la vita, e anche la più vera:
invece era la solita finzione
della mia alacre immaginazione:
ritmo d’armonia. Crepa, crepa, poesia.
Giorno di Pasqua. Sul tram un ragazzo
nero gioca con il campanello
della biciclettina del bambino che è con lui:
dlin, dlin, dlin, dlin, dlin. Prima stava chinato,
incappucciato, e m’è parso tristissimo.
Poi ha alzato la faccia e ha sorriso.
Non so nulla di lui né di nessuno.
Accanto a me un vecchio legge
un libro di chiesa, credo, di quelli
di carta sottile coi titolini rossi.
Molta gente è aggregata. Non tutti
ma molti lo sono – in che modo non so.
Non facciamo riassuntini. Crepa, poesia.
Ho aggregato solamente sillabe
e ho dato loro titolo di mondo: se quanto
piace al mondo è breve sogno
che nel nulla precipita, perché
svegliarsi? Eppure vivere la vita
ha un suo valore intrinseco, è
in quanto è. Esistere, quel poco.
Aiutare ad esistere qualcuno
che cerca la sua vita. Brancolare
nello spazio. Sciogliersi in una
parola dolce, o carezza, le rare
volte che c’è, senza cercare un senso
né un prima o un dopo né un ritmo:
cercare nient’altro che quello che c’è.
Liberamente piangere, indifendersi.
Non so se la pioggia
desìderi
irrigare la terra, dare vita, credo
che no, non lo sappia, ma scende
così, quando succede, perché sì:
e l’erba si fa verde e non lo sa
nemmeno lei perché cresce: cresce
senza un pensiero, senza una finzione.

Finzione è invece ogni ritmo che genera
la mia voglia, ogni mia intima armonia:
crepa, crepa, crepa poesia.

O forse no, non so.


Scritta nel 2019.

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