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Carlo Molinaro

~ poesie e altre cose

Carlo Molinaro

Archivi tag: scenari

S’inclina il sole su Cavallermaggiore

13 domenica Dic 2015

Posted by carlomolinaro in poesie

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Tag

scenari

S’inclina il sole su Cavallermaggiore:
la terra è ciò che si vuole,
la morte, la vita, entrambe le cose,
nessuna delle due – ma è malinconico
il buio, il freddo, lo è e basta:
son nauseato di figurazioni,
la nebbia nelle viscere è la nebbia,
il duro del ciglio della strada
su cui mi vorrei coricare
e rannicchiare
e non pensare
più
non mi rimanda a nessun concetto
lalalà lalalà.

Quanti begli approfondimenti madama Dorè:
a chi li vuoi maritare?
Tre filosofie sul comò,
il dottore si ammalò
nell’ultima luce della sera:
non vuol sapere perché si dispera.
Sotto il ponte di Baracca
l’odore della muffa e della cacca
mi sembra ridere, ma
è mia immaginazione.
S’inclina il sole su Cavallermaggiore,
la terra è ciò che si vuole,
cioè non è – ma fa
di noi ciò che vuole.


Scritta nel 2015.

L’uomo che sapeva della scolopendra gigante

06 domenica Dic 2015

Posted by carlomolinaro in racconti

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Tag

scenari

Wladim si svegliò e si alzò dal letto verso la metà della notte. Gli succedeva spesso. Talvolta aveva sete, talvolta bisogno di orinare – la seconda eventualità era diventata più frequente con l’età. Quella notte entrò in cucina, accese la luce, e non subito, ma dopo qualche secondo scorse qualcosa di nero muoversi sul pavimento. Guardò meglio, e distinse la sagoma di un animale vermiforme, segmentato, con molte paia di zampe. Sembrava una scolopendra, ma aveva la lunghezza di un gatto.

Wladim si ritrasse indietro, sorpreso e allarmato. Non poteva esistere una scolopendra di quelle dimensioni. Inoltre, in tanti anni, mai gli era entrata in casa una scolopendra: tutt’al più qualche piccolo scarafaggio, di quelli che infestano a volte le cantine delle case di città.

Prima che la sorpresa di Wladim potesse trasformarsi in vera e propria paura, l’animale corse velocemente verso la portafinestra del balconcino, che era socchiusa, e svanì nella notte. Wladim si affacciò, osservò il muro del palazzo, lungo il quale la scolopendra gigante stava forse scendendo, ma non vide più nulla.

Bevve un bicchiere d’acqua – cioè fece la cosa che era andato a fare in cucina – e tornò in camera, agitato. Gli pareva di essere bene sveglio, di non avere avuto un’allucinazione. L’animale c’era stato, aveva l’aspetto di una gigantesca scolopendra, e all’accendersi della luce era fuggito veloce proprio come fanno gli scarafaggi. La sua sagoma era rimasta bene impressa nella memoria visiva di Wladim.

Pensò a che cosa poteva fare. Chiamare la polizia? Chiamare un amico? Raccontare quello che aveva visto nel cuore della notte nella propria cucina? All’idea di parlare con qualcuno, si sentì invadere da una grande stanchezza. Dire, spiegare, e probabilmente non essere creduto. Una desolata, fastidiosa spossatezza gli toglieva la voglia e l’energia.

Per tutta la vita Wladim aveva sostenuto certe sue personalissime idee sulla vita, sulle relazioni, sull’amore, sul mondo. Idee in cui lui credeva profondamente, ma che nessuno mai prendeva sul serio. Era abituato a non essere preso sul serio, e talvolta s’incaponiva, si appassionava a sostenere le sue tesi impossibili, quasi si divertiva nello scontro con l’indifferenza o con lo scherno.

Ma, sulla soglia della vecchiaia, si sentiva ormai stanco. Verificò che tutte le porte e finestre fossero ben chiuse, e si rimise a letto. Avrebbe deciso l’indomani se raccontare o no ciò che era accaduto. Quasi con sorpresa, si accorse che l’agitazione passava, che subentrava una pacata rilassatezza: tornò a letto e si addormentò.

L’indomani, decise con facilità che non avrebbe raccontato niente a nessuno. Se la gente non prendeva sul serio le sue idee, che erano serie e fondate, figuriamoci una scolopendra gigante: tutti avrebbero riso di lui. Perché sottoporsi a una tale gogna? Era stanco. Senza nessun rimorso, stabilì definitivamente che l’animale sgusciato via dalla sua cucina sarebbe rimasto un segreto.

Passarono due mesi e mezzo, forse tre. Sulle pagine dei giornali, sui siti, nei blog cominciarono a circolare strane notizie, prima frammentarie, poi più articolate: parlavano dell’invasione di un pericolosissimo animale sconosciuto, che si riproduceva a una velocità incontrollabile. L’animale aveva l’aspetto di una scolopendra gigante.

Le fonti ufficiale dapprima smentirono, poi furono costrette ad ammettere qualcosa, e infine a dichiarare che sì, era in corso un’invasione pericolosa di animali non identificati, simili a grandi scolopendre.

Nelle trasmissioni televisive gli esperti mettevano l’accento sul ritmo di riproduzione dell’animale, che si moltiplicava in modo esponenziale. Calcolando dal numero presunto di esemplari oggi, spiegò un biologo, possiamo immaginare che i primi focolai risalgano a tre mesi fa. Se li avessimo scoperti, forse avremmo potuto stroncarli sul nascere. Ora probabilmente è troppo tardi.

Un entomologo spiegò che l’animale aveva la struttura di un insetto: la forza dell’insetto sta nella sua semplicità, nell’assenza di sistemi complessi respiratori e circolatori. Ma tale semplicità funziona se l’organismo è di piccole dimensioni, così che le parti interne possano ossigenarsi in presa diretta, senza un vero cuore né veri polmoni, e sotto la direzione di un cervello rudimentale. Come poteva un meccanismo così elementare essersi adattato alle dimensioni della scolopendra gigante? Questo era il mistero e questa era la minaccia principale: un animale più grosso di un gatto, ma con la resistenza di uno scarafaggio, è invincibile, sovverte l’ordine della natura.

Le scolopendre giganti non sembravano velenose e non erano nemmeno aggressive, ma avrebbero rapidamente sommerso e distrutto il pianeta con il loro stesso numero, come un’immensa marea nera brulicante di zampe. Poi forse si sarebbero a loro volta estinte, per mancanza di nutrimento – ma a quel punto per l’umanità sarebbe stato troppo tardi.

Le notizie, gli studi, i dibattiti si mescolavano alle fantasie e alle bugie. I religiosi parlavano di castigo divino per i peccati di donne e uomini; altri sostenevano che era stato l’inquinamento a generare i mostri, benché non fosse chiaro il modo. Gli esperti nelle riunioni segrete ipotizzavano una possibile salvezza per piccoli gruppi selezionati di umani, da rinchiudere in bunker sotterranei con acqua e provviste per un lungo periodo, in attesa che le scolopendre giganti completassero il loro ciclo di invasione totale e poi estinzione per sovrappopolazione. Ma questo non lo si poteva dire agli otto miliardi di abitanti del pianeta, destinati a soffocare in un oceano di mostruosi insetti.

Wladim se ne stava in casa a sentire le notizie. Meditava in particolare su quel fatto che, se scoperte due o tre mesi prima, forse le scolopendre si sarebbero potute fermare, annientare in tempo. Chissà se era vero. Wladim era stanco, non sentiva rimorso per essere rimasto in silenzio. Tanto, non lo avrebbero preso sul serio: era abituato. Andò in cucina a prepararsi qualcosa per cena. Il pavimento, per il momento, era sgombro e pulito.


Scritto nel 2015.

Impression poète vivant

01 martedì Dic 2015

Posted by carlomolinaro in poesie

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Tag

cose di dentro, scenari

colgo colori odori
immagini scenari
parole come odori
violenti desideri
d’una donna, d’un’azione
– e non conosco
il disegno

ho impressioni come indizi
dell’esistenza e
dell’indecidibile bellezza
di te, di me

cento indizi non fanno una prova
eppure ho visto
giudici sbrigativi
come gente comune
contentarsi, condannare

cento impressioni non fanno una conoscenza
ma esiste un’altra via
per la conoscenza?
voi siete sicuri, voi
che dite di conoscere?

io no, io non conosco
il disegno, forse
non lo voglio conoscere
non lo reputo utile

come in un gioco enigmistico truccato
riempi con la matita
casella dopo casella
fino al punto in cui ecco
l’intero foglio è nero
del nero della morte

che lavoro sprecato
ma ognuno inganna il tempo
come vuole, come può
– io colgo colori odori
immagini scenari

poi scenderemo insieme
senza nemmeno accorgerci


Scritta nel 2015.

One Man Telenovela 95

26 giovedì Nov 2015

Posted by carlomolinaro in altre cose

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Tag

scenari, video

La mia One Man Telenovela è giunta alla novantacinquesima puntata.

Qui la novantacinquesima.

Qui l’album con tutte le puntate.

Che cos’è la One Man Telenovela? È una roba tutta mia, una follia che ho cominciato nel luglio del 2009. Non c’è una cadenza o scadenza, faccio una puntata quando mi viene di farla.

Nei pompini nei porno

25 mercoledì Nov 2015

Posted by carlomolinaro in poesie

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Tag

cose erotiche, scenari

Nei pompini nei porno
non sopporto che il cazzo in bocca
sia sbilenco, di traverso, che gonfia la guancia
dell’attrice, rendendola deforme.

È un esempio per dire
che dappertutto mi sembra necessaria
una qualche armoniosa accurata bellezza.


Scritta nel 2015.

Di là

23 lunedì Nov 2015

Posted by carlomolinaro in poesie

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Tag

cose di dentro, scenari

ci saranno tutti gli odori nell’aria
tutti, mescolati, soavi
non ci sarà più modo di distinguerli
né bisogno di nominarli
né di ricordarli, perché saranno
sempre presenti

ci sarà uno smarrimento al principio
un lago di nostalgia
perché distinguere nominare
ricordare
è la vita che sappiamo, ma subito
sarà meraviglia


Scritta nel 2015.

Mirari necesse est, intellegere non necesse

22 domenica Nov 2015

Posted by carlomolinaro in poesie

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Tag

amore, cose di dentro, scenari

Taci. Non farmi

capire – fammi

sgranare gli occhi,

impazzire.


 

Scritta nel 2015.

Barattolo e budino

17 martedì Nov 2015

Posted by carlomolinaro in poesie

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Tag

parole, scenari

Ci sono parole che sono
in sé pericolose
e vanno quindi usate con cautela.
Una è «puttana», che quasi sempre
ha uso improprio, ma anche quando
ha uso proprio, ha tono sbagliato;
altre sono per esempio
«onore», «decoro» e «orgoglio»,
paravento a nefandezze e crudeltà
tanto a Mosul quanto a Bra.
Poi ce ne sono altre diversamente pericolose,
come «amore» e «libertà»,
e altre con pericoli più piccoli
ma non trascurabili, come «imbarazzante»
e «cioccolataio», sintomi
di discriminazioni sottili, eccetera.
Pensandoci, un po’ tutte
le parole possono essere pericolose,
quale più quale meno.
«Barattolo» e «budino» forse no,
però non so.


Scritta nel 2015.

Filastrocca della liseuse

15 domenica Nov 2015

Posted by carlomolinaro in poesie

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Tag

cose di dentro, infanzia, scenari

Mia nonna si metteva la liseuse,
la ricordo assai brutta triste e sciatta.
C’è in ogni donna un poco d’allumeuse
e forse anche c’è un poco di gatta

morta – che non so poi cosa significa:
nell’uomo pure c’è un po’ d’allumeur
forse, ma credo meno: a una magnifica
donna, per ritrovare del bonheur,

l’uomo vuol fare almeno qualcosina.
Mia nonna mi sgridava se lasciavo
polpa attaccata al seme di susina,
per via dello sprecare: io lo succhiavo

ma ne restava sempre, ero in difetto
e nonne e donne e gente in generale
pareva che volessero un perfetto
me che a me tuttavia suonava male.

Mia nonna si metteva la liseuse,
io mi bevevo un poco di gazeuse
e forse già sognavo un’entraîneuse
nuda sensuale sopra la dormeuse

che stava chiusa nella sala scura
fra l’alta cristalliera e il serre-papier,
che nel pensier rinnova la paura:
m’insegnarono molti savoir faire

però nessuno della mia misura.
Ha tutto il mondo un poco d’allumeuse:
m’affascina ma c’è una serratura
di cui non ho la chiave. La liseuse

sarà finita in qualche cassapanca
con tutto quell’inutile ciarpame:
ora son vecchio e ancora non è stanca
la mia voglia – d’amore ho ancora fame.


Scritta nel 2015.

Il guardiano dei sogni

10 martedì Nov 2015

Posted by carlomolinaro in poesie

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Tag

amore vissuto, la parola rinvenuta, scenari, sospeso sogno

Tu eri un sogno. T’ho sognata una notte
e m’hai riempito il sonno di colori.
Ma quella notte il guardiano dei sogni
– il guardiano che tiene chiuso l’uscio
fra sogno e realtà – s’è addormentato.
S’è addormentato lui! Tu sei sgusciata
lesta fuori e il mattino t’ho trovata
nel letto accanto a me. Che cosa fortunata!
Adesso tu sei la mia fidanzata.


Da Sospeso sogno, Edizioni Joker, 2003; poi ristampata in La parola rinvenuta, Genesi Editrice, 2006.

Qualche stornello con la febbre

08 domenica Nov 2015

Posted by carlomolinaro in poesie

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Tag

amore respinto, amore vissuto, scenari, viaggio

fior di laguna
al mondo come te non c’è nessuna
amarti è la più grande mia fortuna

fior di vicenza
perduto fra il pensiero e la distanza
dei baci tuoi sono rimasto senza

fior di catalogna
è triste che tu butti nella fogna
quest’uomo che ti ama e che ti sogna

fior di mirafiori
t’aspettavo tra i coltelli e gli spari
mi regalavi i primi baci veri

fior valsesiano
poteva starci di più o di meno
ma il calice s’è rotto nella mano

fiorin d’ivrea
baciarci e ribaciarci nella via
per me sempre sarà una buona idea

fior di villastellone
ricordo ancora con tanta emozione
i baci al valentino o alla stazione

fior di lurago
dicevi che di tutti ero il più figo
poi non m’hai scritto più nemmeno un rigo

fior di via prè
nei vicoli del porto insieme a te
restano tracce di felicità

fior di savona
dicevi che era solo un’illusione
e forse in fondo avevi anche ragione

fior di lomellina
da te venivo con la littorina
ora tutto s’è sciolto come brina

fiore vicino
nasce un amore forse piccolino
ma non si può sapere il suo destino

fiorin di roma
tre ore di scopata e tu mai doma
ma poi non ho trovato più la rima


Da Le cose stesse, Matisklo Edizioni, 2013.

Non spaventarti se trovo meraviglia

08 domenica Nov 2015

Posted by carlomolinaro in poesie

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Tag

amore, scenari

non spaventarti se trovo meraviglia
in questo video che ho spezzato in attimi
e che per te e forse per tutti
è soltanto un banale lavoretto
di modella di nudo
per un fotografo nemmeno dei migliori
e forse alcuni addirittura avrebbero
da farci critiche con stampi morali
per te e forse per tutti
è soltanto un banale lavoretto
e invece è tutto pieno di bellezza
straziantemente pieno di bellezza
e io la vedo
non spaventarti se trovo meraviglia
prova a trovarla anche tu guardandoti
c’è meraviglia
guardati gli occhi i capelli le mani
e tutti i gesti
non spaventarti se trovo meraviglia
non fuggire via da me perché la trovo
c’è meraviglia in questo come in tutto
quello che fai
servire un piatto di sushi al sushi bar
bere un bicchiere
scendere fiumi in barche di cartone
abbracciare un’amica
fare un esercizio di acroyoga
mangiare
camminare
fare un bambino
andare in bici
fare l’amore
sederti per terra ad ascoltare musica
persino avere male
c’è meraviglia in tutto quel che fai
e io la vedo
perdona se la vedo
se vedo tutta questa meraviglia
se ti vedo così meravigliosa
anche in questo banale lavoretto
da modella di nudo
spezzo gli attimi per fartene un regalo
regalarti i momenti a uno a uno
perdona se ti guardo con incanto
vedo l’incanto che ti rimarrà
per sempre anche da vecchia
perché c’è un sempre dentro la bellezza
anche se tutti dicono il contrario
non spaventarti se trovo meraviglia
guardati gli occhi i capelli le mani
e tutti i gesti
non spaventarti se trovo meraviglia
non fuggire via da me perché la trovo
non spaventarti se trovo meraviglia
se trovo che tu sia meravigliosa


Scritta nel 2013

Spam

08 domenica Nov 2015

Posted by carlomolinaro in poesie

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Tag

amore respinto, donne nude, scenari

Mi è arrivata una mail di spam
da un sito di foto di nudo
che mi propone foto di te nuda
nel sole e nei fiori
«Sun and Flowers with Eva»
a soli euro 19,90
e non c’è niente di strano: spero
che almeno qualcuno delle centinaia di migliaia
a cui sarà arrivata la stessa mail di spam
acquisti le foto
e ne apprezzi l’immensa,
la quantomeno ai miei occhi immensa
bellezza:
ma sai qual è
la strana cosa che ho pensato?
Ho pensato che forse la quasi totalità
delle centinaia di migliaia di ignoti
a cui sarà arrivata la stessa mail di spam
penseranno che il tuo breve nome
sia un nome di fantasia:
e io che so che invece non lo è
sono, di tutti, quello
che tu tieni più lontano da te:
io che ti vorrei, normalmente vestita,
per due parole davanti a un caffè.


Scritta nel 2014.

Due puttane al Tiburtino

08 domenica Nov 2015

Posted by carlomolinaro in poesie

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Tag

donne nude, scenari, viaggio

Che ci fanno due puttane,
alle quattro del mattino,
seminude in una strada
del quartiere Tiburtino?
Gli acquirenti dell’amore
sono forse ancora in giro?
Basta cazzi, belle figlie,
viene l’alba di sbadigli:
spero abbiate un posto quieto,
una stanza accomodata
per un’ottima dormita.
Dopo aver assecondato
tanti sogni disperati
di notturni pellegrini,
socchiudete gli occhi belli,
rannicchiatevi tranquille,
non pensate a tutti i guai
e sognate un poco voi.


Scritta nel 2015.

A tagliare le fette di brie

08 domenica Nov 2015

Posted by carlomolinaro in poesie

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Tag

le cose stesse, scenari

«non si può andare avanti così
a tagliare le fette di brie:
mi hanno fatto questa canzoncina
il macellaio e il pescivendolo»
dice e sorride la ragazza seduta
al ristorante pizzeria cinese con tre amiche:
lavora al banco di salumi e formaggi
di un mercato all’aperto
e racconta: «metto il banco alle sei e mezza
e alle sette meno un quarto arriva già
la vecchietta: – mi dà un etto di cotto?
– ma ci hai ottant’anni, ma perché non vieni a mezzogiorno? –
e poi vuole anche il latte – no signora il latte non c’è,
quello del latte passa alle nove».
Ride. Ha il viso fine, i capelli lisci castani
e le labbra sottili: «Ce n’è che mi fanno sclerare,
poi il sabato che devo stare anche il pomeriggio
non ne posso più, e allora certe volte urlo:
venghino venghino che c’è il salame bello
– così mi sfogo». «Fai come se fossi al mercato»
dice l’amica e ridono insieme di nuovo.
«Ma al macellaio gliela faccio io la canzone,
lui che taglia le fette di vitello. E davanti
c’è un marocchino che vende la frutta,
e alle sei del mattino ci ha già la Moretti,
quella da sessantasei ci elle, sai, non sta mai zitto,
mi ha detto che è diventato padre,
gli ho fatto i complimenti e lui ha detto che no,
che se l’era inventato, che bisogna
inventarsi le cose per stare sul mercato».
Poi in tono più basso: «La Miriam
non ce l’ha più fatta, ha dovuto lasciare il lavoro.
Lì se non sei forte scleri troppo. Il giovedì
c’è quella delle magliette che mette il banchetto
proprio attaccato al palo della luce
e va avanti tutto il giorno a battere sul palo
con una spranga di ferro».
«Forse» – dice l’amica – «per attirare i clienti?»
«No no, lo fa» – ribatte lei – «per rompere i coglioni!»
Ridono e finiscono la cena,
io finisco la mia pizza, mi alzo, pago il conto,
esco e canticchio nella mente
non si può andare avanti così
a tagliare le fette di brie
un poco innamorato ma tranquillo
salgo in casa per fare il mio mestiere
guardone e parassita:
le racconto.


Da Le cose stesse, Matisklo Edizioni, 2013.

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