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Carlo Molinaro

~ poesie e altre cose

Carlo Molinaro

Archivi tag: scenari

Un garbo libero

11 mercoledì Lug 2018

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Tag

amore, eros, infanzia, riflessioni, scenari

Ti muovi sul letto delicata come
l’ingegno di zampe d’una cavalletta,
le mutandine blu sullo spigolo del fianco
son taglio d’ombra in un vicolo di sole:
risalti tutta sul bianco del lenzuolo,
appoggi il capo ai cinque asciugamani
appena lavati, piegati, che ti ho dato
perché non ho un cuscino, questa casa
è come è: «Sono buoni, profumati»
– dici e continui: «Mia madre non m’ha
abbracciata mai, nemmeno da bambina,
e la tua?» Guardo i cerchi di colore nell’iride
dei tuoi occhi: «Nemmeno la mia».
Fai un gesto del capo come un pesce
che affiora, hai le labbra sottili:
«Siamo a letto insieme». Ne convengo:
«Di fatto, sì». «Vorresti fare sesso?»
mi domandi allargando le palpebre.
«È una domanda difficile» – provo
a svicolare, ma tu sei perentoria:
«È difficile però non mi hai risposto».
«Mi mancano dei passi ad arrivarci».
«Allora questa notte non si può».
Sei bellissima, stesa su un fianco,
una spallina del reggiseno scivolata
sul braccio, l’ombelico, i capelli
d’un biondo ventilato di cortili.
«No» – ti confermo. «Cosa pensi?» – chiedi
cogliendo astuta un mio silenzio. «Niente».
«Impossibile» – ridi. «Va bene, pensavo
al tuo corpo mirabile e al mio
che troppo stona accanto». Mi fai
una smorfia: «Sono tutt’altro che perfetta».
«La perfezione è astratta, tu sei viva».
Mediti un attimo: «Sono a letto con te
e non sono a disagio». «Ne sono contento»
ti rispondo tenendoti la mano. Tu guardi
la finestra: «È già la luce del mattino?»
«Non so, forse è la luna che si scopre
da nuvole» (l’usignolo, l’allodola
mi viene in mente ma tengo per me
in quanto totalmente fuori luogo).
«Dormiamo un paio d’ore». Ti rannicchi
di spalle, il tuo collo fragrante a portata
della mia bocca. Non lo bacio ma lo venero
come dono prezioso. Mancano dei passi,
le madri non abbracciarono eppure
siamo bravi lo stesso, possiamo stare qua
sull’orlo che sappiamo: né fuggire
né approfittare: con un garbo libero
inedito, nuovo, rivoluzionario
medicare d’amore la fragilità.


Scritta nel 2018.

Fontanella di periferia

09 lunedì Lug 2018

Posted by carlomolinaro in poesie

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Tag

bellezza, scenari

Una ragazza in calzoncini e reggiseno
morbida, rinascimentale
a una fontanella in uno slargo
beve come i passeri, si rinfresca
il viso, si lava le ascelle e un poco
si spruzza d’acqua i capelli.

Questa scena bellissima
questa visione d’oro
gente triste la chiama
un’offesa al decoro.

Io vado un po’ più in là
per non essere indiscreto:
me la ripasso negli occhi, mi siedo
su una panchina, scrivo.


Scritta nel 2018.

Comunicato

28 giovedì Giu 2018

Posted by carlomolinaro in poesie

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Tag

impegno civile, scenari

giovane di venti o trent’anni
che dici che non c’è lavoro
non c’è futuro non c’è speranza
ho il piacere e l’onore
d’informarti che
il lavoro il futuro la speranza sei tu


Scritta nel 2018.

Il contatto

18 lunedì Giu 2018

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Tag

amore vissuto, scenari

Quando scivolai la prima volta
con la lingua giù verso la sua fica
nel tardo autunno del novantaquattro
disse Diletta: «Attento che io
non mi lavo mai». «Mai» era iperbolico
però aveva davvero un sapore
alquanto forte, che tutto mi gustai.

Era il crepuscolo del tempo dei fiori
e del relato necessario fertile
letame: un tempo che m’ero perduto,
in giovinezza, per motivi miei.

Oggi persino presso i benzinai
self service sono disponibili guanti
di plastica usa e getta, come se
anche la benzina fosse infetta.

Non ci sommergeranno gli immigrati,
sappiàtelo, razza d’idioti,
ma l’assenza d’odore, i detergenti,
i detersivi, l’igiene e la plastica
che toglie al dito il tatto delle cose
sporche e vere, il contatto con la vita.


Scritta nel 2018.

Posso scrivere

16 sabato Giu 2018

Posted by carlomolinaro in poesie

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cose di dentro, scenari

Certo, posso scrivere
del confine fra due colori diversi
dell’asfalto d’un marciapiede,
o fra i due colori diversi
dell’areola e della pelle
in vetta a un seno. Posso scrivere
di quest’odore di tigli tardivi
che in via Monte Rosa si mescola
a qualcosa di farina, di forno;
o delle scritte sui muri
qui per tutto il quartiere, variopinte.

Posso scrivere, posso descrivere:
non c’è un passo di via
che non contenga storie inebrianti,
geografie di brecce, resoconti
di capelli ventosi, di chiazze di piscio
divinamente odorose d’abisso.

La realtà genera il sogno e lo distrugge
nello stesso minuto: ha indosso
ogni donna una nuvola grigia
sugli occhi, sul corpo – e quando t’accorgi
ti dice: «La porto da sempre,
tu non la vedevi».

Posso scrivere, posso descrivere
e farlo con perizia, come un mastro
di restauro posso togliere con garbo
le incrostazioni, mostrare
percentuali dell’intima lucente
molata superficie delle cose.

(Certe volte vorrei morderti l’anima
come un hamburger, come fanno tutti
squarciando, divorando, lacerando
con goduria bestiale
il perfetto disegno di te
per bere il sangue, vivere, morire.)

Rallento con la Vespa in corso Belgio,
sfioro l’onda dell’erba che si sporge
sui binari del tram e su di me
con voglia di carezza.


Scritta nel 2018.

Lidl

03 domenica Giu 2018

Posted by carlomolinaro in poesie

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Tag

cose di dentro, scenari

Alla Lidl giovani fragili, duri,
avevano tatuaggi e bambini
e ragazze che a una certa distanza
discutevano di cose, avevano
canottiere sgargianti, ridicole
con scritte inappropriate
e musi chiusi tra sfottò e disagio:
avevo la sensazione che potessero
spaccarmi il naso con un pugno
per futili motivi o cadere
per caso lì fra i banchi, come nulla
fosse: i bambini su passeggini
abarth con marmitte sfondate, c’era
una tensione infelice, su qualsiasi
argomento sembravano pronti
a inveire, scongiurare.

Ho pagato alla cassa, attaccato la borsa
al gancio della Vespa. A un semaforo
un giovane in un’auto affiancata
dal finestrino aperto mi ha chiesto:
«Sei italiano, vero?» «Sì» ho risposto
e lui: «Si vede dalla pelle
che non sei marocchino». Avrei
voluto approfondire il senso
di questa strana osservazione, ma
il rosso di corso Tortona non dura così tanto.

Non sono andato a casa ma a sedermi
su una panca del lungopò, non avevo
alcuna fretta che venisse sera.

Qui sulla panca con urgente calma
scrivo – e osservo un’anatra sul fiume
che si fa portare dalla corrente in retromarcia:
guarda il fiume che la insegue.

È gonfio e ondoso il fiume nel colore
giallo dell’ultimo sole sugli alberi.
«Poldo, guai a te se mangi le porcherie
sulla riva del Po, brutto maiale» grida
una vecchia sgraziata a un cane bianco e nero.

Alla Lidl ho comprato i cornetti all’albicocca,
sei pezzi a zero e novantanove e la spremuta
cento per cento arancia. Forse
ho male interpretato quei giovani
con tatuaggi e bambini, non c’era
infelice tensione, facevano la spesa
e poi a casa ai bambini, magari, una carezza.

È che sono vecchio. Lascio scendere la notte
poi riprendo la Vespa e filando
col mio fanale acceso per i viali
già quasi vuoti, vado a casa anch’io.


Scritta nel 2018.

Nell’acquata

01 venerdì Giu 2018

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cose di dentro, scenari

La chioma densa degli alberi gonfia
il vento, ed è forte l’odore dei tigli
in piazzetta Vigliardi Paravia.
Piove. Fuggono vecchie affannose
sulle stampelle, va adagio nell’acquata
una ragazza vestita di rosso,
nude le gambe. S’impenna primavera
in questa larga dolcezza tumultuosa
così ovunque, così velocemente
che ciò che il cuore sente
si chiama, dal principio, nostalgia.


Scritta nel 2015.

Piazza Chiaves

25 venerdì Mag 2018

Posted by carlomolinaro in poesie

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amore respinto, scenari

Tavoli da picnic in piazza Chiaves:
mi siedo a uno, prendo un foglio e scrivo.
La gente come me son rarae aves:
non meglio o peggio: solamente vivo
a modo mio: por si tú no lo sabes
che farci? C’è un colombo che becchetta,
qualche ragazzo passa in bicicletta,
per terra un fiore ed un preservativo.


Scritta nel 2018.

Nightclub

18 venerdì Mag 2018

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Tag

eros, scenari

La ragazza sul palco spalanca le cosce
ad angolo piatto a formare un segmento
di retta che per punto medio ha la fica
e i ginocchi agli estremi. Una striscia di pelo
sta come una penna al di sopra del solco
glabro roseo. Appoggia le dita
sui grandi labbri e con mossa studiata
li tira aprendo il sipario su un varco
profondo e ombroso, poi tira di più
e il varco si rivela una voragine
a forma di losanga. È il compimento
d’uno striptease armonioso: danzando
la ragazza ha lasciato cadere una vestaglia
rossa, è scesa in sala a farsi togliere
da un uomo il reggiseno, è risalita
sinuosamente sul palco ad agitare
le grosse poppe con le grosse areole
brune sporgenti, è ridiscesa in sala
lasciando a un altro uomo il perizoma
e nuda tranne le calze e il reggicalze
e le scarpette a spillo è risalita
per il finale panoramico. Replica
le mosse sullo spigolo del palco
in tre punti diversi: vuole offrire
a molti spettatori la visione
ravvicinata della fica slargata.

Poi fa un inchino e sparisce fra gli applausi
dietro la quinta del piccolo teatro,
ma dopo due minuti ricompare
da un’altra porta, ha la vestaglia rossa,
va al banco del bar, due uomini l’abbordano,
parla e ride, con uno riscompare
nella porta, una porta che va
a camerini e camere, mentre
sul palco già appare un’altra ragazza.

Mi spiega un avventore: «Queste troie
fanno ognuna cinque numeri per notte
sul palco e cinque volte vanno in camera
se trovano chi paga. Io preferisco
stare a guardare, non ho soldi da spendere
e poi chiedono troppo, sono tutte
vacche sventrate, alla fine». Distratto
annuisco: «Sì, anch’io guardo soltanto».
Ma non ho voglia di conversazione,
lo pianto in asso, m’avvicino al bancone
per un cocktail analcolico e comunque
con la ragazza della vestaglia rossa
qualcosa ci farei, pare graziosa.

[lettura a voce qui]


Scritta nel 2018.

Mentre

14 lunedì Mag 2018

Posted by carlomolinaro in poesie

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Tag

amore, scenari

non basta dare forma
per trovare un senso

la circonferenza del mio pene potrebbe
dare fuggevole forma reale
alla tua rima vulvare e questo
sarebbe comunione di piaceri
e sogni forse, ma non senso, mentre

la forma che si dà con le parole
è un artifizio, una fantasticheria
credi, ne sono esperto:
al di fuori del delirio
non esiste concetto

sul tram tre è salita una triste
gozzuta giovane obesa incappucciata
trainante un greve fardello a rotelle
di roba del mercato

vorrei massacrare le suore e le islamiche
per aiutarle a fare più perfetto
il loro sacrifizio
ma siamo grumi nient’altro che grumi
basta il tempo a massacrarci, mentre

la bolla dell’anima
è sigillata in rossa ceralacca
dalla sua stessa citolisi, mentre
la nostra maculata concezione
s’autorizza previa firma
di dimissioni in bianco: dunque

in quest’ergastolo di libere parole
sputiamo nel piatto dove mangiamo
assaggiamo la saliva
che così benevoli dispensiamo:
facciamoci nausea, mentre
qualcosa di noi, indicibile, s’allaccia

le brune areole lustre di sperma
della puttana all’ottavo cliente
cinge il braccio del vento
a icone aurate di maternità,
a sgusci di farfalle da crisalidi
o viscere a coltelli d’assassini,
alle dita che non ti tratterranno
e a tutto il resto, tutto, tutto il resto

non basta dare un senso
per trovare forma


Scritta nel 2018.

Ruoli

11 venerdì Mag 2018

Posted by carlomolinaro in poesie

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Tag

scenari

Queste piogge d’aprile fanno il Po
più tumultuoso, stamattina: i rami
bassi sfiorano l’onda, vi s’immergono.

Su una panchina accanto, una ragazza
disegna il fiume con una matita
sul foglio bianco ruvido d’un album.

Io con la penna disegno a parole
il fiume e lei. Non ritengo che lei
includa me nel suo disegno, invece.

Quanto al fiume, lui scorre e non disegna
altro che sé, scavando la pianura.


Scritta nel 2018.

Sulla panchina di pietra a Leinì

10 giovedì Mag 2018

Posted by carlomolinaro in poesie

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Tag

cose di dentro, scenari

Sulla panchina di pietra a Leinì
credo pian piano di capire il senso
di non scriverti più. Non c’è mai stato
nessun destinatario di nessun
mio scritto – scrivere è stato per me
camminare da solo in un paesaggio
da me creato, con speranza folle
che persone di carne s’incarnassero
nelle mie ombre fulgide e potessi
amarle come fossero me stesso
(secondo l’evangelico dettame).

Tu mi sei parsa buona incarnazione
ma avevi, giustamente, altro da fare
che riempire i miei calchi col tuo oro.

Continuerò con l’unico mestiere
che ho in dote: raccontare dei miei viaggi
in terre di fantasmi sfolgoranti
e oscuri numi: riconoscerete
talvolta (con inquieta sensazione)
frammenti vostri e mi direte «bravo»
– tenendomi a distanza di rispetto.


Scritta nel 2018.

Esempi di felicità

06 domenica Mag 2018

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Tag

cose di dentro, scenari

la voce d’un’amica o fidanzata
nell’androne, sapere che
sta per entrare, la palla
che rimbalza sul palo e supera
la linea bianca, è gol,
quattro righe d’un libro
che appena lette consuonano
a un mistero mio antico,
un referto di non malattia,
la rassicurazione d’un sorriso
in un incontro, il glande che scivola
in una fica desiderata, un sorso
d’acqua dopo una corsa
nel sole, una vaga sensazione
profumata in un autobus,
aver finito di lavare i piatti,
un inaspettato limonare
con la ragazza al parco, tre
versi scritti che suonano bene,
un semplice distendersi del corpo
nel pomeriggio, dopo uno yogurt
e infinite altre cose, tutte
piccole, brevi, trasognate, incerte
nessuna mai garantita
né ripetibile


Scritta nel 2018.

Dieci anni dopo

06 domenica Mag 2018

Posted by carlomolinaro in poesie

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Tag

amore vissuto, scenari, viaggio

La foto di te nuda nella stanza
è un file con la sua data, il sei di maggio
duemilaotto: fu un bel pomeriggio
d’amore, sesso, o come vuoi chiamarlo:
fu bello, solo questo ha importanza.

Ci trovammo all’albergo dopo un viaggio
desiderante: la voglia di farlo
e la certezza che l’avremmo fatto:
che vuoi di più? L’abbraccio, l’annusarci
e poi i baci, i corpi uniti: tutto
faceva primavera. Luccicavano
gli occhi d’entrambi mentre le tue cosce
mi cingevano i lombi. Poi scattammo
anche le foto e la data nel file
dice che dieci anni son passati
ma io non lo direi: sento le lisce
tue spalle nelle dita, sento il fiato
d’una ragazza maestosa, lieta
nell’afferrare un sogno di piacere
piccolo immenso che senza clamore
riuscì con agile semplicità
a trasformarsi, ecco, in realtà.

Non mi domando perché sia finito.
Che tutto passa, l’ho imparato ormai.
Ci si evolve, si cambia, πάντα ῥεῖ.
Ma se fosse per me, lo rifarei.


Scritta nel 2018.

 

Non mi ricordo più niente, Giorgio

30 lunedì Apr 2018

Posted by carlomolinaro in poesie

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Tag

amore, scenari

Al bar trattoria di via Oropa
bevo un chinotto. Il titolare alza
la tenda, perché il sole
non batte più sul vetro. Fa caldo.
Seduto a un tavolino
verso il chinotto dalla lattina
nel bicchiere. Due vecchi
giocano a scopa, una vecchia
è appena andata via. È un giorno
festivo, quieto. Non succede nulla
di particolare. Sono stato a Vercelli
al compleanno di mia sorella.

Al ritorno in auto con i figli
chiacchieravamo e sentivamo musica:
qualcosa di Caparezza, che non so,
e qualcosa di Guccini: «Black-Out»
che è molto bella, con il vecchio frigo
che è ripartito, e poi quella
dell’indù picchiettato, che lui va via
lasciando mancia e sogni: questa
mi fa sempre soffrire perché
per me è inconcepibile
che le bariste degli autogrill, che tutte
le bariste non fuggano con me:
non lo accetto così semplicemente.

«Hai una bella carta, Giorgio»
dice uno di quelli che giocano a scopa,
l’altro non so se capisce, ci sono
insidie nel linguaggio e nelle carte.

«Non mi ricordo più niente, Giorgio»
continua l’uomo e la malinconia
trabocca e non ha né avrà mai senso
che le bariste degli autogrill
non siano fuggite con me. Potremmo
stare qui insieme, loro e io, offrirei
a tutte del chinotto, sogneremmo
veloci sogni eterni sorseggiando
la bibita fresca. «Te ne fai quattro, Giorgio,
rotonde come una mela»
conclude l’uomo che non ricorda più:
è la frase più bella di questa
sera e non l’ho scritta io, non è scrivere
il mio mestiere, il mio mestiere è
bere chinotto con bariste salvate
dalla malinconia, ed è inconcepibile
che questo non accada.


Scritta nel 2018.

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