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Carlo Molinaro

~ poesie e altre cose

Carlo Molinaro

Archivi della categoria: poesie

Della prostituzione

06 sabato Mag 2017

Posted by carlomolinaro in poesie

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Tag

cose di dentro, cose erotiche, impegno civile, scenari

Il desiderio di calore di pelle,
di fragranza di seno, d’umidore
di grembo fresco odoroso, di pube
salino, di solco luccicante
come fra palpebre, il desiderio
di fiato nei capelli, d’eco
incarnata d’orizzonti, di guizzo
di membro agli orli, di sapore
di schiena, di collo, di quiete
sussurrata al traboccare, d’umore
versato e colto, il desiderio
che in fondo è semplice, ma più in fondo
è complesso, divino, se non può
appagarsi in miracoli concordi
di reciproca pura attrazione,
allora piuttosto che millantare
confusi ambigui amori
con spergiuri, ridicole finzioni
fintamente credute, volgari sottintesi
in progetti collusi, è meglio, molto meglio
un biglietto da cento, ricevuto o dato,
è onestamente, lealmente, qualcosa.


Scritta nel 2017.

Su una foto d’una festa in campagna

06 sabato Mag 2017

Posted by carlomolinaro in poesie

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Tag

amore respinto

Sei seduta per terra, accanto
alle tue amiche sul dondolo, spesso
tu sei così, le tue amiche
sembrano più grandi, più mature e tu
– anche se siete della stessa età –
quella che ruzza nel prato, che chiede
e rifiuta, appartata, orgogliosa
bambina. Sei a fuoco
su un piano diverso dal loro, nell’immagine,
diversi sono gli orizzonti anche se
state insieme in una festa in campagna
ai primi d’aprile, che è quasi Pasqua e quasi
il compleanno del tuo secondo figlio.

Sei quella che apparecchia, che va a prendere
la birra in frigo, sei quella che guarda
attenta – eppure no, non guardi davvero,
qualcosa ti distoglie. Mi assomigli,
io ne resto convinto. Le tue amiche
sono colte, hanno lauree e citano
libri che non sai. Hai vissuto più di loro,
sgobbato in alberghi tedeschi, studiato
pose d’arte in atelier di Barcelona,
una ruffiana t’ha portata a Madrid
per cavalieri di riguardo, hai scosso il capo
su sontuosi banchetti, deplorando
lo spreco e il lusso, hai scopato con l’autista
del bus, anziano, mite, e con l’atleta
africano che ti lancia in volteggi
in un settembre di periferia.

Scettica curiosa, nel tuo disincanto
t‘incanti come davanti ai saltimbanchi
la contadina. E hai della contadina
gli occhi larghi, i fianchi sgarbati
bellissimi, bellissimi.

Sei seduta per terra, i capelli
raccolti in un codino. Fai disegni
col dito sulla ghiaia, sogni mondi
dove il respiro unisce nel suo ritmo
la terra e il cielo, poi finisci
di preparare il dolce, lo cospargi
di fiori piccoli, ben disposti in cerchio.

Sono convinto che tu sappia benissimo
quanto ci assomigliamo. Ma la versione ufficiale
definitiva sarà che fu tutto un mio delirio
importuno, l’invenzione d’un ossesso
dentro un’infatuazione. Ha pecche,
da sempre, la storia del mondo.


Scritta nel 2017.

Una breve esistenza

01 lunedì Mag 2017

Posted by carlomolinaro in poesie

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Tag

cose di dentro, paesaggi

Sul lungopò ho osservato turbinare
nell’aria i batuffoli dei semi;
più in giù, verso l’acqua, fiori
bianchi a ombrello, non so il nome della pianta.

Il fiume andava lento, sotto il cielo
rannuvolato. Poi mi sono seduto
nel dehors del Family Bar di corso Brianza,
l’unico aperto nella zona. Scrivo
su un tovagliolo di carta. Amo questo,
le case l’erba l’acqua le persone:
amo le cose
e con lo sguardo attribuisco loro
sollevandole in nitida luce
una breve esistenza, prima che
risprofondino nello sfocato
divorare, divorarsi, nella legge
della natura oscura.

Uscito alla porta il barista
fuma una sigaretta, legge
sul telefono qualcosa.


Scritta nel 2017.

Non so fare necrologi

12 mercoledì Apr 2017

Posted by carlomolinaro in poesie

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Tag

costume, riflessioni

Non so fare necrologi. Di me
vorrei nessuno s’accorgesse: – Molinaro,
è da un po’ che non lo vedo. – È morto, non lo sai?
– Oh cazzo, ma dai!

E venissero alla spicciolata nei giorni
ai superstiti rari pensieri
spontanei

non valeva in fondo granché
era simpatico a volte, ma stronzo
non si ricordava i miei regali
s’è perso molte cose
parlar amb ell un cop, potser, al final
era molto disturbato, no?
quella volta nell’albergo sul fiume
he was my pen friend when I was young
troppe poesie, solo qualcuna bella
un bambino egoista
si lavava pochissimo i piedi e le ascelle
non ascoltava

pensieri spontanei che proprio in quanto tali
non posso immaginare

e qualche battuta: – L’avremmo saputo
tutti subito, se dalla bara si potesse
scrivere su Facebook…

Non so fare necrologi, né
moltissime altre cose.


Scritta nel 2017.

Carmen technicum

28 martedì Mar 2017

Posted by carlomolinaro in poesie

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Tag

linguaggio, riflessioni

Il segno disegnato da Saussure
a me pare una macchina celibe:
ha due facce che fra loro comunicano,
significante e significato, ma il significato
non è le cose. Le cose stanno fuori,
appena sfiorate da un debole nesso:
funziona il segno solo dentro sé.
Racconta Franco che Adelaide Petz
von Drauenau diceva che l’osmosi
parola-realtà finisce già in Kant:
ma che faremo dunque? Le cose,
le cose, furibondo folle amore
che anche quando s’apre ti respinge,
che anche se risponde t’abbandona
al tuo gioco di segni, di sogni. Non so:
m’accusano talune femministe
di ridurre a oggetto le donne.
Hanno ragione, a volte, però sbagliano
verbo: non ridurre ma innalzare
a oggetto contemplabile, stupendo
senza limite di lingua o relazione
come un paesaggio, un elefante, un treno,
un vortice di foglie dietro un tram,
l’odore d’una piega di mucose:
l’assoluto ineffabile oggetto
(ma ineffabile è simile a nefasto,
in-ex-fa-bilis, ne-fa-stus
fa- ri, fa-tus, φημί, dal principio
la lingua, beffarda, si autodenuncia
e non si pente) – l’oggetto
vero che siamo, sotto l’essere persone
significanti, celibi: non posso
spiegarlo – è naturale che io non possa,
è come dire l’acqua agitando
dell’acqua con le mani: la parola
resta fuori, ma queste che scrivo
sono parole.

Un dizionario greco-inglese on line
traduce τέχνη con skill, immagino
Efesto che porta un curriculum
a un’agenzia interinale, rimango
ancora un poco a giocare.


Scritta nel 2017.

Meno male

28 martedì Mar 2017

Posted by carlomolinaro in poesie

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Tag

amore vissuto

Meno male che abbiamo
rifatto l’amore,
che poi si muore
e ciò che è perso è perso
– da dieci anni fa
è stato diverso
o anche uguale: il campanile,
la luce alla finestra,
la pelle, tu, il sapore,
io – e come sempre
il mio non sapere che accadrà veramente
finché non siamo
abbracciati nudi
sul letto: questo mio
non capire mai niente,
questa eterna prima volta
con ansia trepidante:
non sarò mai tranquillo
né annoiato – tu
sei così bella ancora.


Scritta nel 2017.

Stare abbracciati

28 martedì Mar 2017

Posted by carlomolinaro in poesie

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Tag

amore vissuto

stare abbracciati in silenzio, sentire
della pelle l’odore, del cuore
il ritmo, e dei pensieri solamente
la musica, il ronzio

lo si può fare il primo giorno oppure
dopo anni di discorsi, di percorsi

quando funziona, tutto si sospende
in una dimensione di bellezza
che né tempo né spazio può toccare:
in due si è superiori agli dei


Scritta nel 2017.

Un altro tipo

08 mercoledì Mar 2017

Posted by carlomolinaro in poesie

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Tag

amore

Ci dev’essere un altro tipo d’amore,
una specie d’empatia calda, indifesa
e quasi priva di sagoma, molle
nello riempire le scabrosità, nel colmare
gli spigoli inglobandoli: un sogno che anziché
volare sottile, intatto, con timidi scambi
di luce, si condensa in materia
scura, densa, si plasma in oggetti
conservabili come zuccheriere
per un tempo, in un spazio: oggetti
frangibili come ricordi in ceramica
sulle madie nei tinelli, rinunce
teneramente opache ai polpastrelli
che trepidi o non trepidi ne sfiorano
la forma, la sostanza. Ci dev’essere
un amoroso storpiarsi, rovesciarsi
come teste di polpi battute su pietre
per farle commestibili, un accogliere
la crudeltà dei profili dei giorni,
lo strazio di piccole lame banali
a scorticare adagio, come se esistesse
qualcosa oltre che pacatamente
sarà da non capire, non raggiungere,
recuperando l’inconsapevolezza
innocente, sicura, del lombrico.


Scritta nel 2017.

Perché faccio poesia

16 giovedì Feb 2017

Posted by carlomolinaro in poesie

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Tag

cose di dentro, letteratura, linguaggio

ogni tanto in qualche intervista
qualche presentazione
mi chiedono
perché faccio poesia
e non so mai rispondere

oggi una risposta
m’è venuta in mente

faccio poesia perché
non posso vivere solo annusando
come un ignaro animale
ma nello stesso tempo
il mio verbo non crea il mondo

conoscenza senza onnipotenza
sapere senza potere
è una fregatura

ho un linguaggio inutile
devo almeno renderlo bellissimo


Scritta nel 2017.

I tramonti fra Chivasso e la Dora

03 venerdì Feb 2017

Posted by carlomolinaro in poesie

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Tag

linguaggio, scenari

«Sei un poeta dei miei stivali», disse,
annuii (è bello annu-i-i, come Minne-ha-ha)
e li osservai, avevano tacchi alti,
massicci eppure snelli, e la guaina
di finta pelle avvolgeva il polpaccio
(un polpaccio palpava una polpetta
in fondo al mare, tutta tentacolandola,
ma lei non cadde in tentacolazione)
fino al ginocchio, calze velate dentro,
provocante abbastanza, le dissi
che volevo provare a sfilarle gli stivali;
«sei un poeta del cazzo», ribadì, annuii,
il cazzo ha una sua importanza, dissi,
fra le altre cose, io davvero vorrei
in te inserirlo, nell’apposita fessura,
come il bancomat nella macchinetta
dei biglietti alla stazione, l’analogia
mi fece pensare ai viaggi, alla pianura,
ai tramonti fra Chivasso e la Dora.


Scritta nel 2017.

Calicanti e cartolerie

01 mercoledì Feb 2017

Posted by carlomolinaro in poesie

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Tag

adolescenza, scenari

m’ha di nuovo sorpreso il profumo
del calicanto, mi sorprende ogni anno
nel giardino di Vercelli, è lì
da prima che nascessi e mi sorprende
nell’inverno, quest’anno forse
ha ritardato un po’, ma non sono sicuro,
poi in corso Libertà sono entrato
nell’antica cartoleria Larizzate
che è antica perché lo è ma
non recita la parte dell’antica,
è riscaldata con una stufa a gas,
non l’ho vista, la stufa, ma ho sentito
l’odore del bruciato di gas, misto
all’odore dei quaderni, ho comprato
due notes piccoli, per gli appunti piccoli,
mi sono dimenticato di comprare
(ci avevo pensato in treno)
una matita, per scrivere sulle pagine
dei libri, segnare certi punti
nelle pagine dei libri, che a biro
è brutto, anche se poi non è
che si cancelleranno mai, chi vuoi
che cancelli annotazioni da un libro,
però lo stesso a biro è brutto,
è più bello a matita, queste cose
sarebbero tranquille, placide,
il calicanto, l’odore della stufa,
l’inverno, Vercelli, la matita,
e allora perché sto scrivendo con affanno,
picchiando sulla tastiera come servisse
a muovere tasti di vecchie macchine,
questi tasti di computer invece
basta sfiorarli, io li picchio, il calicanto
è una scia dolce in mezzo alla solitudine
oscura
ma io non so se le perdono, le scie
dolci, la signora della cartoleria
non ricordo la faccia, non avevo
voglia di guardare, poi al supermercato
un’ora con l’ansia e la noia
a cercare un surgelato
che mia madre voleva proprio quello,
un hamburger Findus, non lo trovavo,
poi l’ho visto, era uguale a tutti gli altri,
schifosissimo, le pesche sciroppate
no, mi sono arreso, ho chiesto al banconista
del reparto macello, lui ha detto non so
ma forse, non sono sicuro, ha detto,
in fondo all’ortofrutta, l’ultima parete,
le pesche sciroppate in effetti
sono un conflitto di caratteristiche,
sono frutta e sono scatolame,
tutto dipende dai canoni adottati
dal supermercato, è stressante, non basta
un calicanto a salvare una città
o una gioventù, se non altro cercando
pesche e surgelati è passata l’ora
della coda alla cassa
delle massaie pensionate gracchianti,
io le odio, cioè sì, me ne sbatto
della correttezza, io le odio,
si fottano, povere vecchine, crepino,
m’ha rotto il cazzo anche il calicanto
e la vecchia cartoleria, cioè no,
il calicanto lui è bello e anche
la vecchia cartoleria, la signora
non l’ho guardata perché temevo non fosse
abbastanza bella per la cartoleria,
non è che devo sempre guardare tutto,
certo Laborit disapprova
prendere pezzi di sottostruttura
e costruirci su un mondo e imporlo,
ma io mica lo impongo e non so
che altro potrei fare, il calicanto
ha buon odore, Laborit ha contraddizioni,
postula che esista una realtà
e che esistano relazioni fra le cose,
però non lo dimostra e
manco si accorge secondo me di postularlo,
d’altronde io se relativizzo tutto
non ho più voglia di fare un cazzo,
filosofia come scusa per non lavare i piatti,
inoltre me ne fotto
se poteva venire una bella poesia
sul buon profumo di calicanti e cartolerie,
ne ho già parlato di calicanti e cartolerie,
mio zio era cartolaio e aggiustava
le penne stilografiche, ma si fotta anche lui,
qui con nessuno ho mai scambiato
una parola che volesse dir qualcosa,
comunque allo zio cartolaio
gli hanno sbagliato l’anno di morte sulla tomba,
l’hanno fatto vivere sei anni in più,
mi sono accorto e l’ho mormorato
a un paio di parenti, le imprecisioni storiche
m’infastidiscono, ma a nessuno
importava, è rimasto così, sappiatelo,
non fidatevi degli anni di morte
sulle tombe dei paesi della pianura,
anzi fate così: non fidatevi di niente,
o fidatevi di tutto, chi volesse
poesie su calicanti e cartolerie
credo di averne già scritte, ora non è
che stasera sono incazzato, tutt’altro,
sono tranquillo, è solo
che mi sono rotto il cazzo, non so
se si capisce, calicanti e cartolerie
ma più che altro sbronze e nessuna ragazza
a Vercelli, e non è romantico, neanche epico,
è merda, oggettivamente, dovrebbe
essere chiaro, no? ho crediti con l’amore
ormai inesigibili, sofferenze direbbero le banche,
le banche sono più poetiche degli innamorati,
dicono sofferenze, noi siamo più smagati
forse, più probabilmente coglioni, ho crediti
con l’amore ma anche debiti
mai pagati, non so se si possono
detrarre quelli da questi, come
sui moduli delle tasse, non credo,
avrei voglia di scriverle a cazzo
le vostre e le mie sofferenze,
buttarle in mezzo, senza veli di metafore,
senza fare poesia, dal calicanto
strappare un ramo odorosissimo, avvolgerlo
nel foglietto del notes
della vecchia cartoleria, spremere
i fiori con le dita, profumarmi
le mani, agitarle per le strade, gridare
oui, je suis calicantò
oui, je suis papeteria
che non capiate un cazzo stavolta
è scelta mia

ma no, dai

m’ha di nuovo sorpreso il profumo
del calicanto, mi sorprende ogni anno
nel giardino di Vercelli,
ha piccoli fiori gialli


Scritta nel 2017.

Glottomachìa

10 martedì Gen 2017

Posted by carlomolinaro in poesie

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Tag

cose di dentro, linguaggio

Siamo generati dal linguaggio, sono
io generato dal linguaggio, suggerisce
la filosofia. Ma se io sono
generato dal linguaggio, perché
mi nacque una nascita animale
e mi ucciderà una morte
animale, per nulla diversa
dalla morte d’un gatto o d’un insetto?

Il linguaggio è un inganno provvisorio
fra il muto vero del nascere
e il muto vero del morire.

E per questo suo inganno abominevole
io lo odio, il linguaggio, lo riduco
a vile strumento, lo uso per cercare
odori, orgasmi, estasi
eterne quanto il muco
da cui sguscia il feto,
quanto il fetore della putrefazione,
quanto la meraviglia della
vorace voglia d’un coito, d’un colore.

E lui odia me. Lottiamo da sempre:
lui sa che ho bisogno di lui,
dei monconi di senso
che pendono dalle parole
come da rami secchi frutta guasta
ma necessaria;

io so che ha bisogno di me,
che senza la mia carne e il mio sangue
cesserebbe all’istante
come un film sullo schermo
se manca la corrente.

Lotto come una bestia ma vorrei
perdere, in fondo: vorrei che esistesse
un verbo astratto, scarnato, dissanguato,
fuori dal ciclo di gorghi e polluzioni:
un luogo dove salvare gli amori.

Ma a generare il linguaggio protervo
fu un bollire di miasmi, fu un breve
alzarsi umile di steli da un fango.

Nessuno vince. Finiremo, finiamo.


Scritta nel 2017.

Dai miei vaghi ricordi d’infanzia

06 venerdì Gen 2017

Posted by carlomolinaro in poesie

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infanzia, scenari

mi irrita nell’infanzia
il ricordo di una compiaciuta penombra irrisoria
che riduceva in piccole comiche tragedie
ogni cosa, dai cancri agli amori
con un identico, ebete, scuotere del capo,
ha il cancro, va là, fra sei mesi il funerale,
ha l’amore, va là, è roba da nulla, ridicola

ma mi rendo conto che non mi sto spiegando,
è difficile spiegare:
pensandoci, non ricordo qualcuno piangere, mai
se non bambini, o adulti per sciocchezze
rabbiose, materiali

sì, il Piemonte, la piccola borghesia di provincia
non so se basta come spiegazione

ma poi la cosa che mi irrita di più
a essere sincero
è quando mi succede ancora
di pensare che avessero ragione,
che fosse realtà quella penombra e illusione
ogni fuga nella luce, nel pianto

quando lo penso rapidamente uccido
la parte di me che lo pensa
ma non sempre è sufficiente

dal finestrino bel bus osservo
la striscia bianca di mezzeria che corre
nel sole chiaro, in corso Vercelli:
è bellissima, già muove meraviglia e nostalgia
e lacrime sapere
che non sarà più


Scritta nel 2017.

Quelle di cui

02 lunedì Gen 2017

Posted by carlomolinaro in poesie

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Tag

cose di dentro

quelle di cui in vita
mi sono innamorato
in momenti assoluti
più che averle
sarei voluto esserle – spiegò –

un amore così smodato
(ebbrezza di bellezza)
da voler non possedere
ma diventare
la cosa amata

(lo diagnostica malato
lo psicologo fresco di laurea
mostrando in poche mosse
un essere peggio dell’avere)

(ma potrebbe sbagliarsi perché
un desiderio così impraticabile
si fa amorevole: svuota da dentro
l’istinto di avere)

(l’unico avere che t’applico, le disse,
è averti ogni tanto vicina)

poi – divagando concluse –
non è un proposito è una sensazione
credo che nell’anno nuovo
getterò maschere
ne ho ancora
stanno a prendere polvere
come libri che servirono
molto tempo fa


Scritta nel 2017.

Penultimo giorno dell’anno

30 venerdì Dic 2016

Posted by carlomolinaro in poesie

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Tag

cose di dentro, scenari

Gli opposti si congiungono, sai
che non sono opposti, non lo sono
stati mai: sento in me un desiderio
fisico, carnale così forte
che nessuna donna potrebbe placarlo
con la carne, il cerchio si chiude
perché mai fu aperto: Angelica accorre
con cosce-nuvole, con fica-mare
odorosa, davvero sanno i morti
di violette, è alba il crepuscolo
che avvolgo in me, risorgono i gatti
dai cigli d’asfalto, dirado
con braccia non mie
il buio che non c’è, nessuno
ha mai avuto nulla se non
questo sogno che io, da tanto, conosco.


Scritta nel 2016.

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